Preso lo ‘zio Settimo’. E’ il nuovo capo della ‘Cupola’ mafiosa ed erede di Riina. E’ un oscuro 80enne gioielliere palermitano

Preso lo ‘zio Settimo’. E’ il nuovo capo della ‘Cupola’ mafiosa ed erede di Riina. E’ un oscuro 80enne gioielliere palermitano

Dopo la morte del boss dei boss Totò Riina, Cosa nostra si era riorganizzata, eleggendo come capo della “Commissione provinciale” di Palermo il gioielliere 80enne Settimino Mineo, già capo del mandamento di Pagliarelli. A rivelarlo è un’inchiesta della Dda palermitana che ha portato al fermo di 46 persone (tra le quali Mineo), accusate di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, porto abusivo di armi e danneggiamenti.

L’anziano padrino, già condannato a 5 anni al maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone, era stato nuovamente arrestato 12 anni fa per poi tornare in libertà dopo una condanna a 11 anni. Mineo, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, aveva il terrore di essere intercettato e non usava telefoni. La “Commissione provinciale” di Cosa nostra, che da anni ormai aveva smesso di riunirsi, sarebbe stata riconvocata il 29 maggio, segno che l’organizzazione criminale si stava riorganizzando tentando di tornare a essere la “vecchia” mafia.

Settimo Mineo, 80 anni, – lo “zio Settimo” – incoronato capo della commissione provinciale di Palermo, tra i 46 fermati di nell’operazione dei carabinieri ‘Cupola 2.0, è ritenuto l’erede di Totò Riina. Il posto di ‘Supremo leader’ era senza nomi, dal 17 novembre 2017. Mineo, boss del mandamento di Pagliarelli, con un negozio di gioielleria nel centro storico di Palermo, è stato designato capo della Cupola palermitana (e successore di Riina) il 29 maggio scorso, sei mesi e 12 giorni dopo la morte del padrino corleonese. La commissione provinciale di Cosa nostra non si riuniva formalmente dal 15 gennaio 1993, giorno in cui il Capitano Ultimo mise fine alla lunga latitanza di Riina. Mineo è il più anziano fra i boss della mafia siciliana. Stimato da Riina, nel 1982 era scampato a un agguato in cui morì il fratello Giuseppe, dopo che già un altro fratello, Antonino, era stato assassinato sei prima prima. Nel 1984, al giudice Falcone che lo interrogava dopo l’arresto, lo “zio Settimo” rispose: “Non so di che parla, cado dalle nuvole”. Fu poi condannato a 5 anni al maxi-processo e, riarrestato nel 2006, era tornato libero dopo una condanna a 11 anni. Carismatico e con doti di mediazione, l’anziano boss di Pagliarelli non usava telefonini per il timore di essere intercettato e si muoveva a piedi, anche per andare a trovare altri capi famiglia. In una Cosa nostra stordita dai numerosi arresti e alla ricerca di un riferimento saldo, Mineo è apparso come una opportunità affidabile. Una scalata a portata dell’ottantenne chiamato a mediare tra vecchie e nuove leve, ma presto interrotta dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Francesco Lo Voi.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai pm Francesca Mazzocco, Amelia Luise, Dario Scaletta, Gaspare Spedale e Bruno Brucoli, ricostruisce gli assetti dei clan palermitani di Porta Nuova, Poagliarelli, Bagheria, Villabate e Misilmeri. Dunque Cosa nostra, dopo anni, aveva ricostruito la storica Cupola. Emerge da una indagine della dda di Palermo che ha disposto il fermo di 46 persone tra cui il nuovo capo dell’organizzazione. Il fermo è stato eseguito dai carabinieri del comando provinciale. Le accuse per gli indagati sono di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, porto abusivo di armi, danneggiamento a mezzo incendio, concorso esterno in associazione mafiosa. Tra i fermati, come già detto, Settimino Mineo, 80 anni, ufficialmente gioielliere, un “curriculum” mafioso di decenni, nuovo capo di Cosa nostra. Dopo la morte del boss Totò Riina, sarebbe stato designato al vertice della commissione provinciale che da anni ormai aveva smesso di riunirsi, segno che i clan avevano scelto di tornare alla struttura unitaria di un tempo. Già condannato a 5 anni al maxi processo istruito da Giovanni Falcone, fu riarrestato 12 anni fa per poi tornare in libertà dopo una condanna a 11 anni.

Poi, a seguire, tutti gli altri indagati nell’elenco diffuso dalle forze dell’ordine: Stefano Albanese, 34 anni di Termini Imerese, Giusto Amodeo, 48 anni Misilmeri; Filippo Annatelli, 55 anni di Palermo, Gioacchino Badagliacca, 41 anni, Palermo, Filippo Salvatore Bisconti, 58 anni, Belmonte Mezzagno, Giuseppe Bonanno, detto Andrea, 57 anni, Misilmeri, Giovanni Cancemi, 48 anni, Palermo, Francesco Caponnetto, 48 anni, Palermo, Francesco Colletti, 49 anni Palermo, Giuseppe Costa, 36 anni Villabate, Maurizio Crinò, 47 anni Misilmeri, Rosalba Crinò, 29 anni Villabate, Filippo Cusimano 42 anni, Misilmeri, Rubens D’Agostino, 43 anni Palermo, Giuseppe Di Giovanni, 38 anni Palermo, Gregorio Di Giovanni, 56 anni Palermo, Filippo Di Pisa, 45 anni Misilmeri, Andrea Ferrante, 43 anni, Palermo, Francesco Antonino Fumuso, 51 anni, Villabate. Vincenzo Ganci 52 anni Misilmeri, Michele Grasso, 43 anni Palermo, Simone La Barbera, 56 anni Mezzojuso, Marco La Rosa, 37 anni Palermo, Gaetano Leto, 38 anni Palermo, Michele Madonia, 48 anni Palermo, Giusto Francesco Mangiapane, 42 anni Ciminna, Matteo Maniscalco, 63 anni, Monreale, Luigi Marino 44 anni Palermo, Pietro Merendino, 53 anni Misilmeri, Fabio Messicati Vitale, 44 anni Villabate, Giovanni Salvatore Migliore, 50 anni Belmonte Mezzagno, Settimo Mineo, 80 anni Palermo, Rosolino Mirabella, 32 anni Palermo, Salvatore Mirino, 51 anni Palermo, Massimo Mulè, 46 anni Palermo, Domenico Nocilla, 72 anni Misilmeri, Carlo Noto 62 anni Misilmeri, Nicolò Orlando, 52 anni Misilmeri, Salvatore Pispicia, 51 anni nato a Palermo, Stefano Polizzi, 63 anni Bolognetta, Gaspare Rizzuto, 36 anni Palermo, Michele Rubino 58 anni Palermo, Giovanni Salerno, 68 anni Palermo, Pietro Scafidi 26 anni Misilmeri, Salvatore Sciarabba, 68 anni Palermo, Salvatore Sorrentino, 53 anni Palermo, Giusto Sucato, 49 anni Misilmeri, Vincenzo Sucato, 74 anni Misilmeri, Salvatore Troia, 58 anni Villabate.

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