Maurizio Landini, candidato alla segreteria nazionale Cgil, boccia il governo e la manovra, “inadeguata e carente”. E “non accettare il confronto è una riduzione degli spazi di democrazia”

Maurizio Landini, candidato alla segreteria nazionale Cgil, boccia il governo e la manovra, “inadeguata e carente”. E “non accettare il confronto è una riduzione degli spazi di democrazia”

I sindacati bocciano la manovra. “A noi, e penso di poter parlare anche a nome di CISL e UIL, questa manovra sembra inadeguata e carente”, dice il segretario confederale della CGIL Maurizio Landini intervistato a Circo Massimo, su Radio Capital. “Non si capisce niente né su quota 100 né sul reddito di cittadinanza. Vedo tanti annunci che fanno intendere che siamo in campagna elettorale per le Europee”. Il vicepremier Salvini, però, dice di essere vicino agli operai: “Per i lavoratori non sta facendo molto”, gli risponde Landini, “altro che decreto sicurezza: gli vorrei dire che il problema del paese non sono le persone che hanno la pelle nera, che tra l’altro molto spesso lavorano qui, pagano le tasse e danno un contributo, ma il lavoro nero, la corruzione, l’evasione fiscale, e molto spesso queste cose le fanno quelli che hanno la pelle bianca come me o Salvini. Se vuole fare qualcosa deve cominciare a combattere le disuguaglianze. E determinate logiche per noi non vanno in quella direzione”.

Il M5S, invece, diceva di voler cambiare i sindacati per decreto: “Se il sindacato esiste o non esiste”, contrattacca l’ex segretario della FIOM, “lo decide chi lavora, non il governo. Se vogliono fare una cosa utile, facciano una legge sulla rappresentanza”. Uno dei provvedimenti-bandiera dei 5 stelle è stato il decreto dignità, che per Landini è stato “affrontato con poco coraggio. Sarebbe necessario cambiare tutto il jobs act. L’avessimo fatto noi, avremmo introdotto causali fin dall’inizio e non dopo i 12 mesi. Fatto come è stato fatto, stanno venendo fuori dei limiti. Direi alle imprese di non fare forzature di un certo tipo, le soluzioni si possono trovare. Bisogna incentivare con maggior forza l’assunzione a tempo indeterminato. E cancellare tante forme di lavoro precarie e sbagliate, come le false partite IVA”. Ma la precarietà, intanto, aumenta: “C’è bisogno che anche le imprese ripartano con gli investimenti”, dice il sindacalista, “Complessivamente, e sono dati della Banca d’Italia, negli ultimi anni al sistema delle imprese sono arrivati 40-50 miliardi di investimenti, e le imprese che hanno preso questi soldi non hanno investito più del 20-30%. Gli sgravi, anziché far ripartire l’economia, molto spesso sono serviti per speculazioni finanziarie o per altro”.

“Siamo di fronte a due forze politiche che alle elezioni che si erano contrappopposte e che hanno fatto un contratto tra privati. Questo governo da un lato sta esautorando il parlamento, perché si va avanti a colpi di fiducia, e dall’altra non sta discutendo con nessuna delle organizzazioni sociali. Non accettare il confronto è una riduzione degli spazi di democrazia di questo paese”, prosegue Maurizio Landini. Un governo che, però, è stato votato molto anche dagli operai, dicono gli intervistatori: “Lo spostamento del voto verso partiti non di sinistra c’è negli ultimi vent’anni”, riflette il segretario confederale, “è verso la Lega dagli anni ’90. Senza dubbio il 4 marzo molti lavoratori hanno votato per Lega e M5S. Dal 2008 al 2018 ci sono stati 20 milioni di italiani che hanno cambiato voto. Siamo di fronte a una trasformazione radicale. Ed è aumentato il numero di quelli che non vanno a votare”. La segretaria uscente Susanna Camusso ha proposto Landini come suo successore, proposta che è stata accettata. “Non mi sono candidato alla segreteria della CGIL: sono stato proposto dal segretario uscente e dalla segreteria. E io ho accettato questa proposta”. Inoltre, afferma ancora Landini, “non ho mai visto un mondo del lavoro così diviso e frantumato. Se vogliamo combattere la precarietà dobbiamo unire le intelligenze del mondo del lavoro – ha aggiunto – A noi questa manovra sembra inadeguata e carente. Siccome questo governo è nato sull’onda del ‘vogliamo cambiare il paese’, noi diciamo che vogliamo cambiare più di loro”. E ai tanti ascoltatori di Radio Capital che, durante l’intervista, gli chiedono di candidarsi alla guida del PD, risponde chiudendo alla possibilità: “La mia esperienza è tutta sindacale, non ho mai pensato di avere un impegno diverso da questo”.

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