Londra. 432 contro, 202 a favore: la Camera dei Comuni boccia la Brexit della premier May. “Sconfitta catastrofica”, gioisce Corbyn che chiede elezioni subito

Londra. 432 contro, 202 a favore: la Camera dei Comuni boccia la Brexit della premier May. “Sconfitta catastrofica”, gioisce Corbyn che chiede elezioni subito

432 no, 202 sì: i deputati britannici hanno bocciato in massa l’accordo sulla Brexit negoziato dalla premier conservatrice Theresa May con Bruxelles, tuffando ancor di più il Regno Unito nell’incertezza a meno di tre mesi dalla data del divorzio del 29 marzo. “Una sconfitta catastrofica”, l’ha bollata il leader laburista, Jeremy Corbyn, presentando la mozione di sfiducia contro la premier May, come aveva annunciato avrebbe fatto se l’attesa disfatta si fosse compiuta. Il voto si terrà mercoledì 16 gennaio alle 20 italiane: nella speranza di Corbyn, porterà ad elezioni anticipate. Il partito unionista nordirlandese Dup, contrario all’intesa, ha già annunciato che sosterrà la prima ministra, cui è stato sinora indispensabile per la tenuta del governo. La Camera dei comuni ha affossato l’intesa con 432 voti sfavorevoli contro 202 favorevoli, la più pesante sconfitta di una leadership britannica dagli anni ’20 del secolo scorso. Tra i deputati conservatori i ribelli sono stati 118, mentre nel Labour sono stati tre. L’esito del voto non è una sorpresa, dopo che già a dicembre May l’aveva posticipato per la quasi certezza di andare incontro a una rovinosa bocciatura. Non sono bastate le rassicurazioni e i chiarimenti cercati a Bruxelles e presentati a Westminster, soprattutto sul backstop per l’Irlanda del Nord, a convincere Brexiters ed europeisti a dire sì all’intesa negoziata per 17 mesi.

L’ultimo e inutile appello della premier May ai deputati

Nell’ultimo appello prima del voto, May ha parlato di una “decisione che definirà il nostro Paese per i decenni a venire” e chiesto di “rispettare l’esito del referendum del giugno 2016”. Ora, May avrà tempo sino a lunedì per presentare il ‘Piano B’, se supererà la prova della mozione di sfiducia laburista. Si trova davanti varie opzioni: impegnarsi per tornare a negoziare a Bruxelles o chiedere un rinvio della data del divorzio. La bocciatura a Westminster apre anche alla possibilità di un no deal, un’uscita senza accordo, scenario temuto soprattutto dagli ambienti economici. “Ogni impresa sentirà che il no deal si avvicina, un nuovo piano è necessario immediatamente”, ha commentato la presidente della Confindustria britannica, Carolyn Fairbairn. Tra i primi a reagire dall’Ue, il presidente del Consiglio Donald Tusk, che in un tweet si è domandato: “Se un accordo è impossibile e nessuno vuole un no deal, allora alla fine chi avrà il coraggio di dire qual è l’unica soluzione positiva?”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha invece sottolineato che “il rischio di un ritiro disordinato del Regno Unito è aumentato con il voto” e chiesto “al Regno Unito di chiarire le sue intenzioni non appena possibile. Il tempo è quasi finito”. Intanto, per tutto il giorno fuori da Westminster si sono susseguite proteste, sia di pro-Brexit, sia di europeisti. Tra quanti chiedevano un nuovo referendum, alcuni dimostranti hanno mostrato una May in cartapesta alla prua di una nave ‘HMS Brexit’, pronta a schiantarsi contro un iceberg: una copia del Titanic.

La disfatta della May sui principali quotidiani britannici

Le parole “umiliata” e “schiacciata” campeggiano sulle prime pagine dei giornali britannici, dopo che il Parlamento di Londra ha massicciamente bocciato l’accordo sulla Brexit negoziato dalla premier Theresa May con l’Unione europea. Secondo i quotidiani, il potere starebbe scivolando via dalle mani della leader conservatrice, che affronterà un voto di sfiducia. “May umiliata da 230 voti”, titola il tabloid Daily Mirror, mentre Daily Telegraph dice “Umiliazione per la premier quando i deputati in massa respingono l’accordo e il Labour intavola un voto di sfiducia”. L’analista Michael Deacon ha scritto che May è riuscita a rendere un momento storico in un flop: “Il suo discorso ha avuto tutto il brio di un calzino da ginnastica ammuffito”, la premier “è sembrata vittoriosamente persuasiva come una madre che sgrida i suoi bambini perché mangino il cavolo o vadano a letto affamati”. L’editorialista del Times Matthew Parris ha scritto: “Non esiste leadership al governo o nell’opposizione che possa tirarci fuori da questo caos”, “May non va bene, non ha una strategia segreta e diabolica, non le importa la verità e dirà qualsiasi cosa per superare un’altra settimana. Non sa cosa fare”, “il Parlamento deve riprendere il controllo da una premier zombie, un governo zombie e un’opposizione zombie”. Per il Daily Mail, è stato un “risultato devastante, che minaccia di tuffare il processo della Brexit nel caos”. Il Sun, il più venduto nel Regno Unito, ha aggiunto: “Premier schiacciata sfida i deputati a votare per elezioni generali dopo sconfitta record sulla Brexit”. Per il tabloid, è stata la “peggior sconfitta dall’avvento della piena democrazia e suggerisce che May non otterrà abbastanza appoggio alla sua strategia”. Infine il Financial Times ha titolato: “La sconfitta di May sparge difficoltà per l’approccio sulla Brexit dell’Ue”, “enorme sconfitta lascia la premier in una corsa contro il tempo”.

Le altre reazioni nella Ue

I 27 Paesi restanti dell’Unione europea “resteranno uniti” di fronte al Regno Unito, dopo che i deputati britannici hanno respinto l’accordo negoziato con la premier Theresa May. Lo ha dichiarato un portavoce del presidente del Consiglio europeo, aggiungendo: “Siamo dispiaciuti per il risultato del voto ed esortiamo il governo britannico a chiarire le sue intenzioni prima possibile”. Il portavoce ha aggiunto che Tusk ha consultato i leader degli Stati membri. “Questo è un giorno amaro per l’Europa. Siamo tutti ben preparati, ma una Brexit dura sarebbe la scelta meno allettante, per l’Ue e per il Regno Unito”, ha dichiarato il ministro delle Finanze e vice cancelliere tedesco, Olaf Scholz, commentando la bocciatura dell’intesa sulla Brexit al Parlamento di Londra.

Le reazioni in Italia: Salvini e la nota ufficiale di Palazzo Chigi, e la saccente, oltre che inutile, nota del pentastellato Battelli

“In attesa di un chiarimento delle intenzioni del Governo britannico sui prossimi sviluppi, il Governo italiano continuerà a lavorare in stretto contatto con le Istituzioni e gli altri Stati membri dell’UE per limitare le conseguenze negative della Brexit, e, in particolare, per garantire i diritti dei cittadini italiani nel Regno Unito”, si legge in una nota di Palazzo Chigi che commenta la decisione di Londra. “Il popolo è sovrano. Evidentemente gli inglesi non ritengono sufficienti le garanzie contenute nell’accordo tra il governo britannico e l’Ue. E il popolo ha sempre ragione. Penso che si andrà verso una forma di uscita ancora più accentuata, ma quando vota il popolo vota sempre bene”, ha detto invece il vicepremier Matteo Salvini, che forse non ha ancora capito, o forse ha fatto finta di non capire, quale sia la posta in gioco. “Benissimo il referendum ma ora il Regno Unito deve decidere cosa fare da grande. Spero che questa bocciatura non nasconda in realtà una mossa del governo May per tornare a Bruxelles a contrattare un accordo al ribasso. Un accordo, quello respinto, che garantiva, tra le altre cose, supporto agli italiani che vivono e lavorano lì, l’accesso e la permanenza nel mercato unico. Regole precise”, scrive in una nota il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Sergio Battelli del M5S. “Oggi, infatti, l’Unione che noi vogliamo riassemblare ha bisogno di coerenza, uguaglianza e coesione, non di regole aleatorie e squilibrate. Ed ecco perché non possiamo accettare accordi che penalizzerebbero gli altri Paesi Ue. Se il Parlamento britannico non riesce a decidere credo sia auspicabile richiamare alle urne il popolo sovrano”, conclude. No, in Italia proprio non hanno capito, oppure stanno furbescamente nascondendo la verità: il Parlamento britannico ha sconfitto quella ventata populista e di destra del referendum del giugno 2016, manipolata dall’ormai inesistente Ukip, che tanto piaceva a leghisti e grillini. I nostri paladini della democrazia referendaria dimenticano di aggiungere che quello del 2016 era solo consultivo e l’ultima parola, come è accaduto, sarebbe spettata al Parlamento di Westminster, e che la Corte europea di Giustizia aveva sancito la correttezza istituzionale e democratica di ogni decisione parlamentare, compresa quella di restare in Europa. Corbyn ha indicato un percorso saggio e un orizzonte che potrebbe far uscire tutti da ogni incertezza: sfiducia, voto legislativo, e nuova decisione sulla Brexit. Andrebbe seguito il suo consiglio.

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