Manovra. La Camera approva con 330 voti a favore e 219 contrari lo “scatolone vuoto”, rinviando al Senato i provvedimenti più controversi. Eurostat conferma crescita tendenziale in Europa e decrescita in Italia

Manovra. La Camera approva con 330 voti a favore e 219 contrari lo “scatolone vuoto”, rinviando al Senato i provvedimenti più controversi. Eurostat conferma crescita tendenziale in Europa e decrescita in Italia

Due mesi e mezzo dopo i festeggiamenti di Di Maio e colleghi pentastellati dal balcone di palazzo Chigi per un deficit al 2,4%, il governo incassa la fiducia della Camera su una Manovra destinata a cambiare profondamente nel prossimo passaggio parlamentare al Senato, a partire proprio da quel 2,4% di deficit sbandierato lo scorso 27 settembre come un trionfo. Con 330 sì, 219 no e un astenuto  i deputati hanno dato il via libera al maxiemendamento in cui sono racchiuse le novità apportate al testo dal lavoro in commissione, in attesa delle modifiche ben più corpose che arriveranno a palazzo Madama, dai provvedimenti bandiera come reddito e pensioni di cittadinanza e quota 100, ai tagli dei fondi all’editoria e alle pensioni d’oro. Un lavoro che non si preannuncia facile, come del resto non sono stati facili per il governo gli ultimi mesi.

Bruxelles aspetta ancora una risposta, un cambio di rotta chiaro e preciso che possa evitare all’Italia la procedura di infrazione: non è un caso se il paventato incontro Conte-Juncker, annunciato da parte italiana per martedì, non sia mai stato segnato nell’agenda del presidente della commissione. Le buone intenzioni non bastano, l’Ue vuole vedere i nuovi impegni italiani nero su bianco entro il 19 dicembre. E per ora, non ci sono. Sia Lega che M5s non sembrano disposti a ridurre il deficit verso quel 1,9%-2% sperato da Bruxelles, anche se in entrambe le forze ci sono posizioni diverse. E complessivamente, nel governo gialloverde le spaccature e le differenze di vedute restano su diversi punti, nonostante il susseguirsi di vertici e incontri, mentre il ministro dell’Economia Giovanni Tria sembra sempre più in difficoltà. L’interessato ha smentito le – ennesime –  voci di sue dimissioni rilanciate dai giornali. Anche dal M5s, con cui negli scorsi mesi c’è stato più di un attrito, si è levata in sua difesa la voce del leader Luigi Di Maio che ha smentito l’esistenza di un ‘caso Tria’. “I rapporti ottimi, sta facendo un ottimo lavoro nel lavoro di mediazione con l’Ue. Smentisco questa voce di dimissioni, squadra che vince non si cambia”. Ma come giovedì è stata notata l’assenza del titolare dei conti pubblici nel vertice di palazzo Chigi con premier e vicepremier, venerdì, mentre si votava la fiducia alla Manovra e il Cdm si riuniva per approvare la nota di variazione, non è passata inosservata la sedia vuota del ministro, primo firmatario della Manovra, che ha scelto invece di partecipare alla prima della Scala a Milano. La partita dei numeri – e politica – si giocherà la prossima settimana al Senato, quando sono attesi gli emendamenti sul superamento della Fornero e sul reddito di cittadinanza: probabilmente, alla ricerca di risorse per venire incontro alle richieste dell’Ue, verranno riviste le coperture, rispettivamente 6,7 miliardi e 9 miliardi. “Le relazioni dei tecnici ci stanno indicando che potrebbero servire meno soldi per la stessa platea”, ha assicurato Di Maio. Che nel frattempo deve fare i conti con l’insofferenza leghista: l’emendamento su quota 100, portato avanti dal Carroccio, sarebbe infatti già pronto, mentre il lavoro pentastellato sul reddito di cittadinanza non ha lo stesso passo. E i tempi sono strettissimi.

Quando la trattativa era data già per fallita sia dalle opposizioni che dalla maggioranza, con l’ostruzionismo ad allungare l’esame della Manovra e far rischiare lo slittamento del voto finale a domenica, un confronto in extremis tra i capigruppo delle forze di minoranza e il presidente della Camera Roberto Fico ha sbloccato la situazione. Arriva il placet della maggioranza allo slittamento da metà dicembre a gennaio dell’esame del ddl riforme costituzionali. Le opposizioni cantano vittoria: “gli avremmo combinato un disastro anche con il decreto fiscale”, spiega un parlamentare del Pd. Così, l’accordo raggiunto prevede che il voto finale sulla Manovra si avrà sabato, intorno alle 16. Alle 11,30 si riunirà la conferenza dei capigruppo per stabilire il rinvio dell’esame del ddl riforme.

Intanto, dall’Europa arrivano notizie devastanti proprio sul piano della conferma della decrescita, in Italia, mentre in Europa la tendenza è positiva. Pil della zona euro in crescita dello 0,2% nel terzo trimestre del 2018 rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% in confronto al terzo trimestre del 2017. Lo comunica Eurostat confermando le stime flash. Il dato della crescita dell’Italia, secondo l’istituto di statistica europeo che conferma il dato Istat, si attesta a -0,1% rispetto al trimestre precedente. Nell’Ue a 28 il Pil è salito dello 0,3% rispetto al secondo trimestre e del l’1,8% tendenziale. Secondo Eurostat inoltre l’occupazione nell’Eurozona nel terzo trimestre è cresciuta dello 0,2%, dopo il +0,4% nel secondo trimestre. Rispetto a un anno fa si è registrato un +1,3% nella zona euro 19 e +1,2% nella Ue a 28. In Italia, conferma l’ufficio europeo di statistica, l’occupazione è calata del -0,3% dopo il +0,6% nel secondo trimestre.

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