Mdp. Domenica a Roma la manifestazione “Ricostruzione”. Arturo Scotto: un’agenda per la sinistra che si rimette in cammino 

Mdp. Domenica a Roma la manifestazione “Ricostruzione”. Arturo Scotto: un’agenda per la sinistra che si rimette in cammino 

Si chiama “Ricostruzione” la manifestazione nazionale promossa da Mdp che si svolgerà domenica prossima a Roma, presso l’Auditorium Antonianum, a partire dalle ore 9,30. “Ricostruzione “, una  parola importante, una impresa non facile. Sempre, in particolare quando si tratta di una iniziativa politica che riguarda la sinistra, divisa, frammentata, mentre, stando ai sondaggi, certo opinabili ma a volte ci azzeccano, cresce la Lega di  Salvini, un movimento di estrema destra, vicino alle forze razziste, xenofobe, che albergano in Europa. Lega che gestisce, di fatto, in prima persona il governo gialloverde con un alleato del tutto subalterno, come M5s con a capo Di Maio. Ambedue vicepremier, legati dal “contratto di governo”, sono i protagonisti di un attacco sempre più pericoloso alla Costituzione con un Parlamento svuotato dei sui poteri democratici a forza di voti di fiducia a ripetizione come sta avvenendo proprio in questi giorni a partire dalla manovra di Bilancio. Allora Mdp ci prova con una iniziativa politica aperta “per una nuova sinistra nel nostro Paese e costruire l’alternativa alle destre”. Appunto, una “Ricostruzione” le cui linee di fondo che vengono proposte alla discussione sono raccolte in un documento composto da 18 capitoli di cui indichiamo i titoli.

Arturo Scotto: un’agenda per la sinistra che si rimette in cammino 

Il mondo in cui viviamo è sempre più insicuro e diviso. Tutto spinge a destra. Assistiamo a un terremoto su scala globale alimentato da forze di orientamento nazionalista e protezionista che demolisce ogni certezza. Una destra che si è affermata mediante un continuo processo di «invenzione della tradizione» che ha recuperato, sotto mentite spoglie, le parole d’ordine di sempre: la sacra difesa delle frontiere nazionali («America first», «prima gli italiani», «les français d’abord», «Brasil acima de tudo»), la lotta contro la società aperta, il disprezzo del multiculturalismo, il fastidio per le differenze sociali e di genere, il negazionismo sui cambiamenti climatici e, persino, la rimessa in discussione delle basi costitutive della società democratica e liberale. Una destra con il volto popolare, ma con il portafoglio padronale. E’ un vento che ha travolto, o fortemente scosso, molti dei partiti della tradizione socialista e socialdemocratica europea: il Partito socialista francese, poi il Partito democratico in Italia e, infine, fortemente ridimensionati i socialdemocratici tedeschi, mentre si profila all’orizzonte l’uscita di scena di Angela Merkel, un passaggio che favorirà l’alleanza dei Popolari europei con la destra nazionalista. Le destre governano in Austria, Olanda, Polonia, Ungheria, Finlandia e in Italia si è formata un’originale alleanza tra una destra regressiva e un movimento populista di nuovo conio. Il referendum sulla «Brexit», voluto dai conservatori per rafforzare la propria posizione politica, con la vittoria del «Leave» ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, avviando un lungo e complesso negoziato che è facile prevedere sarà foriero di nuove tensioni. Sarebbe miope e provinciale limitarsi a provare un sordo rancore nei confronti della realtà – prendendosela magari con gli elettori che non hanno capito – e leggere le questioni politiche italiane fuori da questo contesto internazionale senza riuscire a cogliere le trame esistenti tra le diverse vicende.

Al contrario dobbiamo interrogarci sul perché, nel tempo in cui si sono moltiplicate le diseguaglianze e le ingiustizie sociali per milioni di uomini, il fronte progressista, democratico e di sinistra è in un angolo quasi ovunque nel mondo, o in seria difficoltà e privo di un’iniziativa politica convincente, incapace di rappresentare e difendere le forze sociali di riferimento e costruire con loro nuove alleanze. Dopo l’esaurimento della cosiddetta «Terza via», che ha accompagnato, nel corso degli anni Novanta, un periodo espansivo del ciclo economico mondiale, la sinistra non è stata più in grado di mettere in campo un pensiero critico e un nuovo progetto di governo della globalizzazione, capace di reagire alla fase recessiva del fenomeno, iniziata con la crisi economico-finanziaria del 2007 e protrattasi fino a oggi. La nostra ricerca e la nostra proposta politica vanno collocate dentro questo mondo nuovo, in cui è cambiato tutto. Perché è dentro questo mondo nuovo che si possono e si debbono trovare le ragioni di una nuova sinistra. Oggi i soggetti in campo sono incapaci di rappresentare questa domanda di rottura. Sono considerati la causa del problema, non la risposta utile a cambiare le cose. Manca in questo paese una sinistra democratica e popolare in grado di essere l’innesco di un’opposizione credibile, in grado di rovesciare lo schema attuale di governo. Il Pd non riesce ad esserlo perché sembra aver esaurito la sua funzione storica, ancora intrappolato nella retorica della terza via, senza vedere che il neoliberismo ha mangiato porzioni intere di democrazia, umiliato la parte più debole della società, trasformando la questione sociale a un problema di ordine pubblico se non addirittura di giustizialismo penale.

Non ce l’ha fatta purtroppo Leu, bloccata dentro uno schema pattizio tra piccole forze, incapace in campagna elettorale di dispiegare una proposta radicale e di governo. Leu doveva rifondarsi con un bagno democratico, attraverso un congresso fondativo dove le ragioni di ciascuno potevano trovare cittadinanza, sciogliendo i movimenti che l’avevano fondata e mettendo quella forza a disposizione della ricomposizione di un campo alternativo. Hanno prevalso da un lato scelte identitarie e dall’altro incomprensibili irrigidimenti su un percorso troppo lungo e tortuoso, impantanato su tecniche di voto orientate a scoraggiare la partecipazione popolare. La sinistra rischia di essere espulsa dal l’orizzonte del governo per molti anni, frammentata e piegata dall’ossessione elettoralistica, condannata a saltellare di qua e di là di cartello elettorale in cartello elettorale. Per questo serve una cosa nuova, in grado di avere un’ambizione di lungo periodo, che torni umilmente a radicarsi nelle lotte del lavoro, nelle battaglie democratiche che si sono aperte.

Vogliamo essere una forza di combattimento, partigiana e con uno spiccato carattere laburista, che sceglie con chiarezza di stare dalla parte del mondo del lavoro e degli esclusi per ridurre le diseguaglianze. Questo nuova sfida, infatti, deve rimettere al centro della sua azione la dignità del lavoro, l’universalismo della sanità e della scuola pubblica, il valore della progressività fiscale, la «questione meridionale», una nuova sensibilità ambientalista e femminista. E una riforma complessiva della politica, perché la domanda di rinnovamento profondo che nella società si è radicato ha ragioni profonde e antiche a cui non si può più sfuggire. Oggi è il tempo dell’autonomia. Bisogna coltivare una cultura critica innanzitutto verso la deriva estremistica di un capitalismo estrattivo che sta mettendo in discussione la sopravvivenza della specie umana. Cultura critica verso l’idea dominante secondo cui il lavoro non conta più nulla e il conflitto sociale e’ un residuo del passato. Cultura critica perché socialismo ed ecologia oggi sono sinonimi: le ragioni del lavoro e le ragioni della tenuta del pianeta viaggiano insieme. Autonomia non significa autosufficienza, occorre riaprire un confronto dialettico con le altre forze progressiste, nelle differenze, per promuovere, in discontinuità con il passato, una reale alternativa alle destre e al populismo. Questa è la nostra ambizione e la nostra Il 4 marzo è stato il punto più basso della sinistra nella storia repubblicana. Hanno subito un colpo ferale tutte le forme di vita esistenti a sinistra, dalle versioni più moderate a quelle più radicali. La vocazione maggioritaria ha perso, sconfitta politicamente prima che nei numeri. Ma nessuna sinistra da sola ce la fa a recuperare la frattura che si è aperta con larghi strati del popolo italiano. Perciò abbiamo deciso, insieme ad altri, di darci appuntamento a Roma il 16 dicembre. Quando crolla un’intera impalcatura di certezze, serve qualcuno che si prende la responsabilità di ricostruire dalle fondamenta. La nostra Ricostruzione risiede nella certezza che l’Italia è meglio di chi la governa. E che la sfida immediata è rompere la saldatura tra i diversi populismi, mettere un cuneo tra Lega e Cinque Stelle, allontanare la destra estrema dal cuore del potere. Per avviare un percorso nuovo che dia le risposte alle esigenze della società italiana fortemente in sofferenza per via della crisi che l’Italia non ha mai veramente superato e lasciato alle proprie spalle. Sfide nuove con protagonisti nuovi, con un matrimonio originale tra politica e cultura, tra competenze e movimenti sociali, tra militanza diffusa e rappresentanza territoriale. Ricostruzione dello stato, ricostruzione del mondo del lavoro, ricostruzione di un pensiero ecosocialista. Con meno di questo non si torna a vincere.

Gli ospiti e i titoli delle tesi

Alla manifestazione interverranno numerose personalità del mondo della cultura, della società e dell’ambientalismo: Pierluigi Ciocca (economista ex Vice Direttore Generale della Banca d’Italia), Marco Armiero (ambientalista Direttore del Royal Technology Institute di Stoccolma), Rossella Muroni (deputata d Liberi e Uguali) che coi loro interventi apriranno la manifestazione e poi Susanna Camusso, Edo Ronchi, Stefano Fassina, Claudio Fava, Shukri Said (giornalista), Giuseppe De Marzo (Rete dei numeri pari – Libera), Lorenzo Tosa (ex M5s), Maria Arena (eurodeputata S&D Belgio), don Giovanni Nicolini.

Qui di seguito i titoli delle tesi di cui si discuterà nel corso della manifestazione.

  1. PERCHÉ LA NOSTRA PROPOSTA DENTRO UN MONDO NUOVO
  2. PERCHÉ UN NUOVO PARTITO «ROSSO-VERDE», AUTONOMO, MA NON AUTOSUFFICIENTE
  3. PERCHÉ SERVE UNA FORZA ECOSOCIALISTA PER RIPENSARE IL CAPITALISMO E LA GLOBALIZZAZIONE
  4. PERCHÉ E COME RIFONDARE L’EUROPA
  5. PERCHÉ BISOGNA RICERCARE UN’ALLEANZA TRA IL SOCIALISMO EUROPEO E I MOVIMENTI PROGRESSISTI MONDIALI
  6. PERCHÉ GUARDIAMO ALLE ESPERIENZE DEI SOCIALISTI BRITANNICI, PORTOGHESI E SPAGNOLI CON INTERESSE E SPERANZA
  7. PERCHÉ E COME CAMBIARE LE ISTITUZIONI EUROPEE
  8. PERCHÉ E COME OCCORRE RIFORMARE L’EURO
  9. PERCHÉ E COME RIVEDERE IL RUOLO DELLO STATO E DEL LAVORO
  10. PERCHÉ SERVE UNA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE
  11. PERCHÉ E COME RIPENSARE IL FISCO PER PROTEGGERE LE PERSONE E RAFFORZARE LO STATO SOCIALE
  12. PERCHÉ E COME RIPENSARE LA DIFFERENZA DI GENERE
  13. PERCHÉ È GIUSTO CHE LA LIBERTÀ E LA SICUREZZA SIANO GARANTITE INSIEME
  14. PERCHÉ E COME RICONSIDERARE LA «QUESTIONE MERIDIONALE» DENTRO LA «QUESTIONE EUROPEA»
  15. PERCHÉ È NECESSARIA UNA NUOVA SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA
  16. PERCHÉ E COME ORGANIZZARE L’OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA AL GOVERNO GIALLO-VERDE
  17. PERCHÉ SI SAREBBE DOVUTO CELEBRARE IL CONGRESSO DI LIBERI E UGUALI
  18. PERCHÉ SERVE UNA COSTITUENTE PER UN NUOVO PARTITO DELLA SINISTRA ITALIANA

Il documento integrale invece si può leggere nel sito di articolo1/mdp: articolo1mdp.it/letesiperlaforzarossoverde/

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