Migranti. Aumenta il numero dei sindaci ribelli contrari alla legge Salvini. E con i sindaci anche la Cgil e l’Anpi

Migranti. Aumenta il numero dei sindaci ribelli contrari alla legge Salvini. E con i sindaci anche la Cgil e l’Anpi

La rivolta dei sindaci di centrosinistra contro il ministro Matteo Salvini e il suo decreto Sicurezza parte da Palermo, passa per Napoli, arriva a Milano e si infiamma nella segreteria romana del Partito Democratico. Ad aprire le danze è il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, che ha inviato una nota al capo dell’Ufficio anagrafe della sua città ordinando di “sospendere qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”. Con Orlando si sono schierati il sindaco di Firenze, Dario Nardella, di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e di Milano, Beppe Sala: “Salvini ci ascolti e riveda il decreto”. Ma l’affondo è di Luigi De Magistris: “Mi auguro che questa barca si avvicini al porto di Napoli”, ha dichiarato il sindaco di Napoli a Radio Crc, parlando della vicenda della Sea Watch, la nave che da giorni è nelle acque del Mediterraneo con 32 migranti a bordo. “Perché contrariamente a quello che dice il Governo – ha aggiunto – noi metteremo in campo un’azione di salvataggio e la faremo entrare in porto. Sarò il primo a guidare le azioni di salvataggio”.

Il sindaco di Reggio Emilia, Vecchi, delegato Anci al welfare: “ennesimo esempio di come il governo scarica sui Comuni i problemi che non sa risolvere”

“Il decreto sicurezza varato dall’Esecutivo è l’ennesimo esempio di come il Governo stia scaricando sui Comuni italiani i problemi che non sa risolvere”, afferma a sua volta il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, per il quale di questo comportamento “ne avevamo avuto prova con il blocco del Piano Periferie, sul quale dopo il pressing dell’Anci il presidente Conte ha dovuto fare dietrofront”. Il provvedimento, osserva, “è deleterio per i Comuni, che rischiano di trovarsi nelle proprie strade, in tutta Italia, persone prive di inquadramento anagrafico, a cui è stata tolta la protezione umanitaria, senza la possibilità di accedere al sistema Sprar, sbattuti appunto per strada senza alcun diritto, alla mercé in molti casi giocoforza di sfruttatori e di organizzazioni criminali che ne potranno disporre a piacimento”. Quanto al “fronte aperto dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – prosegue Vecchi – rileviamo a nostra volta come sussistano fondati dubbi, peraltro espressi da costituzionalisti riconosciuti in ambito nazionale, in merito all’applicazione del decreto sicurezza nel momento in cui le sue norme ‘incontrano’ la Costituzione italiana”. Quindi, argomenta ancora il sindaco reggiano, “confidiamo che il Governo, comprendendo che i sindaci applicano le leggi e rispettano la Costituzione, possa compiere un passo indietro, che sarebbe un atto di intelligenza politica e non di debolezza”.

Per la Cgil la legge appena varata è “un decreto che cerca di demolire il diritto d’asilo e di consegnare ai privati l’accoglienza, puntando a investire su grandi centri che alimentano corruzione e razzismo e scaricando sui territori costi, disagio e tensioni sociali”, affermano il segretario confederale della Cgil nazionale Giuseppe Massafra, e i segretari della Cgil Sicilia e della Camera del lavoro di Palermo, Michele Pagliaro ed Enzo Campo. I tre esponenti della Cgil chiedono a tutti gli altri sindaci di prendere posizione verso “una legge sbagliata che si accanisce sui più deboli”. Massafra, Pagliaro e Campo rilevano che la sospensione del decreto a Palermo è “conseguenza della poca chiarezza della norma”, una misura che giudicano “incostituzionale, in ordine alle procedure d’iscrizione della residenza anagrafica, che non tiene conto dei minori non accompagnati, titolari del permesso di soggiorno per motivi umanitari, e neanche degli stranieri che hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro”. È quindi netta la contestazione della legge nei confronti del decreto. “Ancora una volta – concludono i segretari Cgil – constatiamo che le scelte di governo, alimentate dalle continue dichiarazioni del ministro dell’Interno, sono fortemente caratterizzate da logiche propagandistiche e assai lontane da chi, invece, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui riconosciamo grande equilibrio, afferma, in linea con lo spirito costituzionale del Paese, che sicurezza è convivenza, basta con odio e insulti”.

L’Associazione partigiani con i sindaci ribelli auspica l’intervento della Consulta

Secondo la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, “ciò comporterà inevitabilmente il passaggio di gran parte di costoro all’illegalità, compromettendo ogni loro speranza e la sicurezza di tutti i cittadini. La coraggiosa decisione di Orlando e di altri sindaci di non dare attuazione a tale articolo apre così anche sul terreno istituzionale quel percorso di resistenza civile che da tempo l’Anpi aveva auspicato non contro questo Governo in quanto tale, ma contro i provvedimenti che negano i fondamentali diritti costituzionali ribaditi dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Se c’è un contrasto fra leggi e Costituzione – conclude – occorre che venga alla luce con chiarezza affinché la Corte Costituzionale possa pronunciarsi in merito. Ci auguriamo che ciò avvenga al più presto”.

La replica di Palazzo Chigi: “incontriamo l’Anci, ma posizioni sindaci ribelli inaccettabili”

Sono “inaccettabili le posizioni degli Amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. Il nostro ordinamento giuridico non attribuisce ai Sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità”, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, aggiungendo che “se l’Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative collegate alla legge sull’immigrazione e sulla sicurezza, ben venga la richiesta di un incontro con il Governo, al quale anche il Presidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al Ministro dell’Interno”.

Salvini non si lascia sfuggire l’occasione per ribadire che con la Lega “ordine e rispetto”, ma contro i deboli

E a proposito del ministro dell’Interno, immediata e dura la sua reazione. “Alcuni sindaci del Pd annunciano che non applicheranno il decreto Sicurezza, alla faccia dei mille problemi, quotidiani e reali, che hanno i loro concittadini. Dobbiamo dare tutto anche agli immigrati irregolari? Io non sono d’accordo”. “Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull’immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia!” ha poi scritto su Twitter. “I porti italiani sono chiusi – la chiosa del vicepremier – abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti!”.

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