Cgil. Seconda giornata del XVIII Congresso in corso a Bari. Camusso consegna la tessera onoraria a Rosy Bindi e al giornalista Paolo Borrometi. La sintesi di alcuni interventi

Cgil. Seconda giornata del XVIII Congresso in corso a Bari. Camusso consegna la tessera onoraria a Rosy Bindi e al giornalista Paolo Borrometi. La sintesi di alcuni interventi

Seconda giornata del XVIII Congresso della Cgil in corso a Bari. Sicuramente decisiva per l’accordo unitario sul nome di Maurizio Landini segretario generale, mentre proseguono gli interventi dei delegati. Tra quest ultimi nel abbiao scelti alcuni, che qui presentiamo. Nel corso della parte pomeridiana dei lavori congressuali, Susanna Camusso ha consegnato la tessera onoraria della Cgil a Rosy Bindi e al giornalista minacciato dalla mafia, Paolo Borrometi. “A nome di tutta la Cgil vorrei consegnare a Rosy Bindi e a Paolo Borrometi la tessera onoraria del 2019 della nostra organizzazione”, ha detto, nel corso di una tavola rotonda per la presentazione del libro del giornalista sotto scorta ‘Un morto ogni tanto’. “In questi anni abbiamo lavorato molto con Rosy Bindi – ha detto il segretario generale uscente – in molti momenti della politica recente è stata un nostro punto di riferimento, per le scelte e il coraggio delle battaglie”. Riferendosi poi a Borrometi ha aggiunto: “Sono due persone straordinarie, che sanno bene cosa vuol dire ‘Il lavoro è'”, facendo riferimento al titolo del Congresso.

Tissone (Silp Cgil) a Salvini: meno felpe più fatti

“Siamo pronti ad affrontare con coraggio il successivo passo che ci aspetta, quello della piena sindacalizzazione del comparto sicurezza e difesa. E’ un obiettivo importante, che rappresenta il completamento di un progetto antico, che nasce addirittura poco dopo la Liberazione”. A dirlo, sul palco del XVIII Congresso della Cgil in corso a Bari, è DanieleTissone, segretario generale del Silp. Questo avviene, però, in una fase per l’Italia in cui verso i temi della sicurezza c’è un approccio sbagliato: “Ci sarebbe bisogno di serietà e attenzione, mentre questo governo continua e peggiorare precedenti approcci emergenziali e continua a non investire in integrazione sociale e culturale”. Per Tissone, invece, “c’è un inasprimento degli scontri, sta aumentando la rabbia sociale, si spinge i soggetti più fragili alla rabbia”. Le questioni più importanti vengono al contrario trascurate: “Oggi il tema delle mafie, la prima emergenza del nostro Paese, è ignorato. Nel foggiano ci sono stati 12 omicidi di mafia nel 2018. Ma la sovranità dello stato non si afferma con il taglio dei presidi”. Per Tissone, “Il controllo del territorio è conoscenza, non occupazione. Non basta inasprire le pene se non si punta all’accelerazione dei processi”. Oggi “l’incompetenza e la mancanza di un approccio serio determinano un cortocircuito istituzionale, con una spettacolarizzazione poco seria di come la repubblica risponde a problemi seri”. Tissone poi conclude rivolgendosi al ministro Salvini: “Dovete darvi un’autocensura istituzionale come fa chi veste una divisa e serve il Paese. Caro ministro, metti anche la nostra divisa, ma noi sappiamo che sotto non c’è nulla. Meno felpe, più fatti”.

Sorrentino (Fp), serve piano straordinario per assunzioni

“Abbiamo promosso la campagna Ue Care e una vertenza sulle politiche per i migranti e sulla rete d’accoglienza dei minori, coinvolgendo anche i sindacati europei. Non è solo preservare l’umanità, ma è la scelta di affrontare il tema delle migrazioni e della mobilità delle persone con uno sguardo globale ai cambiamenti demografici, climatici ed economici”. È iniziato partendo da questi temi, con particolare attenzione alla situazione contingente del Cara di Castelnuovo di Porto (Roma), l’intervento al XVIII congresso della Cgil diSerena Sorrentino, segretario generale della Funzione pubblica. “Non si può arrestare la globalizzazione”, ha aggiunto: “Si può governare riassegnando il primato alla politica e non alle lobby e agli interessi speculativi, guardando ai diritti di tutti e non ai profitti per pochi”. Sorrentino rileva che viviamo tempi in cui “prevale la scelta miope di ridurre la spesa pubblica, sia sociale sia per investimenti, e assecondare gli speculatori creando contesti che competono sull’alleggerimento dei controlli, svalorizzando il lavoro e svalutando il patrimonio pubblico”. Per costruire un’alternativa, allora, occorre costruire “una mobilitazione transnazionale su cittadinanza, welfare e lavoro, ridando regole globali alla tutela dei diritti, lottando contro le disuguaglianze, dando gambe alla battaglia per l’universalità dei diritti fondamentali, come salute, conoscenza, lavoro e protezione sociale”. Il segretario Fp ha poi espresso grande preoccupazione per l’intervento sul reddito di cittadinanza, che “rischia di dare un colpo mortale alle politiche pubbliche per il lavoro e al sistema di politiche attive che dovrebbe essere imperniato sui Centri per l’impiego”. Per Sorrentino, se “l’esito di tutto è la creazione di un esercito di precari, i navigator appunto, sarà l’ennesima distorsione di investimenti pubblici non per migliorare il servizio pubblico ma solo per propaganda elettorale, il tutto passando attraverso la svalorizzazione anche mediatica dei lavoratori dei Centri”.

Galli (Flai): serve una grande mobilitazione per difendere la legge 199

“C’è una grande attenzione sul nostro congresso, come se dovesse ricomporre il mondo della sinistra che si è disgregato negli ultimi anni”. Così il segretario generale della Flai, Ivana Galli, dal palco del congresso della Cgil. “La crisi che ha dissolto la politica e la rappresentanza non è solo colpa dell’austerità – a suo avviso -, ma è un malessere più profondo che deriva dal non rinnovamento della sinistra, che quando è stata al governo ha adottato politiche neoliberiste a danno dei lavoratori”. Ricette “non utili”, perché la competitività “si fa con innovazione e investimenti pubblici. Invece l’incapacità di interpretare i bisogni e intervenire sui grandi patrimoni ha portato a saltare la rappresentanza, alla democrazia diretta, al sovranismo e al populismo”. Oggi alcune zone del nostro Paese sono “bombe sociali”, ha detto Galli. “Riconnettere il Paese è complicato, ma bisogna ripartire con un’idea del futuro basata sulla Costituzione antifascista. Da anni la Cgil ha indicato gli elementi per il rilancio, ha detto che bisogna ripartire dal lavoro, rimetterlo al centro”. Il congresso, in tal senso, “può rimettere in discussione la disintermediazione e il ruolo del sindacato nel Paese”. Alla domanda ‘dove eravamo in questi anni?’, Ivana Galli ha risposto: “Eravamo nelle strade, nelle fabbriche, nelle rotonde dove si reclutano i lavoratori a tre euro l’ora. Il nostro osservatorio, il rapporto su agromafie e caporalato è diventato un punto di riferimento. Eravamo a Foggia dove sono morti 16 ragazzi tornando dal lavoro, di cui ci siamo già dimenticati perché erano neri”. La Flai ha sempre denunciato il caporalato, il segretario lo rivendica: “Ora ne parlano tutti, anche a sproposito, bisogna riconoscere il continuo e incessante lavoro nella Flai per squarciare il velo sullo sfruttamento nelle campagne. Siamo noi che cerchiamo di far uscire dall’invisibilità tante donne sfruttate, anche sessualmente, la stampa se ne dimentica”. “Dobbiamo ripartire dalle aziende che utilizzano caporalato e sfruttamento, e dai committenti che sono coperti dalla politica e dalle grandi lobby – ha aggiunto -. Nella convocazione del tavolo nazionale sul caporalato si afferma che bisogna intervenire sulla legge 199, ritenuta troppo prescrittiva per le imprese. È proprio il contrario: la questione si deve affrontare applicando quella legge, che è stata ottenuta grazie alle nostre lotte”. Galli ha lanciato infine una proposta: “Organizzare una grande mobilitazione nazionale delle tre confederazione contro il caporalato e la riduzione in schiavitù, per chiedere la piena applicazione della legge 199”.

Sinopoli (Flc): vogliamo la scuola della Costituzione

“L’educazione come chiave di accesso alla cittadinanza, come carta d’identità per essere accolti nel nostro mondo, mentre dall’altra parte del mare un ragazzo è morto con la sua pagella cucita al petto”. Così ha esordito Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, nel suo intervento al congresso di Bari. “Dobbiamo ogni giorno – ha aggiunto – combattere razzismo e xenofobia abbattendo i muri grazie all’educazione e all’accoglienza, a cominciare dal grande esempio di Riace”. Il sindacalista ha insistito – dopo aver ragionato sulle risposte da dare al sovranismo in Europa, figlio del liberismo, e sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo che rispetti l’ambiente e il clima –  sull’importanza del sapere, dell’istruzione e della formazione: “Un sapere che contribuisca a fare i conti con i limiti dello sviluppo è tale solo se è libero e non piegato agli interessi contingenti dell’economia e della produzione” e, per questo,“ può consentirci di fare quel salto anche tecnologico di cui abbiamo oggi bisogno per dare una possibilità di vita alle generazioni del futuro”. Quanto alla questione meridionale, la chiave è la “garanzia di un diritto universale all’istruzione, con investimenti nelle scuole del Sud, a partire dal tempo scuola e da un’università diffusa in tutto il territorio nazionale. Invece oggi discutiamo di autonomia differenziata, come se questa fosse davvero una priorità in un paese a geometria variabile”. Suscitano allarme posizioni come quelle della Regione Veneto che “vorrebbe calcolare i fabbisogni standard sulla base non dei bisogni dei territori, ma del gettito fiscale cioè della ricchezza dei cittadini In pratica diritti come istruzione, protezione civile, tutela della Salute saranno beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei propri residenti”. Non solo: “Se insegni in Veneto verrai pagato di più non perché sei più bravo, ma perché lavori in una regione più ricca. Siamo, cioè, alle gabbie salariali”. Insomma, per Sinopoli, siamo al paradosso di “geometrie variabili, in un paese in cui le già forti differenze territoriali andrebbero cancellate”. Per il segretario della Flc serve una totale discontinuità: “Dare priorità agli investimenti in istruzione e ricerca come l’Italia aveva iniziato a fare negli anni 60, l’anno della scuola media unica, a cui seguiranno altre riforme spinte dal basso e l’affermazione dell’università di massa”.

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