Giornalismo straccione al servizio dei gialloverdi. Non fanno notizia il dramma migranti deportati dal Cara, trattati come bestie. Muroni (Leu) si mette di traverso. Il reato commesso da Salvini che indossa giubbetti della polizia

Giornalismo straccione al servizio dei gialloverdi. Non fanno notizia il dramma migranti deportati dal Cara, trattati come bestie. Muroni (Leu) si mette di traverso. Il reato commesso da Salvini che indossa giubbetti della polizia

Giornalismo straccione al servizio di politici populisti e xenofobi che, per un puro caso, o meglio per colpe delle sinistre e delle forze liberal, ammesso che ne esistano, si trovano a governare. Spettacoli indegni sui teleschermi, occupazione delle radio,  Salvini e Di Maio impazzano, guai a contraddirli. C’è sempre in studio un o una ospite pronti a bacchettare chi osa fare domande scomode, da giornalista, al leghista o al pentastellato. Il conduttore lascia fare. A volte c’è un giornalista, ospite della tv, il quale ha addirittura il compito, con la sua voce stridula, di interrompere chiunque osa criticare l’operato dei due vicepremier o di qualche sottosegretario. E quando non basta espone un foglio in cui si fa presente che il giornalista che critica l’ospite gialloverde, afferma il falso. Se ne sentono delle belle, anzi delle brutte. Inutile parlare del quotidiano ormai house organ dei pentastellati.

Ogni giorno, come si dice, ha la sua pena. Passi dalla Rai, servizio pubblico, in appalto al governo, trovi talk show nel segno della peggiore destra. Quando non ce la fai più chiudi la tv o cambi canale, nel caso rischi solo di assistere a una trasmissione ancora più faziosa. Le immagini scomode vengono oscurate, le interviste tagliate, quando prendono una brutta piega. Il giornalista, si fa per dire, si trasforma, se va bene in un “registratore”, incapace di una vera intervista. Forse questo l’odine dato dal direttore al giovane giornalista, magari ancora un praticante, che non si può permettere di fare domande che un cittadino qualsiasi farebbe a personalità del mondo della politica. Il guaio è che anche i giornalisti di lungo corso hanno ormai abdicato. Andiamo di nuovo a visionare un talk show. C’è un servizio su lavoratori che hanno perso il posto, licenziati, cassa integrati. Si inquadrano quando sono in studio, di rado, meglio davanti ai cancelli della fabbrica. Se va bene il conduttore si ricorda di loro e dell’inviato/a  e concede un minuto, due al massimo mentre agli ospiti in studio, imprenditori, esperti economici, si fa per dire, si concedono minimo una mezz’ora. Non solo. C’è da parlare di pensioni. Forse sarebbe il caso di far intervenire qualche sindacalista. Non è proprio il caso. Meglio  petulanti “esperte”, di cosa non è detto. Oppure si invita la Fornero chiamando in studio qualche giovanotto pentastellato o leghista che la ricopre di insulti, il pubblico ben addestrato, applaude fragorosamente. Qualche timido applauso anche per la Fornero. Par condicio? Manco per scherzo. Solo per salvare la faccia.

Non c’è più spazio  per avvenimenti di grande interesse pubblico

In questo squallido panorama non trovano spazio neppure avvenimenti, quelli sui quali un giornalista vero si butterebbe al volo. Due esempi di questi giorni. Ci trasferiamo a Castelnuovo di Porto, al Cara centro di accoglienza alle porte di Roma, per importanza il secondo Centro italiano che per dieci anni ha affrontato l’emergenza nazionale e poi prendiamo in esame uno dei tanti dibattiti, a senso unico, che circolano sulle televisioni. Si tratta di un programma condotto da Nicola Porro, se non andiamo errati, su Retequattro dal titolo “Quarta Repubblica”. L’argomento: Salvini può mettersi la divisa della Polizia? Un dibattito assurdo visto che c’è un articolo del codice penale che lo proibisce. Ma tant’è, il Porro fa finta di ignorarlo e scatena la bagarre di cui vittima destinata è Vauro, scrive Libero, “umiliato dalla giornalista Chirico”, una scatenata che non sa far altro che inveire contro il vignettista.

Il “caso “ del Cara. La deportazione di migranti. Il Tg3 della notte

Torniamo al Cara, ospitava 500 migranti ed è il primo centro di accoglienza per richiedenti asilo nella lista di quelli che dovranno chiudere i battenti, a poco più di un mese dalla conversione in legge del decreto sicurezza tanto caro al Salvini.  Guardiamo il servizio mandato in onda nel tg della notte da RaiTre. Mannoni intervista ospiti in studio, una scrittrice, un giornalista, se ben ricordiamo, di  una fra le testate più becere della destra. Fa una domanda. Si può parlare di deportazione, chiede agli ospiti, come fa qualcuno? Qualcuno chi? Il Mannoni non lo dice, ma è chiaro che si tratta di “qualcuno” della sinistra. La risposta: ma no, sono esagerazioni, portano in  un altro centro i migranti. Tutto qui. E il conduttore lascia perdere.  Del resto il servizio era proprio il minimo possibile. Sembrava costruito in modo tale da celare la notizia. Che qualche decina di migranti venivano caricato su un bus, come bestie. Prendessero la loro poca roba e via. Dove? Non glielo dicono. Ci sono ragazzini che piangono, devono abbandonare la scuola che frequentano. Con i migranti. Del resto anche giornaloni e altre tv hanno fatto di tutto per nascondere una vicenda che getta vergogna sul nostro paese. Tutto il paese stava dalla parte dei migranti, in testa il sindaco, il parroco. Una prova di solidarietà, di umanità. Ne poteva venir fuori una grande servizio giornalistico, oltre ad un gesto di solidarietà fra persone con diverso colore della pelle. Si poteva raccontare cosa ha rappresentato questo centro scelto nel marzo 2016 da papa Francesco per la celebrazione della lavanda dei piedi del giovedì santo, inchinandosi per il rito davanti a 12 profughi.  Le immagini ci hanno fornito scene di tristezza e dolore. I migranti, i profughi trattati come bestie. L’intero paese, con il sindaco, il parroco, i cittadini si sono stretti attorno a donne, bambini, uomini, giovanissimi, abbracci. Forse non si rivedranno mai più. A chi ha chiesto a Salvini dove sarebbero stati trasportati e perché il ministro in divisa ha risposto: “Non possono pretendere di andare a Cortina, risparmieremo 6 milioni di euro”. Sono stati trasportati in centri della Basilicata e della Campania.

I cittadini di Castelnuovo di Porto portano ai migranti generi alimentari, vestiti

La deportazione, perché di questo si tratta, è proseguita nella giornata odierna. Il Centro che ospita 500 persone, entro la fine del mese deve essere chiuso. Si poteva prolungare perlomeno fino a conclusione dell’anno scolastico? Neppure per sogno. Nessuna pietà, nessun segno di umanità, nessun amore per quei bambini  dalla pelle nera che stavano studiando insieme a bambini dalla pelle bianca. Si integravano, cittadini italiani. Fuggivano da guerre, torture, fame, rischio di morte per mancanza di medicine. No, Salvini  e Di Maio non vogliono. Prima la “deportazione “ scompare dalle cronache, meglio è. Per tenere ancor viva l’attenzione dei media, qualche titolo  si può ancora, c’è voluta l’iniziativa di una parlamentare  di Leu, Rossella Muroni che si è messa davanti, attaccata al pullman che stava imbarcando i migranti. Ne parliamo in altra parte del giornale. Aveva chiesto dove sarebbero stati portati. Nessuna risposta mentre  i migranti applaudivano alla iniziativa della  parlamentare. Avevano passato una notte insonne. Attendevano di essere convocati per capire dove sarebbero stati trasportati. Si sapeva che in 75 avrebbero dovuto lasciare il Cara. Non aveva ancora fatto giorno che cittadini italiani e rumeni, abitanti di Castelnuovo di Porto, arrivavano  portando borse, valige, vestiti pesanti nel caso i migranti fossero traferiti in località più fredde del Lazio. La situazione si faceva sempre più pesante. Rossella Muroni non ricevendo risposta sulla località dove i migranti sarebbero stati trasportati  si rifiutava di spostarsi. Il pullman faceva marcia indietro. Tutto veniva sospeso. Sul profilo twitter della parlamentare, è pubblicata una foto che la ritrae davanti al mezzo appena fuori dal cancello. “Bambini, donne, uomini, vogliamo solo sapere dove vanno e che condizioni troveranno. Restiamo umani per favore”. Alla fine  sono state indicate le sedi in cui i 75 migranti avrebbero trovato ospitalità: Molise e Marche.

Passione  di Salvini per i giubbotti della polizia esaltata da Rete4. Vauro sotto tiro

Passiamo al secondo “esemplare” di giornalismo straccione. Nicola Porro, non un giovane praticante, ma un esperto, navigato, professionista invita in studio, fra gli altri Sgarbi, Vauro, Mughini. Tema, come dicevamo, la passione del Salvini, vicepremier per le divise militari, i giubbetti della polizia in particolare. In realtà il problema posto da Porro non esiste, è un artificio per una difesa a tutto campo del vicepremier Salvini. Una difesa impossibile visto che c’è un articolo del codice penale il 498 che recita: “Chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929”. Insomma non c’è dibattito che tenga. Salvini commette un abuso, un reato. Invece dallo studio tv di Porro  altro che dibattito, difesa salviniana a tutto campo. Ci pensa Sgarbi  che attacca duramente il povero Mughini che ha osato dire che non gli andava bene che Salvini indossasse la divisa. Per non parlare di Vauro il quale aveva indossato il giubbotto polizia proprio per affermare che stava commettendo un reato. Sgarbi gridando a più non posso accusava Vauro di aver firmato un appello per Battisti, il vignettista replica che quella firma da anni era stata ritirata. La giornalista si scatena contro Vauro, Mughini è quasi messo a tacere. E Porro? Lasciamo stare. Meglio sorvolare.

Share