Manovra. Giovedì approda alla Camera. Le proteste dei pensionati al minimo e del Non profit, scippati dal governo. Speranza, Mdp: “Sud martoriato”

Manovra. Giovedì approda alla Camera. Le proteste dei pensionati al minimo e del Non profit, scippati dal governo. Speranza, Mdp: “Sud martoriato”

Dopo la breve pausa natalizia, la Manovra economica torna domani, 27 dicembre, all’esame della Camera per la terza e definitiva lettura. Il testo farà un passaggio in commissione Bilancio di Montecitorio, per poi approdare in Aula venerdì 28. Il voto finale è previsto entro sabato 29 dicembre. La maggioranza rivendica le misure della legge di bilancio. Il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce – e ci mancherebbe pure che non ne facesse oggetto di pura propaganda politica, dimenticando la ferita inferta al Parlamento, alla Costituzione e alle prerogative dei senatori che l’hanno votata al buio – che la Manovra targata M5s-Lega mette al centro i cittadini e ridà loro dignità. “Abbiamo trovato un paese abbandonato a se stesso e in sei mesi sono tanti i traguardi raggiunti”. E ricorda alcune delle principali misure, a cominciare dall’aumento “delle pensioni minime e quelle d’invalidità; il reddito di cittadinanza rivoluzionerà il mercato del lavoro; eliminiamo la legge Fornero, abbassiamo il costo del lavoro tagliando le tariffe Inail che le aziende pagano senza diminuire le garanzie per i lavoratori”. E ancora: “Ci occupiamo del rilancio e dello sviluppo del nostro Paese, investendo 10 miliardi sul dissesto idrogeologico e finanziando con 6.000 euro di bonus l’acquisto di auto elettriche”.

Sindacati, Associazioni no profit sul piede di guerra. Gli Ncc chiederanno a Mattarella di non firmare la legge di Bilancio

Ma contro Di Maio, e il governo, sindacati e opposizioni rimangono sul piede di guerra, annunciando manifestazioni di protesta. Partito democratico e Forza Italia promettono battaglia dentro e fuori il Parlamento. I dem hanno organizzato un presidio davanti a Montecitorio per il 29 dicembre, mentre Cgil, Cisl e Uil si stanno organizzando per una grande manifestazione a gennaio: nel mirino le pensioni e i tagli al volontariato. ”L’impatto di questa misura è di conseguenze imponenti per il terzo settore, per tutte le storie che lo contraddistinguono”, afferma a Radio Vaticana la portavoce del Forum del terzo Settore Claudia Fiaschi, in merito ai tagli alle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali. ”Penso che alla Camera valga la pena un ripensamento in questa direzione – continua Fiaschi – Sono tante le attività che non saranno più sostenibili, a patto che le famiglie se le autofinanzino o che le amministrazioni pubbliche nei territori decidano di sostenerle con contributi più sostanziosi. Temo che si sia sottovalutato l’impatto di una patrimoniale, io la chiamo così sul terzo settore. In qualche modo noi dovremo trovare delle risorse aggiuntive”. Domani in piazza a Roma anche gli Ncc. Alle ore 17 – riferisce l’Anitrav – una delegazione porterà al Quirinale un’istanza rivolta al presidente della Repubblica affinché non firmi il decreto, ritenuto incostituzionale. “Agiremo anche in sede legale nei confronti del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e della parlamentare M5S, Paola Taverna, per le loro dichiarazioni a favore della categoria dei tassisti”. L’auspicio della categoria “è che nella fase di conversione in legge del decreto si apra il tavolo al ministero dei Trasporti, per correggere tutte le incongruenze contenute nelle norme, che ingessano le imprese”.

Durissime le opposizioni. Speranza, Mdp: “Sud letteralmente martoriato”

Critiche le opposizioni: Per +Europa il governo “sta esautorando completamente il Parlamento della sua basilare funzione di controllo delle tasse prelevate ai cittadini e delle spese da esse finanziate. Ancora si dimostra che la maggioranza giallo-verde ignora e viola senza alcuno scrupolo il principio di separazione dei poteri su cui fondano le democrazie liberali”, osserva il coordinatore Benedetto Della Vedova. Per il forzista Giorgio Mulè “la Manovra che fintamente si discute da domani alla Camera paralizza il presente e ipoteca il futuro con oltre 50 miliardi di tasse per i prossimi anni”. Leu, con Roberto Speranza, osserva: “Il Sud è stato letteralmente martoriato da questa legge di bilancio. Dopo aver preso i voti al Sud – prosegue Speranza – ora il governo gialloverde si appresta ad approvare una Manovra che aumenterà ancora di più il divario tra aree forti e aree deboli del Paese. Gli investimenti e il rispetto della clausola Ciampi avrebbero consentito una vera ripartenza delle regioni del mezzogiorno. Purtroppo non ve ne è alcuna traccia nel testo approvato”. “Con queste premesse la discussione che si annuncia in materia di nuova autonomia diviene ancora più pericolosa per l’unita nazionale”, conclude Speranza.  La Manovra sarà anche al centro della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, prevista per venerdì alle ore 10.

Ma è la rabbia dei pensionati al minimo che occuperà le piazze, dal 28 dicembre. Un vero scippo contro di loro

Al via dal 28 dicembre la protesta dei pensionati contro la manovra. I sindacati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno promosso dei presìdi sotto le prefetture che continueranno fino alla manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil prevista a gennaio. I presìdi si terranno venerdì a Roma, Milano, Venezia, Bologna, Pescara, Lecce, Latina e Aosta. “Saremo davanti alle prefetture di tutta Italia, i pensionati sono arrabbiatissimi e si stanno organizzando in tutte le province”, spiega Patrizia Volponi, segretaria nazionale Fnp. Secondo i sindacati, in tre anni la manovra sottrae 2,5 miliardi di euro dalle tasche dei pensionati intervenendo nuovamente sull’adeguamento delle pensioni all’inflazione: una “vessazione”. “Il governo ha disatteso l’accordo fatto con l’esecutivo Gentiloni – sottolinea Volponi – ma non può pensare di fare cassa con i pensionati: il contrasto alla povertà andrebbe fatto agendo sulla fiscalità generale”. “Speriamo che questa volta ci ascoltino: i pensionati sono 16 milioni e 450 mila e contando le pensioni di reversibilità, le posizioni arrivano a 22 milioni”. Secondo la sindacalista, il mancato adeguamento all’inflazione si farà sentire sull’assegno previdenziale: “Una pensione inferiore a 1.522 euro avrà una rivalutazione dell’1,1% poi si andrà a decrescere; la grande maggioranza dei pensionati non avrà nulla o quasi. Non si tratta di spiccioli: significa che ad una pensione da 3.000 euro lordi mancheranno 390 euro (260 netti), cioè 30 euro al mese (calcolando 13 mensilità)”.

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