Antonio Esposito. Caso Diciotti. L’iniziativa del M5S del voto online è in contrasto coi principi costituzionali

Antonio Esposito. Caso Diciotti. L’iniziativa del M5S del voto online è in contrasto coi principi costituzionali

Il M5S ha deciso di sottoporre al voto della “rete”, ossia degli iscritti al “Movimento”, attraverso la piattaforma “Rousseau”, il seguente quesito concernente il ministro Salvini, imputato innanzi al Tribunale dei ministri di Catania del reato di sequestro di persona aggravato: “il ritardo dello sbarco della (sic!) nave ‘Diciotti’ per redistribuire i migranti nei vari paesi europei è avvenuto per la tutela dello Stato? Sì, quindi, si nega l’autorizzazione a procedere. No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere”.

Hanno votato 52.417 iscritti: per il sì (e, quindi, per negare l’autorizzazione) si sono espressi 30.948 (il 59%), mentre 21.469 (il 41%) hanno votato per il no (cioè, per concedere l’autorizzazione). La conseguenza è che i sette senatori che siedono nella Giunta per le autorizzazioni a procedere voteranno (pena l’espulsione) secondo quanto deciso dalla maggioranza dei votanti in “rete” che, come è facile constatare, non rappresentano che una minima parte dei circa undici milioni di cittadini che nelle ultime elezioni hanno votato per il “Movimento”. Si viene, così, a stabilire un improprio rapporto diretto tra gli iscritti al M5S e i sette senatori eletti, rapporto che si andrà ad estendere a tutti gli altri parlamentari del “Movimento” chiamati successivamente a votare nel “Plenum” del Senato sulla proposta della Giunta.

Ora – al di là del numero poco consistente di votanti, della (voluta) ambiguità del testo, dei numerosi inconvenienti e ritardi manifestatisi nel corso della votazione attraverso la tanto declamata piattaforma “Rousseau”, rivelatasi, invece, struttura obsoleta, poco sicura, inefficiente, (nonostante che sia finanziata dagli stessi parlamentari “grillini” che si sono tassati per ben 300 €uro ciascuno) – sta di fatto che si è posto in essere un meccanismo attraverso il quale un gruppo ristretto di persone (circa 30.000) può condizionare l’operato e le scelte di parlamentari eletti da milioni di cittadini, e ciò, addirittura, nel caso delicatissimo che vede l’organo legislativo chiamato a decidere se un rappresentante dell’esecutivo debba o meno essere giudicato da altro Organo dello Stato, vale a dire la magistratura. L’iniziativa del M5S rappresenta una grave violazione del principio di democrazia rappresentativa su cui si fonda la Costituzione italiana che, pur prevedendo istituti di partecipazione popolare (petizione, iniziativa legislativa, referendum abrogativo e costituzionale), non prevede un istituto che scalzi l’intermediazione politica e instauri un rapporto diretto tra cittadini e rappresentanti in Parlamento i quali sarebbero dei semplici portavoce dei cittadini partecipi in prima persona, mediante la rete, delle decisioni politiche. La nostra Costituzione non solo non lo prevede ma addirittura non lo consente stabilendo all’articolo 67 che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

A Costituzione vigente, la democrazia digitale rischia di scardinare i presupposti della democrazia rappresentativa ponendosi in evidente contrasto con il modo in cui la Costituzione stessa intende il rapporto tra rappresentanza e partecipazione: l’intero sistema costituzionale, la forma di Stato e di governo si reggono proprio sulla necessaria integrazione tra rappresentanza e partecipazione. La democrazia partecipativa consiste, infatti, nell’introduzione di elementi di partecipazione popolare – referendum, iniziative – in un sistema rappresentativo con lo scopo di perfezionarlo e controllarlo meglio dalla prospettiva del cittadino o, quanto meno, avvicinarlo al popolo. In altri termini, forme di democrazia diretta, in quanto espressione della sovranità popolare, vanno inserite, in una prospettiva di vera “riforma”, nel disegno complessivo della democrazia rappresentativa, per integrarla e correggerne carenze e difetti.

L’iniziativa del M5S si pone, in definitiva, in contrasto con i principi costituzionali su cui si regge la nostra Repubblica e costituisce un pericoloso precedente che deve essere assolutamente respinto.

Antonio Esposito, già presidente di Sezione della Corte di Cassazione

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