La trattativa caotica Salvini-Di Maio fa ritardare l’approvazione della manovra, ferisce il Senato, prende in giro gli italiani con bugie, tagli e tasse. Qualcuno dica basta

La trattativa caotica Salvini-Di Maio fa ritardare l’approvazione della manovra, ferisce il Senato, prende in giro gli italiani con bugie, tagli e tasse. Qualcuno dica basta

Incredibile ma vero. Dopo la catastrofe di una legge di Bilancio, la più importante per i destini futuri degli italiani, già più volte bocciata da tutti gli organismi istituzionali e tecnici, in Italia e in Europa, e già emendata alla Camera (che ha approvato un testo che è ormai carta straccia); dopo un dannoso braccio di ferro con la Commissione europea, che ha imposto una serie di condizioni pesanti per passare da un deficit previsto al 2,4% al 2%; dopo i ridicoli proclami propagandistici sulle balconate di Palazzo Chigi da parte del viceministro Di Maio e dei parlamentari 5Stelle, ecco che il governo, mentre i tempi stringono drammaticamente, si rifugia nei problemi tecnici e bara sostenendo che alla Ragioneria generale dello Stato serve più tempo per “bullonare” il maxiemendamento. Una bufala che pure un bambino delle elementari sarebbe in grado di smentire. La verità è che questo governo, tenuto assieme da un “contratto tra privati” sbanda costantemente tra le promesse elettorali dell’uno e dell’altro dei due dioscuri, Salvini e Di Maio, mentre la coperta del deficit e dei conti pubblici si è fatta paurosamente sempre più stretta. All’ennesimo ritardo dell’arrivo nell’Aula del Senato del maxiemendamento alla manovra, che il governo deve presentare e sul quale – ha annunciato – porrà la questione di fiducia si è scatenata la sacrosanta reazione delle minoranze che hanno costretto la presidente del Senato Alberti Casellati a invitare la Lega, il Movimento 5 stelle e il governo “ad avere un percorso legislativo più regolare e rispettoso dell’Assemblea”. Una richiesta soft, tutto sommato, data la vera e propria emergenza democratica che le istituzioni repubblicane stanno vivendo in queste ore. Di fatto, è la prima volta che il Senato voterà una legge di Bilancio senza prima averla letta, discussa, emendata. Una vero e propria espropriazione dei diritti costituzionali della Camera alta, e probabilmente anche di quella dei deputato, che dovrà correre per approvarla a sua volta dopo l’ennesima richiesra di fiducia.

Un dibattito surreale nell’Aula del Senato. Le opposizioni parlano di ferita alla democrazia, e la maggioranza esalta una manovra che non esiste

Insomma, il testo, che l’esecutivo avrebbe dovuto depositare nel primo pomeriggio di oggi, arriverà sabato alle 14 per essere votato – dopo quattro ore di discussione – dalle 20,30. Le opposizioni, all’annuncio letto in Aula dal presidente Casellati, sono insorte. Forza Italia con Anna Maria Bernini giudica l’atteggiamento del governo “sconcio nei confronti del popolo italiano. Prendere in giro il Parlamento per venti giorni è uno sfregio ai loro elettori. E’ la loro Caporetto politica, il fallimento politico di questo governo”. Il Partito democratico occupa l’emiciclo al termine della seduta “contro il comportamento scandaloso del governo nei confronti del Senato”, mentre Leu chiede (senza successo) di inviare il maxi non in Aula ma in commissione Bilancio per analizzarlo fino all’ultimo dettaglio. La Lega si assume la responsabilità del ritardo ma non rinuncia ad attaccare lo schieramento avversario. “Chiediamo scusa – dice il capogruppo Massimiliano Romeo – ma è la prima volta negli ultimi anni che la manovra la scrive il governo. Ci vuole quindi più tempo rispetto al ‘copia e incolla’ del fax di Bruxelles a cui ci eravamo abituati. La Ragioneria – aggiunge – non era abituata”. Anche il Movimento 5 stelle replica alle accuse. Stefano Patuanelli, capogruppo 5S, ricorda, sbagliando, che anche in anni passati la manovra arrivò in Aula senza un voto in commissione. E a chi evoca la disfatta di Caporetto risponde: “Siamo riusciti a tenere insieme le esigenze di bilancio e quelle dei cittadini. E’ una grande vittoria politica di questa maggioranza”. Come poi si possa fare tale affermazione in assenza di un testo, il capogruppo 5Stelle non lo ha spiegato, né poteva farlo.

Conte però conferma: ritardo dovuto alla trattativa tra Salvini e Di Maio non a problemi tecnici della Ragioneria dello Stato

Interrogato dai cronisti il presidente del Consiglio esprime “dispiacere” per i ritardi accumulati sulla legge di Bilancio. “Mi sarebbe piaciuto lasciare al Parlamento un più ampio margine di discussione”, spiega, ma “non mi devo giustificare se la trattativa ha impiegato tutto questo tempo”. Dunque, il presidente ammette che il ricorso ai tempi tecnici per giustificare il ritardo non regge, e parla di trattativa. Tra chi, è noto a tutti. E su cosa, è altrettanto noto. Conte, che ha rimandato a dopo Natale la tradizionale conferenza stampa di fine anno in programma domani proprio in Senato, assicura poi che l’iter per l’approvazione è al “rush finale. Confidiamo che nella giornata di domani possa essere approvata. So che siamo in zona Cesarini”. Altra battuta da propaganda via social la dice invece il vicepremier Matteo Salvini: “Finalmente dopo anni di mutismo e rassegnazione c’è stata una trattativa seria, vigorosa e coraggiosa”. Il Colle, infine, non entra nella vicenda. Quel che Sergio Mattarella aveva da dire sul ruolo del Parlamento lo ha detto non più tardi di mercoledì, parlando alla cerimonia di auguri alle alte cariche dello Stato, ricordando che esso rappresenta la sovranità popolare ed ha un ruolo centrale nella democrazia che “va rispettato e preservato”. Un consiglio evidentemente non seguito da leghisti e pentastellati, che invece hanno ridotto il Senato a un gruppo di persone costrette a permanere inutilmente in una sala d’attesa. Una vergognosa sceneggiata.

Le voci critiche: De Petris e Fassina, di Liberi e Uguali 

Tra le voci più critiche, quella di Loredana De Petris, Leu, e capogruppo del Misto: “Per noi si deve continuare a oltranza”, ha detto Loredana De Petris in aula a palazzo Madama protestando per il rinvio a sabato della presentazione del maxi emendamento contenente la manovra. La presidente del gruppo Misto si è scagliata contro la maggioranza che “ci ha scambiato per quelli che devono solo mettere i like ai post su Facebook. La realtà”, ha accusato, “è che state rischiando di portare il Paese all’esercizio provvisorio”. Altrettanto dura la nota di Stefano Fassina, che pure in qualche caso aveva aperto al tentativo del governo di forzare il deficit: “È gravissimo quanto sta avvenendo in questi giorni e in queste ore al Senato sul Disegno di Legge di Bilancio. Per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, i principali contenuti della legge più importante non vengono esaminati dal Parlamento, neanche da uno dei due rami. Infatti, la Camera dei Deputati ha discusso per settimane un testo semivuoto e superato dal negoziato in corso con Bruxelles. Il Senato ora non può né discutere né tanto meno emendare il maxi emendamento che il governo deve ancora presentare. Poi, la Camera tra Natale e Capodanno dovrà ratificare con la terza fiducia il provvedimento. Siamo in evidente contraddizione con i requisiti minimi della democrazia parlamentare impiantata dalla nostra Costituzione. La Presidente Casellati e il Presidente Fico non hanno nulla da dire? Tutte le opposizioni dovrebbero rivolgersi al Presidente Mattarella”.

Il Pd occupa l’Aula per mezz’ora e il deputato Enrico Borghi solleva l’allarme blitz nella manovra

Durissimo il capogruppo Dem Andrea Marcucci, secondo cui ” non abbiamo ancora il testo che cambierà completamente la manovra. Il Parlamento non ha avuto modo di vederla manovra. Siamo contro la Costituzione”, ha tuonato, annunciando l’occupazione dell’aula da parte del Pd, durata circa mezz’ora dopo la fine della seduta. Da parte sua, il deputato dem Enrico Borghi solleva un allarme non infondato: “potremmo infatti trovare in questa manovra misure straordinarie, provvedimenti ordinamentali rispetto alle quali non si potrà più intervenire. Se per esempio il governo decidesse di vendere il Colosseo, al Parlamento non resterebbe che accettare. Non ci sarebbe nessuna possibilità di interrompere una decisione così scellerata”. Infatti, prosegue, “noi vogliamo avere la garanzia da parte dei presidenti di Camera e Senato che vigileranno sulla normativa perché non si usi questa legge per fare dei blitz, operazioni sulla pelle degli italiani o tentativi di aggiramento del ruolo di controllo del Parlamento e della minoranza. Il Partito democratico sarà presente e richiamerà a rispettare fino in fondo le loro responsabilità e competenze”, conclude.

E perfino Francesco Boccia, con simpatie verso i 5Stelle, esprime dure critiche

Perfino Francesco Boccia, candidato alla segreteria del Pd, che pure ha sempre manifestato un orientamento più incline al dialogo coi 5Stelle, esprime forti critiche su quanto sta avvenendo: “Il governo Lega-M5S, rinviando ancora la presentazione del maxi emendamento alla legge di Bilancio in Senato, continua ad esautorare e umiliare il Parlamento. Non trasmettono i testi, siamo ancora all’oscuro dei contenuti, conosciamo solo i dettagli dell’accordo fatto a Bruxelles che si traduce in aumenti Iva alle stelle, 25,2 nel 2020 e 26,5 nel 2021, e un aumento indistinto della tassazione, dei tagli lineari e una diminuzione degli investimenti. Caos e pasticci di tale portata che non erano nemmeno ipotizzabili dai peggiori detrattori del governo Lega-M5S che si dimostra ogni giorno di più disastroso”. E se lo scrive lui…

Share