Migranti. Un barcone in avaria con 100 persone a bordo al largo di Tripoli, ma nessuno sa se si salveranno. Tre senatori (2 di M5S): “sui porti chiusi possibile lesione diritti umani”

Migranti. Un barcone in avaria con 100 persone a bordo al largo di Tripoli, ma nessuno sa se si salveranno. Tre senatori (2 di M5S): “sui porti chiusi possibile lesione diritti umani”

La ong tedesca Sea-Watch ha annunciato che la sua nave Sea-Watch 3 si sta dirigendo verso il barcone in avaria a largo di Misurata, in Libia, con 100 persone a bordo – tra le quali 20 donne e 12 bambini – e per cui “nessuna autorità risponde”. “Sea-Watch si sta dirigendo verso l’emergenza segnalata da Alarm Phone e sulla quale nessuna autorità sta intervenendo”, ha scritto su Twitter l’organizzazione tedesca nonprofit. “Siamo a circa 15 ore di distanza. Non possiamo coprire da soli il Mediterraneo, dove le persone vengono lasciate morire”. Sea-Watch ha annunciato ieri di aver già soccorso 47 migranti sulla sua nave e chiede con forza “una soluzione rapida” nel quadro del diritto internazionale. Alarm Phone è un sistema di assistenza telefonica per le persone in difficoltà nel Mediterraneo. Ha indicato, sempre su Twitter, di essere stato allertato questa mattina su un gommone in difficoltà con 100 persone a bordo a circa 60 miglia al largo di Misurata, a est di Tripoli. Alarm Phone ha detto di aver informato i centri di coordinamento dei soccorsi a Malta e in Italia.

Alarm Phone ha indicato poco dopo che un aereo militare sorvolava il gommone e che, in base alle descrizioni, si tratta di un aereo spagnolo dell’operazione europea Sophia, che lotta contro il traffico di migranti. A bordo sta aumentando il panico, la paura di morire. Il sistema di assistenza telefonica ha provato a rassicurare i migranti spiegando loro anche la crescente copertura mediatica della vicenda, per sentirsi però rispondere: “Non ho bisogno di essere sui notiziari, ho bisogno di essere salvato”. Varie decine di migranti sono morte negli ultimi giorni nel Mediterraneo in occasione di due naufragi, ha annunciato ieri l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) parlando di un bilancio di 170 morti. Un primo naufragio nel fine settimana al largo delle coste libiche aveva provocato 117 vittime secondo le testimonianze di tre superstiti, riportata dall’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni). L’Unhcr ha a sua volta parlato di un altro naufragio nel Mare di Alboran (tra Spagna e Marocco) in cui 53 persone sono morte.

Palazzo Chigi: contatti con la Guardia costiera libica. Toninelli “segue la vicenda”. E Salvini: “porti italiani chiusi”

Dopo una giornata di richiami andati a vuoto, Palazzo Chigi fa sapere di essere in continuo contatto con la Guardia costiera libica “perché effettui questo ulteriore intervento e metta in sicurezza i migranti che sono a bordo”. Questo, nonostante i passeggeri abbiano più volte chiesto di non informare Tripoli per non essere costretti a tornare indietro. Alarm Phone, citando fonti maltesi, precisa che nel frattempo la guardia costiera libica starebbe “lavorando su tre eventi Sar” ma non ci sono conferme che una delle operazioni riguardi proprio questo barcone. Il meteo pare essere in peggioramento nelle prossime ore. Il ministro delle Infrastrutture Toninelli sembra confermare via twitter le notizie uscite da Palazzo Chigi: “Guardia Costiera libica salva 140 migranti, ora c’è un terzo gommone con 100 a bordo su cui Tripoli si sta muovendo. Sto seguendo vicenda: i trafficanti di esseri umani non l’avranno vinta. I barconi non devono più partire e solo un’UE unita per stabilizzare Libia può impedirlo”. Ma il ministro non ci dice se l’Italia, o la Libia, è impegnata nell’operazione di salvataggio. Il tweet di Toninelli è molto simile alle dichiarazioni del suo collega Salvini, che pure oggi non ha fatto mancare il suo cinismo.  “Niente navi delle Ong, niente barconi. Tornano le navi delle Ong, con grandi strombazzamenti di giornaloni e professoroni, e tornano i barconi. E più ne partono, più ne muoiono” ha detto Matteo Salvini, in un comizio a Lanciano, ribadendo la linea della fermezza  e del cinismo. “In galera tutti gli scafisti – prosegue il ministro dell’Interno – ma con la certezza che i porti in Italia sono e rimarranno chiusi”.

Ma sui porti chiusi si prefigura “una lesione dei diritti umani”, secondo i senatori Fattori e Nugnes (M5S) e De Falco (misto)

Ora, però, sulla chiusura dei porti italiani rivendicata dal ministro degli Interni, si comincia a udirsi qualche voce dissonante nella maggioranza. Si potrebbe configurare “una lesione ai diritti umani, e dunque la possibilità di agire per loro tutela, anche presso le Corti europee”, si legge in una interrogazione presentata dalle senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes (al momento sotto osservazione dai vertici del M5S) e Gregorio De Falco (espulso dal Movimento). L’interrogazione, depositata nei giorni scorsi a Palazzo Madama e pubblicata su Facebook da De Falco, è rivolta proprio al ministro Salvini e al collega responsabile per i porti, Danilo Toninelli. Il testo chiede se esistano davvero provvedimenti per la chiusura dei porti. Se questi “non esistessero, come si ritiene, o non fossero stati resi pubblici, si configurerebbe la possibilità di una lesione ai diritti umani e dunque la possibilità di agire anche presso Corti Ue”.

Interviene anche la Cgil. “#Migranti Si aprano i porti e si cambino le politiche europee di accoglienza. Ricordiamo chi siamo, la nostra storia come Paese e come continente, i nostri valori. Tutto questo è inaccettabile. Inaccettabile la propaganda sulle vite umane. #RestiamoUmani #apriteiporti”, si legge sull’account twitter della Cgil nazionale.

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