Carige. Scontro nel governo sulla nazionalizzazione: Tria contro Di Maio. Per Modiano la ricapitalizzazione preventiva “non è sul tavolo”. La posizione della Fisac Cgil

Carige. Scontro nel governo sulla nazionalizzazione: Tria contro Di Maio. Per Modiano la ricapitalizzazione preventiva “non è sul tavolo”. La posizione della Fisac Cgil

La ricapitalizzazione precauzionale, ovvero dell’ingresso dello Stato fra gli azionisti di Carige, “è un’ipotesi concreta”, dice Giorgetti. Ma – anche se il governo sarebbe “pronto a tutto” – una soluzione di mercato è “preferibile”, dice Tria. Corre su due binari la linea del governo nella partita del salvataggio dell’istituto ligure. Il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio osserva che nel decreto “c’è scritto che la ricapitalizzazione precauzionale passa attraverso altri organismi, Banca centrale europea e Commissione europea. Quindi non dipende solo da noi”, e aggiunge: “Lo vedremo esattamente tra due, tre, quattro, cinque settimane”. Più cauto il ministro dell’Economia, il quale rileva che “non è possibile stabilire se si materializzerà l’esigenza di realizzare l’intervento” della ricapitalizzazione precauzionale “perché la soluzione di mercato sarebbe preferibile”. Tria sottolinea che “la qualificazione come intervento di salvataggio non sembra appropriata per Carige così come non lo era per Mps” perché “possono beneficiare di una ricapitalizzazione precauzionale solo le banche solventi”. Sul tema è tornato anche il vicepremier Luigi Di Maio, per assicurare che, se lo Stato entrerà nel capitale, pubblicherà i nomi dei debitori ‘soliti noti’, verificherà le responsabilità degli ex vertici e spingerà la banca “a fare la banca d’investimento dello Stato”.

Continua intanto il lavoro dei commissari e delle istituzioni finanziarie

Due membri della terna nominata dalla Bce, ovvero l’ex presidente Pietro Modiano e l’ex ad Fabio Innocenzi, hanno colto oggi l’occasione della firma di un accordo di tesoreria con la Regione Liguria per fare il punto sulla situazione. Se da un lato, come precisa Innocenzi, le manifestazioni d’interesse per una fusione saranno chieste a fine febbraio “dopo la messa a punto del piano, quando sarà chiaro il progetto industriale”, dall’altro, come sottolinea Modiano, la ricapitalizzazione preventiva “non è sul tavolo e non è necessaria”. Si tratterebbe dunque per il banchiere di un’ipotesi “teorica, estrema, più che residuale”. Primo step che affronterà la terna commissariale sarà quello di cedere il più velocemente possibile buona parte dei crediti deteriorati e delle inadempienze probabili ancora a bilancio, con un obiettivo di “almeno 1,5 miliardi lordi circa”, ha indicato Fiorentino. Oggi si è riunito anche il consiglio dello Schema volontario del Fondo di tutela interbancario dei depositi, che ha contribuito alla messa in sicurezza di Carige sottoscrivendo un bond subordinato da 320 milioni, di cui ora però la banca chiede di rivedere al ribasso il tasso d’interesse, attualmente fissato al 16%. Nell’incontro “abbiamo semplicemente preso atto di questa richiesta, oggi non era la sede per decidere nulla”, ha detto il presidente del Fitd, Salvatore Maccarone.

La posizione della Fisac Cgil: “non siamo disponibili ad assecondare processi di aggregazione in assenza di progetti industriali”

“L’incontro dei tre commissari di banca Carige con i segretari generali di categoria ha confermato quanto da noi già espresso il 28 dicembre scorso, circa l’inevitabilità di un’aggregazione nel futuro del gruppo. Nell’incontro, così come nel comunicato stampa diffuso ieri dalla banca, si annuncia che a febbraio verrà presentato un nuovo piano industriale che, secondo i commissari, sarà propedeutico a un’aggregazione da affrontare nelle migliori condizioni di efficienza e di capitalizzazione”. Così Fisac nazionale, Fisac Genova e Liguria, Cdl Genova e Cgil Liguria, segreterie di coordinamento Fisac e gruppo Carige.

“In considerazione di questa prospettiva e riservandoci di esaminare in dettaglio il decreto emanato ieri che dovrebbe facilitare questo percorso, riteniamo necessario esprimere il nostro giudizio sulle iniziative annunciate: il piano industriale non dovrà prevedere alcuna riduzione di costi del personale né in termini di ulteriori tagli di posti di lavoro né in termini d’interventi sulle retribuzioni, entrambi già pesantemente penalizzati dai piani industriali precedenti e dai relativi accordi sottoscritti; Il percorso verso un’aggregazione dovrà necessariamente essere preceduto da un intervento di ricapitalizzazione, a fronte del quale ci attendiamo una chiara ed esplicita assunzione di responsabilità da parte degli attuali soci, che non ostacoli eventuali aumenti di capitale; in qualità d’interlocutori che dovranno necessariamente essere coinvolti nelle scelte strategiche che saranno intraprese, non siamo disponibili ad assecondare processi di aggregazione in assenza di progetti industriali, che vadano chiaramente in direzione di una continuità dell’attività bancaria del gruppo né a partnership con aziende di credito che per sovrapposizioni o per scelte strategiche producano ulteriori tagli di posti di lavoro nei territori di riferimento”, continuano i sindacati.

“Restiamo convinti che l’aggregazione sia l’unica strada possibile, ma pensiamo che non possa essere uno strumento di penalizzazione del lavoro, e debba essere al contrario un passo necessario per il rilancio di un’azienda che, ricordiamo ancora una volta, ha attraversato una situazione critica unicamente per le scelte manageriali, effettuate nel tempo dai diversi amministratori che si sono succeduti”, chiude il comunicato.

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