Il governo ha deciso: “molti nemici, molto onore”. Ogni giorno ne spunta uno nuovo. Scienziati, magistrati, vescovi: offese per chiunque osi criticare. Basta, Conte, Salvini, Di Maio: dimettetevi

Il governo ha deciso: “molti nemici, molto onore”. Ogni giorno ne spunta uno nuovo. Scienziati, magistrati, vescovi: offese per chiunque osi criticare. Basta, Conte, Salvini, Di Maio: dimettetevi

“Molti nemici, molto onore”. Il motto attribuito a Mussolini, e che invece fu coniato da un condottiero tedesco del XVI secolo, dal quale il duce lo copiò, torna insistentemente nella logica comunicativa di molti esponenti del governo. Naturalmente è il ministro dell’Interno il campione dei social, di instagram e di twitter, che egli usa seguendo esattamente il modello trumpiano: una sorta di manganello, così, giusto per dare la linea ai suoi fedelissimi followers. Si sente felice sono quando è in grado di aprire sempre nuovi fronti, e oggi ne ha aperti almeno altri due, contro il presidente di Confindustria e contro il lavoro dei magistrati, mentre prosegue l’occupazione dei posti di potere con la complicità dei 5Stelle. Oggi sono infatti gli scienziati, tutti, del nostro Paese a denunciare il governo che punta a mettere “le mani” sugli enti di ricerca. E non è finita, perché non si placano le polemiche delle autorità religiose e delle associazioni laiche di solidarietà verso i migranti contro l’orribile, disumana, incivile legge Salvini. Vediamo dunque le fotografie di questa ennesima giornata vissuta “pericolosamente” dai ministri, alla ricerca di sempre nuovi nemici. Ci si convince che di questo passo si va verso il regime, ed è dunque necessario battersi perché si ponga fine prestissimo all’esperienza di questo governo, uno dei più pericolosi della storia repubblicana.

La Confindustria critica il governo? “Meglio che taccia come in passato”, replica Salvini

Botta e risposta tra il leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il capo di Confindustria, Vincenzo Boccia. In parte stemperato da un invito del vicepremier a “prendere un caffè” assieme. All’indomani della manifestazione di Torino, che ha visto gli industriali chiedere impegni sulle infrastrutture e sulla crescita economica, Salvini ha attaccato l’associazione di viale dell’Astronomia rimproverandola di aver taciuto per anni mentre gli imprenditori venivano “massacrati”. Il governo è in carica da 6 mesi: “ci lasciassero lavorare”, è stato lo sfogo. “C’è qualcuno – ha detto a margine della cerimonia di Santa Barbara, patrona dei Vigili del fuoco e della Marina militare – che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ci lasciassero lavorare e l’Italia sarà molto meglio di come l’abbiamo trovata”. Salvo, poco dopo, stemperare i toni affermando che “le porte del ministero e del governo sono sempre aperte. Credo che questo sia il governo che ascolti di più e passi di più dalle parole ai fatti. Se Boccia vuole lo incontro anche domani e gli offro un caffè”, ha concluso Salvini lasciando la basilica di San Giovanni in Laterano. La risposta del presidente di Confindustria non si è fatta attendere. “Apprezziamo la disponibilità del ministro, ma con due pregiudiziali la prima che un caffè non basta, questa volta ce ne vogliono dodici: chiaramente – ha detto Boccia – un invito deve riguardare tutte le categorie che ieri erano a Torino. La seconda è che l’invito deve essere da parte del segretario della Lega, e non del ministro dell’Interno”. Ma il numero uno di Confindustria ha anche accompagnato la sua risposta all’invito con nuovi richiami pressanti sulla concretezza della situazione. Bisogna “pensare anche alle ragioni dello sviluppo e non solo le ragioni del consenso legate ai tre grandi fini che il governo si è dato, ovvero pensioni, flat-tax per gli autonomi e reddito di cittadinanza”, ha avvertito Boccia. “Depotenziare per esempio strumenti come Industria 4.0, ridurre della metà il credito d’imposta ricerca-investimenti, ridurre la piattaforma sul credito d’imposta investimenti sul Mezzogiorno, e dibattere sulla chiusura di certi cantieri non ci sembra vada nella direzione auspicata dallo stesso governo della crescita. E siccome all’interno di questo governo c’è una idea in cui la crescita è un fondamentale della sostenibilità della manovra economica, le parti sociali – ha insistito il leader degli industriali – stanno chiedendo al governo di occuparsi del si tav, delle infrastrutture e crescita”. E a Salvini che dice che “gli imprenditori del Nord li incontro e li ascolto tutti i giorni e quando hanno delle proposte le portiamo avanti”, Boccia replica: “voglio solo segnalare che ieri eravamo l’associazione che rappresenta 3 milioni di imprese. Penso che sia un campione cosiddetto statisticamente valido rispetto agli imprenditori che incontra il ministro, penso in numero sicuramente inferiore dei nostri”. Dopo questo scambio a distanza, i prossimi giorni saranno decisivi per verificare se ci sono margini di dialogo tra governo e imprenditori.

Gli scienziati italiani denunciano le mani del governo sulla Ricerca scientifica? “Andiamo avanti”, replica Il Miur

Da sempre una Cerentola per il mondo della politica, con pochi finanziamenti e in generale una scarsa attenzione, mai come adesso la ricerca è al centro di tensioni, a partire da quelle sulle nomine dei suoi organi più rappresentativi. Tutto è cominciato con la revoca del mandato di Roberto Battiston dalla presidenza dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), per seguire con quella dei componenti non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità, fino alle dimissioni del Comitato di esperti chiamato a preparare il bando per la nomina del nuovo presidente dell’Asi. Nel dibattito è intervenuta la senatrice Elena Cattaneo, rilevando che “ad oggi la principale preoccupazione del Governo nei confronti del mondo della ricerca sembra essere legata a questioni che riguardano nomine, ruoli e posizioni dirigenziali”. Critico sulla vicenda che ha investito l’organo scientifico di consulenza del ministero della Salute è il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “credo – ha detto – che un minimo di garbo personale più che istituzionale sarebbe stato auspicabile”. Riferendosi alle dimissioni del Comitato di esperti, il suo presidente Lamberto Maffei ha invece osservato che “ci sono fatti che silenziosamente parlano”. In scadenza il 31 dicembre, il Comitato presieduto da Maffei e composto da Fabiola Gianotti, Lucia Votano, Aldo Sandulli e Mauro Ferrari è stato incaricato dal ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (Miur) di preparare il bando per la selezione del nuovo presidente dell’Asi. “Nel bando – ha detto Maffei – fissavamo come requisito per i candidati un’esperienza scientifica e manageriale, ma nella revisione del ministero la ‘e’ è diventata una ‘o’. A me e ai colleghi del Comitato non sembrava opportuno che fosse un manager a guidare un ente scientifico”. Dopo una serie di revisioni non si è comunque arrivati a un accordo. Il ministero, a quanto si apprende, ha giudicato il bando “illegittimo”, tanto da sottoporlo al parere dell’Avvocatura dello Stato: “non si limitava – hanno detto fonti del Miur – a individuare modalità e termini per la presentazione delle candidature, ma fissava requisiti per la partecipazione dei candidati”. La conseguenza “quasi fisiologica” sono state le dimissioni di quattro membri del Comitato. Una situazione che non ha stupito Battiston, per il quale i fondi pubblici per la ricerca vanno assegnati garantendo l’armonia tra la ricerca di base e quella applicata: deve essere così in tutti i settori, compreso lo spazio, nel quale “la grande ampiezza dei progetti svolti con l’industria deve essere guidato da un meccanismo di equilibrio che risponda al pubblico”. Quanto ai criteri delle revoche finora decise, “nessuno mette in discussione che ci possano esser situazioni legate all’implementazione di nuove politiche, diverse e innovative rispetto al passato, ma in questo caso – ha rilevato – c’è un giudizio non motivato che porta alla rescissione di rapporti non fiduciari”: è “un segnale molto pericoloso perché interpreta la legge esistente in una modalità non accettabile ne’ condivisibile”.

Il capo della procura di Torino indignato per il tweet di Salvini con il blitz ancora in corso? “Se ne vada in pensione”

Il vicepresidente del Csm fa sapere di aver telefonato al procuratore della Repubblica di Torino per esprimergli “apprezzamento per il lavoro che sta svolgendo e pieno riconoscimento per l’alta professionalità e per l’impegno dimostrati in tutti questi anni”. Un “impegno da grande e leale servitore dello Stato che non può essere in alcun modo messo in discussione da toni sprezzanti”. Ancor di più, insiste Ermini, “il lavoro serio, puntuale e rischioso che la magistratura porta avanti ogni giorno non può e non deve essere utilizzato per scopi di propaganda”. Al fianco di Spataro si schiera anche il procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo, che giudica le parole di Salvini “inaccettabili e sgradevoli per tono e contenuto”, mentre i consiglieri togati di Area Giuseppe Cascini, Ciccio Zaccaro, Alessandra Dal Moro e Mario Suriano, con un documento inoltrato al Comitato di presidenza del Csm, chiedono di aprire una pratica a tutela del capo della procura di Torino Armando Spataro. Ma Salvini non cede di una virgola, e anzi rilancia: “Non si permetta nessuno dire che il ministro dell’Interno mette a rischio un’operazione di polizia perché fa un tweet un’ora dopo la comunicazione ufficiale” del capo della polizia Franco Gabrielli, insiste durante una diretta facebook. “Lo dico con grandissimo rispetto per i magistrati, però gli attacchi gratuiti politici lasciamoli” fare ad altri “a meno che uno non si voglia candidare alle elezioni”, conclude il vicepremier, che commenta sarcastico le dichiarazioni di Ermini: “Che roba… sono preoccupatissimo”. Per poi ribadire: “Ho un messaggio sul mio telefono” in cui la Polizia di Stato “mi diceva che l’operazione era conclusa”. Per Roberto Saviano il “ministro più scarso di questo governo risponde nel solo modo che conosce: invitando al linciaggio”. Per Pietro Grasso “l’incompetenza di Salvini favorisce i criminali”.

I vescovi e tanti cattolici denunciano la crudeltà della Legge sicurezza? “Non l’avete letta”, dicono dal governo

“Non si possono mettere le persone in questa situazione, deve prevalere un senso profondo di solidarietà”. A parlare è il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, commentando la prospettiva che molti migranti arrivati in Italia, con le nuove regole del decreto Sicurezza, che è diventato legge, potranno finire per strada, venuta meno la protezione umanitaria che consentiva loro di essere accolti dai Centri. Il numero due della Santa Sede, che si accinge a partire per il Marocco, per la Conferenza sul Global Compact sulle migrazioni, sottolinea che “dispiace” dover registrare il ‘no’ dell’Italia, come quello di altri Stati, perché per questo tipo di questioni “occorre una risposta comune e globale”. “Speriamo che questo non faccia venire meno l’impegno della comunità internazionale”, ha aggiunto parlando a margine di un evento delle Pontificia Accademia al Palazzo della Cancelleria. “Il Global compact di per sé non è un obbligo ma è un buon quadro di riferimento per affrontare in maniera comune e per fare una narrativa diversa sulle migrazioni” ha sottolineato Parolin, riferendo che “la Santa Sede ha collaborato a questo documento in misura determinante”, attraverso il dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Oggi ha auspicato un ripensamento sul ‘no’ dell’Italia al Global Compact sulle migrazioni anche il cardinale di Agrigento, Francesco Montenegro, che ha lasciato la presidenza della Caritas per essere più presente nella sua diocesi, dove tra l’altro c’è Lampedusa, da anni un po’ il simbolo della questione migranti per l’Italia. Montenegro ha usato parole durissime per la nuova legge fortemente voluta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini: “produrrà più egoismo che sicurezza”. Poi, anche in riferimento al taglio dei fondi per la sanità dei migranti, ha aggiunto: “Se io penso a me come uomo in un momento di difficoltà e vedo che tutto ciò che mi potrebbe aiutare a stare in piedi mi viene tolto, non hanno risolto il problema, mi hanno ucciso due volte”.

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