Ecco chi ci governa. Di Maio si trasforma in economista, detta legge a Bankitalia, non si accorge che siamo in recessione. La manovra di Bilancio? Un grande imbroglio

Ecco chi ci governa. Di Maio si trasforma in economista, detta legge a Bankitalia, non si  accorge che siamo in recessione. La manovra di Bilancio? Un grande imbroglio

Abbiamo un timore, anzi quasi una certezza. Che il vicepremier, Giggino Di Maio, si creda un grande economista, uno di quelli che con laurea in grandi università italiane, europee, americane in particolare, sono protagonisti di primo piano del dibattito sul presente e sul futuro dell’ economia. Grandi scuole di pensiero si confrontano, dall’Europa alla Cina, all’India passando per gli Stati Uniti, alla Russia, la questione economica, la questione sociale. Ed eccolo il vicepremier, ministro dello sviluppo economico e del Lavoro che si è talmente immedesimato nel ruolo, che ci crede davvero. Tanto che mentre la situazione economica dell’Italia, insieme ai paesi della Ue, compresa la Germania, non è delle più brillanti, lui parla di “boom economico”. E fa ridere i capi di Stato e di governo che fanno parte della Ue. Risate che crescono ogni volta che prende la parola. Ora addirittura pretende di dare lezione alla Banca d’Italia, al suo ufficio studi, al governatore e allo staff.  Proprio mentre il governo gialloverde completava la manovra di Bilancio con il decretone, leggi reddito di cittadinanza, che interessa i pentastellati e quota cento di pertinenza della Lega, l’ufficio studi di Bankitalia, come rendeva noto il “Bollettino” di via Nazionale,  registrava per il quarto trimestre dell’anno passato una contrazione del Pil che scenderebbe allo 0,6% mentre i conti del governo prevedono l’1%. Di Maio non ci sta, i suoi giochini con Salvini, tanto a te, tanto a me, non troverebbero adeguato terreno. Anzi, la recessione significa anche rivedere la manovra. Ed ecco l’improvvisato economista che tira fuori le unghie: “Bankitalia da diversi anni non ci prende: sono stime apocalittiche”. Da Palazzo Chigi, forse in qualche ufficio c’è qualcuno che di economia se ne intende, arriva una nota in cui si afferma che “l’impostazione di una manovra espansiva mantiene tutta la sua validità. La crescita sarà sostenuta”.

Il curriculum del vicepremier non ha niente a che vedere con l’economia

Non è vero ma fanno finta di crederci. Il silenzio del ministro del Tesoro Tria è tutto un programma. Ma, ci domandiamo, per dare lezione alla Banca d’Italia, dove e quando il Di Maio si è fatto una cultura? A meno che non sia un autodidatta, e prove in questo senso non ce ne sono, il vicepremier è in possesso di diploma dei liceo classico. Poi si iscrive all’università, facoltà di ingegneria, poi cambia e si iscrive a giurisprudenza, poi lascia e si incammina verso la carriera politica. Il padre è stato dirigente del Movimento sociale italiano, leggi neofascisti, poi di Alleanza nazionale. Per un breve periodo lavora come webmaster e steward allo stadio San Paolo. Poi scopre la politica. Si candida con il Movimento di Grillo come consigliere comunale a Pomigliano. Non viene eletto. Ci riprova con il Parlamento, viene indicato con poco più di 150 preferenze e ottiene l’elezione.

Dunque niente che abbia a che vedere con l’economia. E i commenti che il suo attacco a Bankitalia provoca, se si dovesse dare un voto, al Di Maio non sarebbero per lui lusinghieri. Difficile è trovare chi è disposto a dargli più di quattro, cinque quando va  bene.

Prof. Guiso (Università Tor Vergata). Attendibili dati previsione Bankitalia

“ ll dato di previsione fornito ieri dalla Banca d’Italia è quanto di più attendibile oggi disponibile. Le cose possono andare un po’ meglio o un po’ peggio, a seconda di quanto succederà nei prossimi mesi, ma a oggi è il quadro previsivo più realistico”. Lo ha detto all’Agenzia Italia, Luigi Guiso, ordinario di economia all’Università Tor Vergata di Roma. “Questo significa – aggiunge – che l’1% di crescita del Pil previsto dal governo, già ribassato rispetto all’1,5% iniziale, è già una previsione vecchia, che dovrebbe essere aggiustata. Con questo quadro previsivo, se si vorrà centrare l’obiettivo del 2,04% del deficit/Pil concordato con l’Europa, si dovrà fare una manovra correttiva, perché il gettito sarà più basso di quello preventivato nella Finanziaria”. Per quanto riguarda la manovra economica del governo, Guiso concorda con Bankitalia che essa darà un “contributo negativo alla crescita economica”. “Con questa manovra l’intenzione del governo – spiega – è quella di espandere la spesa, facendo così aumentare la domanda, e di
conseguenza la produzione e l’economia.

Aumento del costo del denaro e del debito pubblico

Tuttavia espandendo il disavanzo c’è anche un altro effetto. In un Paese finanziariamente fragile, come l’Italia, si determina un aumento del costo del denaro e dunque aumenta il costo del debito. E questo è un problema, perché significa che il debito pubblico dovrà essere pagato più caro e che questi soldi andranno via dal Paese. La tassa per l’incremento dello spread finora è stata di 5 miliardi. Va anche considerato che questi tassi di interesse più alti non li paga solo il governo ma li pagano anche le imprese, che dunque investiranno di meno. Tutto ciò controbilancia in negativo lo sforzo per l’aumento della domanda e dei consumi interni. Questo è quello che è successo con questa manovra. Per il modo in cui è stata congegnata e per aver detto aggressivamente: voglio varare delle manovre fiscali espansive, il governo ha fatto aumentare il costo del denaro e quello del debito. Attraverso questo canale si è determinato un effetto recessivo sull’economia. Una politica economica un po’ più prudente probabilmente avrebbe contribuito a sostenere l’economia quest’anno più di quanto non contribuisca una manovra roboante, imprudente e alla fine poco pensata”. In un Paese con un debito così elevato come l’Italia, la prima cosa da fare è evitare di pagare tassi di interesse più alti sul debito, perché ciò dà un
contributo negativo alla crescita.

I sindacati: la recessione può diventare una terribile realtà

Intervengono anche Cgil, Cisl ,Uil che dopo l’incontro con il premier Conte hanno confermato la manifestazione nazionale per il 9 febbraio e il  “no” alla legge di stabilità.  Dice la segretaria generale della Cisl, Furlan, anche a nome di Camusso (Cgil) e Barbagallo (Uil): “È evidente che anche i dati di ieri di Bankitalia e quelli della settimana scorsa dell’ ISTAT rispetto al calo della produzione industriale ci allarmano ancora di più. La crescita sta rallentando, la recessione ormai non è più uno spauracchio ma può diventare una terribile realtà. L’Italia ha bisogno di grandi investimenti privati ma anche pubblici. Quindi è necessario sbloccare subito le infrastrutture, investire in innovazione, ricerca, formazione. Bisogna creare una condizione di crescita e di sviluppo, senza quella non c’è lavoro da distribuire”.

Brunetta (Fi): il vicepremier che dà lezioni a Bankitalia fa tenerezza

Dal versante politico Renato Brunetta, deputato, responsabile economico di Forza Italia dice: “Il vicepremier Luigi Di Maio, in evidente difficoltà, non ha trovato niente di meglio da fare che attaccare la Banca d’Italia, che giusto ieri ha lanciato l’allarme sull’imminente recessione tecnica in arrivo, dal momento che ha stimato un tasso di crescita del Pil per il quarto trimestre del 2018 in contrazione del -0,1%. Il vicepremier ha dichiarato irritato che ‘è un po’ che via Nazionale non ci prende’, accusandola di non saper fare le previsioni”. “Ci fa quasi tenerezza – prosegue – pensare al ministro del lavoro e delle sviluppo economico Di Maio che dà lezioni agli economisti della Banca d’Italia. Forse che egli abbia trovato un nuovo modo infallibile per calcolare il Pil? Non sembrerebbe, considerando gli errori di previsione fatti dal suo Governo, che si sono attirati addirittura le ilarità di tutti gli istituti di previsioni internazionali. Basti ricordare all’esempio del tasso di crescita del Pil per il 2019 messo per iscritto dal Governo ad ottobre, pari al +1,5%, una crescita definita ‘ancora eccessivamente prudente’ dallo stesso Esecutivo, salvo poi doverla correggere solo poche settimane dopo al +1,0%, per imposizione della Commissione Europea che, in caso contrario, si sarebbe rifiutata di dare il via libera alla manovra economica, e considerando che ormai la maggior parte dei previsori ritiene che l’Italia non crescerà più del +0,5%, o anche meno, quest’anno. Se Di Maio critica la Banca d’Italia perché sbaglia le previsioni di un decimale, cosa dovrebbe dire del suo Governo che le sbaglia di circa dieci volte tanto?”.

Speranza (Mdp). Dati diffusi da Banca Italia campanello di allarme

Dal versante di Mdp, Roberto Speranza, il coordinatore nazionale e deputato di Leu, sottolinea  che “I dati diffusi dalla Banca d’Italia su crescita e produzione sono un campanello d’allarme a cui il governo deve prestare la massima attenzione”. “Quel che serve è un grande piano nazionale per gli investimenti e per il lavoro capace di innescare un ciclo positivo per l’economia e per il Paese. Un piano che andrebbe incontro a quell’interesse dei cittadini che questa maggioranza dice da sempre di voler difendere. Non si perda altro tempo” conclude Speranza.

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