La recensione. Gianluca Galotta, “Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra”

La recensione. Gianluca Galotta, “Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra”

La politica è in crisi di identità? Per rispondere a questa domanda la verifica va fatta analizzando dei casi concreti. E per i suoi recenti mutamenti il caso italiano è uno dei più interessanti. Basti pensare alla trasformazione palingenetica che dal ben definito PCI ha condotto all’attuale e scolorito PD. Un partito difficile da collocare: è di sinistra? di destra? di centro? Ma si pensi anche all’avvento della videocrazia con Berlusconi, al partito-azienda targato Mediaset e alla riduzione della politica a puro marketing. Nel caso di Forza Italia non ci sono dubbi: è senz’altro un partito di destra. Ma a differenza delle cosiddette destre liberali europee è illiberale, profondamente corrotto e ha promosso il ritorno del fascismo in Italia. E allora, che tipo di destra è? Poi, non si può non rivolgere lo sguardo alla travolgente irruzione del Movimento 5 Stelle nello scenario politico italiano. Un movimento, appunto, e non un partito. Ma fino a quando? In quanto all’ecologismo e all’antiatlantismo professato dal suo fondatore sono posizioni di destra o di sinistra? Viste le numerose oscillazioni politiche è sufficiente l’etichetta “populismo” per definire il M5S? Infine, resta da menzionare il progressivo aumento dell’astensionismo, segno della sfiducia di tanti cittadini – in alcune elezioni addirittura la maggioranza – nei confronti di tutti i partiti. Questi cambiamenti e altri ancora riflettono la tormentata fine della Prima Repubblica e hanno indotto parecchi studiosi a riesaminare il significato delle categorie della politica rispetto a come le abbiamo conosciute fino a ieri. Uno di questi studiosi è il giovane filosofo Gianluca Galotta. Il quale, collocandosi nel solco di un lungo dibattito, ha dato alle stampe un denso volume intitolato Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra, (Mimesis, Milano 2017, 327 pp., 25 euro).

Il lavoro di Galotta si divide in tre parti. La prima ricostruisce storicamente la nascita e l’evoluzione della dicotomia destra/sinistra fornendo al lettore un’utile tassonomia e un quadro degli sviluppi dell’uno e dell’altro campo. Questa parte costituisce l’indispensabile introduzione alle oltre duecento pagine che seguono perché sin dalle origini la coppia destra/sinistra si rivela assai complessa e in virtù di tale complessità richiede un impegnativo lavoro di interpretazione. Per capirci in fretta, ab origine la sinistra si identificava col liberalismo classico; mentre dopo la Prima Guerra mondiale i comunisti consideravano sia la destra sia la sinistra come espressioni della borghesia. E che dire del fascismo che si dichiarava né di destra né di sinistra? E allora correttamente Galotta tratteggia un’attenta classificazione della pluralità delle destre e delle sinistre individuando al loro interno similitudini e differenze. Ad esempio le differenze tra la destra reazionaria di De Maistre e quella conservatrice di Burke, tra i comunisti ortodossi e i socialdemocratici e così via.

La seconda parte di Immediatezza e riflessività si interroga sul presente ponendo una domanda molto chiara: la diade destra/sinistra è ancora efficace per descrivere l’attuale spazio politico? Galotta illustra ampiamente parecchie opere che hanno animato il dibattito intorno a questo interrogativo a partire dagli anni ’90 del secolo scorso a oggi. Tra le teorie del superamento della dicotomia destra/sinistra troviamo il concetto di globalizzazione (che si porta dietro l’idea di crisi dello Stato-nazione e la comparsa di organismi sovranazionali di tipo economico-finanziario), poi i concetti di fine della storia, tramonto delle ideologie, crisi dell’idea di progresso e società del rischio. Galotta illustra e critica una per una queste ipotesi concludendo che la dicotomia destra/sinistra ha ancora un senso seppur necessita di essere aggiornata in relazione alle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni.

Se i libri servono per prendere posizione – ed è questo uno dei meriti di Immediatezza e riflessività – va rilevato che le teorie del superamento della partizione destra/sinistra sono – chi più chi meno – assai deboli. E una delle prove di tale debolezza è costituita dalla loro straordinaria amplificazione mediatica. Da oltre trent’anni a questa parte, salvo rare eccezioni, non c’è stato praticamente quotidiano, periodico, Tg, Gr e così via che non abbia promosso con una permanente campagna di propaganda una o tutte queste teorie (con l’esclusione della crisi dell’idea di progresso perché la messa in discussione di tale idea vanificherebbe tutto il lavoro di propaganda travestito da informazione). Tali teorie hanno diversi punti in comune. Ne segnaliamo due: favorire l’affermazione ideologica del neoliberismo; negare o quantomeno oscurare la realtà della società divisa in classi e il conseguente concetto di lotta di classe. In poche parole le principali teorie del superamento della dicotomia destra/sinistra hanno contribuito e contribuiscono tutt’oggi a fare gli interessi dell’élite economica. La quale la lotta di classe non ha mai smesso di praticarla così come ricordava Luciano Gallino ai tanti esperti in distrazione.

Con la terza e ultima parte del libro Galotta offre il suo contributo al dibattito sulla dualità destra/sinistra. Prendendo come punto di riferimento l’opera del filosofo Alessandro Ferrara, Galotta si concentra sulla passione democratica per l’apertura intesa come elemento centrale della democrazia, come riconoscimento della pluralità e come atteggiamento positivo verso il nuovo. Mentre, viceversa, la società chiusa è statica e tende alla conservazione. Tra gli esempi di “mente aperta” Galotta cita Mill. L’autore del celebre “Saggio sulla libertà” sostiene infatti che il valore attribuibile a un periodo storico è direttamente proporzionale alla possibilità che esso offre di praticare differenti modi di vita. Mentre per fortuna Galotta non cade nella trappola della “società aperta” preparata da Popper. Un’idea superficiale e priva della minima analisi dei rapporti di forza presenti nella realtà, ma che ha lo scopo politico di offrire una sponda teorica al liberismo. E infatti è utilizzata a piene mani dalla stampa mainstream. Sulla scorta di Alessandro Ferrara, Galotta critica Popper non per i motivi appena detti, ma perché la “società aperta” è in realtà chiusa in un riduzionismo razionale/scientifico che non lascia spazio a diversità inesprimibili nei termini della scienza e della ragione. Arriviamo così alla critica alla destra neoliberista e a comprendere la proposta contenuta nel titolo del libro. La cifra della destra è l’immediatezza, la realtà che si impone da sé. Mentre la cifra della sinistra è la riflessività sulla realtà e il tentativo costante di superarla.

Al di là delle opinioni politiche di ognuno di noi Immediatezza e riflessività è un libro da leggere non foss’altro perché aiuta a fare il punto su un trentennale dibattito. Ma anche perché contiene in nuce l’opportunità di altri lavori su cui speriamo Galotta s’impegni presto. Per capirci: il convitato di pietra di Immediatezza e riflessività è Marx. E per quanto nel libro si discuta (quasi sempre indirettamente) del filosofo di Treviri la sua opera non è adeguatamente affrontata. Peggio ancora, i tanti autori che nel libro di Galotta la mettono in discussione ne hanno una conoscenza spesso superficiale, a iniziare da Popper tanto per fare un nome immeritatamente di spicco. Altra questione che ricorre tra le righe del volume di Galotta: il lavoro. Argomento che, appunto, risiede tra le righe, ma che alla fin fine costituisce l’oggetto principale del confronto tra destra e sinistra. Oggi siamo al dispotismo del capitale sul lavoro e senza questo dispotismo il neoliberismo non sarebbe al potere. E a proposito di potere un’ultima questione: il potere dei media. Proprio perché è praticamente monopolizzato dalle destre – che ne fanno un uso politico funzionale ai propri interessi – questo potere non andrebbe considerato alla stregua di quello legislativo, esecutivo e giudiziario in virtù della sua straordinaria capacità di manipolare l’opinione pubblica, l’elettorato e la coscienza collettiva?

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