Nel centenario del loro assassinio, la sinistra tedesca commemora Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Nel centenario del loro assassinio, la sinistra tedesca commemora Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Come ogni anno si è svolta a Berlino la commemorazione della morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht – di cui nel 2019 ricorre il centenario. Un’occasione in cui la sinistra tedesca può misurare la propria forza e fare i conti con le proprie divisioni, ma anche un’opportunità per riflettere sul futuro del socialismo in Europa.

A Berlino si è conclusa la manifestazione in memoria di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, fondatori della Lega spartachista e del Partito comunista tedesco, brutalmente uccisi dai Freikorps il 15 gennaio del 1919. Da oltre vent’anni, la seconda domenica di gennaio si riuniscono nella capitale tedesca numerose sigle comuniste e socialiste per commemorare la morte di Luxemburg e Liebknecht, organizzando un corteo che, con diverse migliaia di partecipanti, risulta attualmente una delle più nutrite manifestazioni della sinistra radicale in Europa. Il copione è sempre il medesimo: i manifestanti si raccolgono attorno alla Porta di Francoforte, nel quartiere di Friedrichshein, precorrendo la Frankfurterallee fino al cimitero di Friedrichsfelde, dove si trova il sacrario dei socialisti (Gedenkstätte der Sozialisten) con i luoghi di sepoltura di Luxemburg e Liebknecht. Una volta giunti al sacrario, i manifestanti sono soliti deporre mazzi di rose e garofani, coprendo di fiori rossi le tombe e la base del monumento.

Quest’anno, in occasione del centenario e nonostante la pioggia battente, l’evento è stato particolarmente partecipato. Gli organizzatori hanno parlato di oltre diecimila persone. Mentre il corteo si radunava alla Porta di Francoforte, i leader politici della Linke hanno presenziato a una breve celebrazione davanti al sacrario, depositando corone e osservando un minuto di silenzio. Nonostante le laceranti divisioni che stanno attraversando il partito della sinistra tedesca, i suoi vertici – ovvero Katja Kipping, Bernd Riexinger, Sahra Wagenknecht, Oskar Lafontaine e Gregor Gysi – hanno ostentato unità davanti al monumento dedicato ai loro illustri predecessori.

La memoria (divisa) del ’19 tedesco

Il 2019 rappresenta una momento importante per la memoria storica della Repubblica federale tedesca. Quest’anno non ricorre soltanto il centenario della morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, ma anche e soprattutto quello della fondazione della Repubblica di Weimar, la cui costituzione venne varata nell’estate del 1919, e che rappresentò tanto il primo esperimento democratico della storia tedesca quanto il prologo della dittatura nazista. L’omicidio dei fondatori della Lega spartachista fu strettamente legato alla nascita della repubblica weimariana. Il 9 novembre del 1918 – mentre in tutto il paese infuriavano rivolte e scioperi, l’esercito sbandava e i marinai si ammutinavano – il cancelliere Max von Baden cedette il potere al Partito socialdemocratico tedesco: iniziava la cosiddetta “rivoluzione di novembre”. Quello stesso giorno, attorno alle due del pomeriggio, il socialdemocratico Philipp Scheidemann si affacciava da un balcone del Reichstag e proclamava l’istituzione della repubblica tedesca. Due ore più tardi, Karl Liebknecht – uscito dall’SPD assieme a Rosa Luxemburg nel 1914, in opposizione alla decisione del partito di votare i crediti di guerra – annunciava la nascita della repubblica socialista tedesca. Nella prima metà di gennaio del 1919 un imponente sciopero generale indetto dagli spartachisti sfociava in scontri e barricate per le strade di Berlino. Il governo socialdemocratico si affidò alle milizie paramilitari dei Freikorps per riprendere il controllo della capitale – furono questi a trarre in arresto Liebknecht e Luxemburg, a torturarli e ad ammazzarli a sangue freddo, prima di gettare i loro corpi in un canale.

La repressione della rivolta spartachista del gennaio 1919 è stata una ferita aperta nella coscienza della sinistra tedesca per un intero secolo. I socialdemocratici hanno a lungo invocato lo spettro della minaccia bolscevica, sostenendo come tale decisione – certamente controversa, non da ultimo perché fu la prima messa in pratica di quell’alleanza tra SPD e forze conservatrici che finirà per segnare anche la catastrofe della stessa socialdemocrazia tedesca e della repubblica weimariana – fosse maturata sotto l’impressione degli eventi russi di due anni prima, ovvero di quella rivoluzione dentro la rivoluzione che a Pietrogrado portò alla sconfitta e all’esilio dei menscevichi. Dall’altra parte, le forze comuniste hanno visto nella morte di Liebknecht e Luxemburg la prova del “tradimento” dei socialdemocratici e della loro compromissione con le forze reazionarie, culminata con l’accusa di “social-fascismo” che tanto divise le forze di sinistra fino alla metà degli anni Trenta e, in altre condizioni politiche, ancora per buona parte della seconda metà del Novecento.

Da questo punto di vista è significativo il discorso tenuto dal presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, davanti al Bundestag il 9 novembre scorso. Ripercorrendo le convulse vicende che portarono alla nascita della repubblica weimariana, Steinmeier ha commentato: «Non esiste però alcuna giustificazione per aver di fatto lasciato mano libera alla brutalità dei Freikorps nazionalisti. Allora furono in molti a essere assassinati, e tra questi anche Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Oggi vogliamo ricordare anche le molte vittime di quei giorni». A queste parole hanno inevitabilmente fatto seguito scroscianti applausi dai banchi della Linke.

Vecchie fratture e prospettive divergenti

Alla manifestazione in onore di Luxemburg e Liebknecht erano rappresentate tutte le sigle della sinistra tedesca: la Linke, Aufstehen (il nuovo movimento di Sahra Wagenknecht e Oskar Lafontaine che si prepara a fare una spietata concorrenza interna alla Linke), il sindacato del terzo settore (Ver.Di) e quello dei metalmeccanici (IGM). Accanto a questi hanno sfilato una miriade di gruppuscoli, tanto irrilevanti quanto altisonanti: il Partito comunista tedesco (DKP) e quello marxista-leninista (MLPD), una rediviva FDJ (l’organizzazione giovanile della SED nella ex-Germania orientale) e la sinistra ecologista (NFJD). Più nutrite erano invece le formazioni anti-fasciste, composte soprattutto da giovani e giovanissimi, mentre erano presenti anche diverse rappresentanze straniere, provenienti dalle diverse comunità berlinesi: comunisti turchi (TKP) e greci (KKE), guevaristi sudamericani e una solitaria bandiera di Rifondazione comunista.

Ben poche di queste sigle hanno e vogliono avere qualcosa da spartire l’una con l’altra e, come spesso accade, ognuna di esse ha marciato dietro i propri striscioni e sotto le proprie insegne, invocando differenze e contrasti la cui origine si perde nella storia del Novecento. Nonostante la grande partecipazione, la commemorazione di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht si risolve in un tuffo nel passato. Un passato tanto drammatico quanto glorioso – dove sono germinate alcune delle libertà e dei diritti di cui godiamo nella nostra epoca – ma dal quale pare impossibile liberarsi e sul quale ognuno proietta indiscriminatamente i propri ideali. Estremamente contraddittorie risultano infatti le aspirazioni delle singole realtà presenti: forze democratiche e parlamentari accanto a nostalgici della DDR, operaisti ed eco-socialisti, internazionalisti e comunitaristi, anti-fascisti e simpatizzanti dei “gilet gialli”. Ciò che risulta – ed è questo un discorso che vale anche per contesti diversi da quello tedesco – è l’evidente mancanza di una qualsiasi immagine condivisa del futuro. E quest’ultimo fa capolino solo nelle vecchie canzoni, suonate dalle bande popolari o trasmesse dagli altoparlanti: là s’invocava ancora un domani radioso, il sol dell’avvenire e la futura umanità

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