Pesaro. Delitto di ‘ndrangheta, la pista è quella di una vendetta

Pesaro. Delitto di ‘ndrangheta, la pista è quella di una vendetta

Gli inquirenti indagano per omicidio volontario premeditato con l’aggravante mafiosa per l’uccisione di Marcello Bruzzese, il 51enne fratello del collaboratore di giustizia Biagio Girolamo Bruzzese, sottoposto a protezione. E’ caccia ai due killer: secondo gli investigatori il delitto potrebbe essere un regolamento di conti per fatti di ‘ndrangheta di oltre vent’anni fa, oppure una vendetta trasversale nei confronti del fratello della vittima. Marcello Bruzzese, infatti, già nel 1995 era scampato a un agguato nel reggino: in quell’occasione l’uomo, all’epoca 28enne, era rimasto ferito all’addome, mentre il padre Domenico (vice del boss di Rizziconi Teodoro Crea) era rimasto ucciso assieme ad Antonio Maddaferri, marito di una sorella. E nel 2003, con un voltafaccia, fu proprio Girolamo Bruzzese a mettere fine all’alleanza con Crea sparandogli tre colpi di pistola alla testa. Quindi, credendolo morto, si costituì e iniziò a collaborare. Crea, invece, sopravvisse e venne arrestato. L’anno successivo, nel 2004, il tentato omicidio di Crea venne “punito” con l’assassinio del suocero di Girolamo Bruzzese, Giuseppe Femia.

E ora, a 14 anni di distanza, la faida potrebbe essere ripresa. Oppure, come suggerisce l’associazione Libera, potrebbe trattarsi di una sorta avvertimento, di un segnale per tutti i collaboratori di giustizia. La famiglia di Marcello Bruzzese, in ogni caso, era rientrata in un programma che prevede una forma di protezione di fatto solo attraverso un sostegno economico, cioè casa e stipendio pagati dal ministero dell’Interno. Non era dunque mai stata modificata la sua identità, tanto che sulla cassetta delle lettere è indicato il suo cognome.

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