Manovra. Interlocutorio incontro fra Conte e Juncker. Il premier sposta il rapporto deficit-pil ma, dice, manteniamo le promesse su quota 100 e reddito di cittadinanza, con risorse miracolose. Il trucco c’è e si vede. Ancora un calo della occupazione

Manovra. Interlocutorio incontro fra Conte e Juncker. Il premier sposta il rapporto deficit-pil ma, dice, manteniamo le promesse su quota 100 e reddito di cittadinanza, con risorse miracolose. Il trucco c’è e si vede. Ancora un calo della occupazione

Forse le sorti dell’intesa tra Italia e Commissione si decideranno a Bruxelles nella sede della Ue, palazzo Berlaymont, tredicesimo piano, ufficio del presidente Juncker, con il quale ancora un incontro di Conte per  fare il punto sulla manovra economica. Al termine della “chiacchierata”, perché di questo si è trattato, il premier Conte ha annunciato che è stato un confronto positivo e che il rapporto deficit-pil potrebbe scendere dall’attuale 2,4% al 2,04 a suo parere venendo così incontro alle richieste della Ue, un rapporto sotto il 2%. “Abbiamo recuperato alcune risorse finanziarie, eravamo stati molto prudenti. E queste risorse finanziarie le stiamo utilizzando adesso per questa negoziazione”. Quali e quante sono queste risorse? Dove sono state recuperate? Le misure, dice, entreranno in vigore come preannunciato. “Reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi previsti”. Già, ma quali, visto che nella manovra approvata alla Camera non sono neppure nominati. Conte sorvola, dicendo che “il lavoro con la Ue continua”. Ora, Salvini e Di Maio dovrebbero deporre le armi, mettere a tacere la loro arroganza. Una sconfitta per i gialloverdi costretti ad andare a Bruxelles con il piattino per raccogliere le elemosine. Oppure il grande bluff, le due promesse, il libro dei sogni, il paese di bengodi, riposto nel cassetto, qualche mancia per i più poveri. Non vi è traccia, per esempio, di quanto Cgil, Cisl, Uil hanno proposto nell’incontro con il presidente del Consiglio. Da parte della Commissione, silenzio di Juncker, parla una portavoce. “Buoni progressi”, la Commissione ora “valuterà la proposta ricevuta questo pomeriggio” dall’Italia. Il  lavoro proseguirà nei prossimi giorni. “L’incontro di oggi fa parte del dialogo continuo sul bilancio 2019 – ha indicato la portavoce comunitaria – il presidente Juncker ha ascoltato attentamente il premier Conte e gli argomenti presentati”. Nell’incontro più in là non si è andati. Perché i problemi da affrontare sono molti e ancora non vi è una manovra di Bilancio con il timbro del Parlamento. La legge approvata alla Camera, infatti, era solo poco più che carta straccia visto che sarà il Senato a predisporre una stesura, anche questa non definitiva, che comprenderà i due interventi che stanno a cuore al vicepremier Salvini, quota cento per le pensioni e reddito di cittadinanza per l’altro vicepremier, Di Maio. Poi deve tornare alla Camera per il via libera definitivo. Le “voci” che circolano nel palazzone di Bruxelles non sono “benevole” nei confronti del governo gialloverde di cui si fa portavoce il premier Giuseppe Conte, accompagnato dal ministro del Tesoro, quel Tria che appare sempre più contrariato e dimesso dovendo farsi carico anche delle liti fra i veri protagonisti, i due capi, quello della Lega e quello dei Cinquestelle, ormai impegnati ogni giorno in polemiche di ogni genere. Anche Conte, del resto, è solo un ambasciatore, o meglio uno che cerca di far da paciere fra i due leader. Dall’altra parte del tavolo non si nasconde, malgrado le strette di mano ed i sorrisi di occasione, la difficoltà di una trattativa complessa e difficile sottoposta agli umori delle due bande politiche che gestiscono il governo. Così come le dichiarazioni, sempre più “smargiassate”, nelle quali anche Conte si sta producendo. Commentando il Consiglio dei ministri tenuto prima della partenza per Bruxelles, dopo vertici, incontri a due, a tre, Conte ha affermato che il Cdm “ha preso numerosi provvedimenti per la semplificazione della Pa e per i codici di settore. Lì dove c’erano strettoie e impedimenti, ora creiamo nuove autostrade per lo sviluppo del Paese. Questa è la nostra visione del Paese, del Sistema-Italia. Anche questo argomento farò valere sul tavolo di Bruxelles”. Quella delle “nuove autostrade per lo sviluppo” è davvero una battuta infelice. A raccontar fandonie è più bravo il Salvini con a ruota Di Maio, i due non si perdono di vista ed a Bruxelles la cosa non sfugge. Usano una parola che arriva a Bruxelles insieme alla notizia sull’andamento della nostra economia con i nuovi dati resi noti dall’Istat. Anche se l’Istituto come è sua abitudine cerca di mettere in primo piano il bicchiere mezzo pieno, i disoccupati sarebbero diminuiti di mezzo punto rispetto al trimestre precedente dal 10,7% al 10,2%. In realtà il calo è dovuto a chi non ha lavoro e viene inserito fra  chi cerca lavoro oppure non lo sta proprio cercando.

Da luglio a settembre il mercato del lavoro ha perso 52 mila occupati. Diminuiscono i lavoratori a tempo indeterminato

Il dato vero che non può essere nascosto è che dal luglio a settembre il mercato del lavoro ha perso 52 mila occupati rispetto al trimestre precedente  Diminuiscono soprattutto i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (-0,7% sul trimestre precedente e -1,5%, pari a un calo di 222.000 unità, rispetto al terzo trimestre 2017). Sono dinamiche congiunturali del mercato del lavoro – spiega l’istituto – che riflettono il calo dei livelli di attività economica rilevato nello stesso periodo, con una flessione del Pil (-0,1%), dopo quattordici trimestri di espansione. Insomma anche questi dati non sono un buon viatico per le trattative con la  Ue, ma a Bruxelles dove domani inizieranno i lavori del Consiglio europeo preferiscono parlare di “incontro” per  “provare” a definire le linee generali di un possibile accordo per poi passare a mettere il “bollino” sulla manovra di Bilancio. Allo stato il problema da risolvere riguarda i numeri che nascondono però la sostanza: due visioni del tutto diverse fra i Commissari Ue e i gialloverdi, al momento al governo. Resta una forbice fra le richieste di Bruxelles e gli “aggiustamenti” comparsi su giornali, interviste e dichiarazioni, ma mai annunciati ufficialmente. L’esecutivo Ue  punta a un deficit -pil sotto il 2% (almeno all’1,9%), mentre il governo Conte sta cercando di scendere al 2-2,1% (dal 2,4% attuale). Le posizioni sembrano vicine, ma non lo sono, anche se  Conte ha annunciato nella illustrazione delle proposte del governo, che si potrebbe scendere al 2,04%. “Valutazioni tecniche – ha detto – ci consentono di recuperare qualche risorsa, senza venir meno agli impegni presi”. Come ciò può avvenire non è stato detto e  suscita molti sospetti. Che, invece, siano veritiere le parole di Conte relative al buon clima dell’incontro con Juncker, Moscovici e Dombrovskis non lo mettono in dubbio. Che pensava il nostro premier che lo avrebbero preso a schiaffi? In fondo sono tutti dei gentiluomini.

I “numerini”della manovra sono un monte di euro. Il trucco del governo c è e si vede. Polemica con la Francia

Ma  quei “numerini” sono un monte di euro. Il trucco, nelle posizioni del governo, c’è e si vede. Una “truffa” bella e buona a fronte delle promesse fatte in campagna elettorale, tutto e subito. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza per le famiglie numerose scompare. Non vale più il numero dei figli, il coniuge a carico, e la sua attuazione si sposta nel tempo anche perché i centri per l’impiego, di fatto, non esistono, non sono in grado di avanzare offerte di posti di lavoro, ci vorranno perlomeno due anni per svolgere un ruolo diciamo decente. Forse anche più. Non solo. Non si parla più di tessera elettronica, ora pare che il governo si orienti su una proposta della Lega per far pervenire l’assegno direttamente agli imprenditori, magari se li depositano in banca anche per un solo mese ci guadagnano pure. A proposito di “quota cento” si parla di spostamento nel tempo, verso settembre ed anche oltre. L’uscita sarebbe valida solo per un anno poi la “finestra” si sposterebbe da 40 a 41 anni. Insomma solo due finestre di uscita, una ad aprile e una a settembre.

A rendere ancor più difficile un accordo con la Commissione le dichiarazioni di esponenti del governo gialloverde. A fronte della manovra di Bilancio proposta dalla Francia, che sfora il 3,5%, sono insorti i soliti noti. “Ora – dicono – vediamo se la Ue usa due pesi e due misure”. Vengono immediatamente redarguiti. Se ce ne fosse bisogno mostrano ancora una volta di essere dei dilettanti allo sbaraglio, degli sprovveduti. Perché il deficit si misura in rapporto al debito. Fra noi e la Francia c’è un mare. Il bello, anzi il brutto, è che  questa tesi viene diffusa da televisioni e radio senza che i conduttori dicano una parola, facciano chiarezza. Purtroppo, lo diciamo con rammarico, ci pensa il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici. “Lo sforamento del 3% del rapporto tra deficit e pil non è un tabù per la Francia”. Per Moscovici lo sforamento della soglia del 3% può essere presa in considerazione, per la Francia, anche se solo per un periodo di tempo limitato e per motivi eccezionali. “Non si tratta di indulgenza – afferma il commissario europeo – ci sono delle regole, nient’altro che le nostre regole. Non deve sembrare che da un lato siamo troppo severi e dall’altro usiamo una forma di lassismo. Il paragone con l’Italia è del tutto sbagliato perché le situazioni sono completamente diverse. La Commissione europea sta sorvegliando il debito italiano da tanti anni. Non l’abbiamo mai fatto per la Francia”. Possibile che i governanti italiani non fossero al corrente delle diverse quantità del debito fra Italia e Francia? No, proprio perché sono dilettanti allo sbaraglio. Come si evince dal pasticcio clamoroso sulla cosiddetta ecotassa in manovra di Bilancio. Il pasticcio ha fatto in modo che Fca scendesse in campo contro l’ecotassa sulle auto inquinanti a sostegno del bonus per elettriche e ibride: se non verrà cancellata potrebbe essere costretta a ritirare il piano di investimenti da 5 miliardi di euro annunciati per l’Italia. E ha scatenato l’ira delle forze sindacali che temono una perdita secca di posti di lavoro. “Il rischio che Fca debba rivedere il piano è assolutamente da evitare”, afferma la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Concorda il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “Chiediamo di eliminare quella norma che rischia di far compromettere tutto il piano industriale di Fca. Non possiamo permettere che per disattenzione si rimetta in discussione un settore con 200 mila addetti”. “Purtroppo i nostri maggiori timori si stanno realizzando”, osserva il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. Per il responsabile del settore automotive della Fiom, Michele De Palma, “il piano di Fca va implementato e non messo in discussione”.

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