Verità per Giulio Regeni a 3 anni dalla scomparsa. Tante luci si sono accese per chiedere giustizia, non solo nel paese natale di Giulio, ma in tutta Italia

Verità per Giulio Regeni a 3 anni dalla scomparsa. Tante luci si sono accese per chiedere giustizia, non solo nel paese natale di Giulio, ma in tutta Italia

“Verità per Giulio Regeni”. Striscioni e cartelli gialli sono ovunque. Sventolati dai balconi, appesi nelle strade, addosso alle persone. Tante persone, di ogni età, che si sono presentate a Fiumicello, in provincia di Udine, per accendere una fiaccola gialla in ricordo dei tre anni trascorsi dalla scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ritrovato morto qualche giorno dopo, il 3 febbraio, al Cairo. Tante luci si sono accese per chiedere giustizia, pacatamente ma con caparbietà, non solo nel paese natale di Giulio, ma in tutta Italia. A partire dalle 19.41, proprio l’ora in cui è scomparso nel 2016 il giovane friulano, dottorando a Cambridge, che si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo. I numerosi partecipanti si sono stretti attorno ai famigliari del ricercatore, accodandosi a un corteo silenzioso partito dalla piazza Falcone Borsellino per la ‘Camminata dei diritti’, alla quale ha preso parte anche il presidente della Camera, Roberto Fico.

L’impegno delle istituzioni italiane per la verità su Giulio nelle parole di Roberto Fico

“La famiglia di Giulio Regeni non si arrenderà mai e neanche lo Stato italiano lo farà. Questo è il messaggio che lanciamo ad Al Sisi e all’Egitto” ha detto Fico. “Dopo tre anni lo Stato italiano si sente ancora più forte di prima, con più ragione di prima. Sicuramente andremo avanti. Anche Governo e Parlamento faranno la loro parte, insieme a tutti i cittadini che sono vicini alla famiglia Regeni”, ha dichiarato il presidente della Camera, minacciando anche di rivedere gli investimenti economici italiani in Egitto se la situazione di stallo sulla vicenda dovesse perdurare. All’appello per continuare a lottare di mamma Paola, papà Claudio e della sorella di Giulio, Irene, hanno risposto anche l’onorevole Luigi Manconi, Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, intervenuti sul palco a fine fiaccolata insieme a diversi esponenti della cultura e dello spettacolo. Fra questi, lo scrittore Erri De Luca, l’artista Pif e il regista Marco Bechis. Nel corso della serata, sono stati proiettati anche i messaggi delle argentine Elsa Pavon e Carolina Pesino, che hanno espresso solidarietà a Paola Deffendi a nome dell’Associazione ‘Madres de Plaza de Mayo’. Sul palco spiccava una sedia vuota: quella lasciata volutamente libera per Amal Fathy, moglie del consulente legale al Cairo della famiglia Regeni, arrestata e imprigionata per diversi mesi dal governo egiziano.

“Grazie a tutti per la resistenza. Tre anni senza verità sono tanti”, ha detto la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi

“Non ho mai avuto un immaginario sul tempo della verità”, ha detto la mamma di Regeni, e ha aggiunto: “Spero non siano quaranta gli anni di attesa perché ne avrei 101 e, pur augurandomi lunga vita, sarebbero troppi. Il tempo per me è cambiato dopo tutto ciò che è successo a Giulio. La percezione è cambiata, anche nel rapporto tra l’aspetto interiore ed esteriore”. “Il coraggio – ha spiegato Paola Deffendi – è vivere da tre anni, toccando ogni giorno quanto di male ci può essere. Un male che noi non conoscevamo perché non è nella nostra vita. Da tre anni conviviamo con ciò che voi trovate scritto sui giornali, e altro ancora. Non è semplice”. “In questo cammino personale, di famiglia, insieme al popolo giallo, ho avuto bisogno di confrontarmi con qualcuno e mi sono ricollegata a una parte della storia del Sud America che conoscevo, all’Argentina. Il confronto con le madri argentine è stato importante – ha detto ancora -. Parlando a lungo con loro ho imparato la differenza fra chi sta a casa e chi va in piazza e chiede la verità. Non è una scelta razionale, ti viene”.

L’avvocato Ballerini, legale dei Regeni, sferza il governo: promesse non mantenute 

Il vicepresidente del Consiglio “Luigi Di Maio aveva detto o succede qualcosa” entro dicembre “o ci saranno conseguenze: noi vogliamo queste conseguenze”. Ovvero che “l’Egitto venga dichiarato Paese non sicuro, perché se non lo è stato per Giulio non lo è per nessuno di noi, e che venga richiamato l’ambasciatore per consultazioni in Italia, perche la sua missione non ha più ragion d’essere perché non ha portato alla verità in nessun modo” ha detto il legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, durante una serata dedicata a Giulio Regeni a Fiumicello. “Negli ultimi mesi – ha poi aggiunto – la situazione è peggiorata per i nostri consulenti”. In particolare, “pretendiamo che dal Parlamento europeo venga chiesto il perdono per Amal Fathy”, la moglie di uno dei consulenti legali della famiglia Regeni: “Pretendiamo che venga chiesto dagli Stati ad Al Sisi, perché è il modo per salvarle la vita”. Ballerini ha poi spiegato che “noi faremo delle nostre indagini difensive”, “perché dobbiamo andare a scavare per ricostruire i tasselli che ci mancano”. E dopo aver fatto questo annuncio, ha concluso, “dall’ufficio della National Security hanno chiamato i nostri consulenti e detto di riferire quello che volevamo fare. Siamo stati costretti a fare denuncia per intralcio alla giustizia”.

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