Cgil. Il IV Congresso nazionale della Flc. La sintesi della relazione introduttiva del segretario generale Francesco Sinopoli

Cgil. Il IV Congresso nazionale della Flc. La sintesi della relazione introduttiva del segretario generale Francesco Sinopoli

In apertura della sua relazione il Segretario generale della FLC CGIL ha richiamato l’attualità della nostra Costituzione, che figura nel titolo del IV Congresso nazionale della FLC CGIL. In particolare i principi costituzionali che attengono all’istruzione, al diritto allo studio, alla libertà di insegnamento e di ricerca. Qui Sinopoli ha invitato espressamente a rileggere quelle parti della discussione, anche aspra, che si svolse nell’assemblea costituente: “Sarebbe di grande insegnamento anche per i genitori e una lezione per certi politici odierni, privi della medesima statura intellettuale culturale (di quei costituenti)”. In particolare Sinopoli ha ricordato quanto disse Concetto Marchesi in proposito: “La scuola non è da trattare alla stregua di un collegamento stradale o di un regolamento di acque […] è il massimo organismo che garantisce l’unità nazionale […] Lo stato non può delegare (alle regioni) tutto il potere di attuazione dei propri ordinamenti”. Una visione profetica alla luce dell’attuale dibattito sull’autonomia differenziata. Una lezione sui rapporti tra stato e regioni, le quali, secondo Marchesi, potrebbero/dovrebbero arricchire i propri istituti formativi o, come diremmo oggi, interpretare meglio le esigenze dei propri territori. Sinopoli paventa le conseguenze di un’autonomia territoriale “a geometria variabile”, dove ciascuno individua le proprie peculiarità, come quelle basate sul gettito fiscale proposte dal Veneto. Il risultato? I diritti condizionati dal reddito, più paghi più ricevi. “Lo diciamo con chiarezza – ha rimarcato il segretario – l’istruzione è un diritto costituzionale indisponibile, un diritto di cittadinanza che già si esercita a geometria a variabile con enormi differenze tra territori e territori: il punto è cancellare la variabilità di questa geometria non aumentarla. I problemi della scuola non si risolvono se si dà libertà di reclutare in base alle risorse del territorio così da costruire un nuovo florido mercato, ma dalla stabilizzazione”. In più di 17 anni – ha aggiunto Sinopoli – nessun governo è stato capace di individuare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) sociali e civili da garantire a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale, senza discriminazioni per reddito o per residenza.

La logica mercatistica che sta alimentando questa pericolosa idea dell’autonomia differenziata, ha trasfigurato l’autonomia scolastica nata negli anni ’90. Un’autonomia che non è stata sostenuta con risorse e strumenti di sostegno adeguati, col risultato che le scuole sono state lasciate sole o peggio, gli sono state scaricate addosso funzioni che non possono né devono assolvere. L’autonomia per non diventare un fatto burocratico ha bisogno di collegialità e partecipazione democratica.

Il segretario generale ha voluto sottolineare il senso e il significato che il sistema di istruzione deve avere. Per questo ha ricordato le grandi riforme, come la scuola media unica o le 150 ore, che hanno elevato il livello culturale dell’intera nazione, accompagnando anche una fase di sviluppo straordinario e di innovazione con la “più potente alfabetizzazione popolare e di massa che l’Italia abbia mai visto”. Una fase di grande mobilità sociale che ha fatto bene alle persone oltre che al sistema Paese. Questa stagione di riforme ha innovato potentemente la scuola, la didattica, le modalità di apprendimento. Un processo che è stato efficace perché è nato dal basso.

Dopo avere criticato gli interventi cosiddetti riformatori degli ultimi 20 anni su tutto il sistema, Sinopoli ha detto che oggi “non servono piccole correzioni, ma una totale discontinuità”, anche per scardinare un sistema di governance autoritario e dirigistico che nulla ha a che vedere con il concetto democratico e partecipativo di scuola come “comunità educante”. Un concetto che, con orgoglio del sindacato, figura nell’ultimo contratto del comparto Istruzione e ricerca. Cardine della “comunità educante” è la collegialità e gli organi rappresentativi che chi lavora e vive nella scuola si dà e che si è tentato in questi anni di svilire. Qui Sinopoli ha ricordato la battaglia vincente della FLC per ricostituire il CSPI, i cui pareri, grazie anche alla nostra delegazione, danno il senso del tipo di scuola al servizio della comunità.

Nessuno degli interventi legislativi sul sistema si è mai interrogato sui contenuti del sapere e sul rinnovamento dei saperi nell’era di internet, proprio nell’era di internet, per imparare a difendersi dall’onnipotenza dell’algoritmo.

Sinopoli ha criticato le politiche decise negli ultimi anni sulla gestione dei sistemi della Conoscenza. È stata imposta una “ricetta, diffusa nelle scuole come nelle università e negli enti di ricerca, in tutti gli altri settori, […] per rafforzare il potere unilaterale di direzione, un potere che non deve essere messo in discussione dal sindacato, né da eventuali organi di autogoverno, […] Un potere unilaterale, che deve alimentarsi e legittimarsi appoggiandosi a un’idea di valutazione funzionale a creare all’interno le condizioni per una competizione individuale esasperata” Un’idea che annulla la “dimensione collettiva e cooperativa del lavoro” e crea “una concorrenza tendenzialmente pura sulla base del dogma per cui il meccanismo del libero mercato migliora di per sé tutti i contesti […] favorendo la nascita di presunte eccellenze. L’importante è mettere i consumatori nelle condizioni di scegliere attraverso classifiche trasparenti. Pazienza se poi a scegliere saranno solo quelli che possono permetterselo economicamente”. Il tutto sostenuto da un sistema di valutazione, in particolare nell’università e nella ricerca, costoso e poco efficace e, nella scuola, finalizzato a stilare graduatorie tra istituti buoni e cattivi. Da qui il giudizio sull’uso improprio che è stato fatto del RAV (Rapporto di autovalutazione). Da questo punto di vista, la proposta di accorpamento tra Anvur e Invalsi non va nella direzione giusta. È il sistema e le sue finalità che vanno cambiate.

Cosa chiede in concreto la FLC Cgil? Intanto va smantellata l’idea, che pure stuzzica tanti politici e intellettuali, della scuola come servizio a domanda individuale, basato sulla competizione e su una meritocrazia che crea disuguaglianza perché favorisce in base al censo. Una concezione che crea fratture insanabili tra scuola e famiglia, tra scuola e società, anche con le derive violente che le cronache ci hanno di recente raccontato. La scuola deve essere ‘comunità educante’ deve fare propri i contributi di intellettuali il cui pensiero è tutt’altro che superato, Sinopoli citerà tra gli altri Dewey, don Milani, Gramsci… Una scuola che mette al centro la persona e la sua formazione come cittadino. La scuola come fondamento e linfa del sistema democratico. Entrando nel merito delle richieste sindacali, il segretario ne cita alcune: 8 miliardi di euro da destinare all’edilizia scolastica non solo per la messa in sicurezza degli edifici, ma per costruire spazi nuovi di didattica e apprendimento, di apertura al quartiere; 8 miliardi per la valorizzazione del personale docente e Ata; 4,5 miliardi per la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno, la stabilizzazione degli organici. Vanno anche rivisti i criteri per il dimensionamento degli istituti scolastici, va esteso l’obbligo scolastico da 3 a 18 anni, va ridiscusso il tempo scuola, oggi fortemente diseguale nel Paese. Sinopoli ha anche ribadito le perplessità della FLC sulla sperimentazione quadriennale (“siamo completamente fuori strada”).

La relazione tocca anche il delicato e attuale tema dell’alternanza scuola-lavoro, che non si risolve riducendo il numero delle ore o intervenendo sulla sua obbligatorietà. Sul rapporto scuola-lavoro bisogna ridare la parola e l’autonomia alle scuole nella definizione dei percorsi a cui avviare gli studenti e sganciarsi dal tema dell’occupabilità.

Di fronte alla realtà del mondo digitale e delle conoscenze che richiede è necessario che chi è preposto alla formazione, nelle scuole, nelle università, nei centri per l’educazione degli adulti, sia attrezzato a sviluppare il senso critico delle persone e dare loro gli strumenti per non essere subalterni e passivi alle nuove forme di comunicazione.

Sempre restando sui temi delle politiche del personale, Sinopoli ha criticato il piano Renzi sul reclutamento nella scuola che ha “prodotto più problemi di quanti puntava a risolverne”. Ci sono 70 mila posti di docenti, compreso il sostegno, educatori, Ata che vengono coperti ogni anno. Questi posti devono diventare stabili, perché lo sono di fatto. La stabilità è una condizione del buon funzionamento della scuola. Il prossimo anno con la previsione di numerosi pensionamenti la situazione potrebbe aggravarsi.

L’università, come la scuola, è stata vittima di tagli (1 miliardo di euro in meno). La spesa in Italia è inferiore all’1% del PIL contro una media OCSE del 1,5%. Calano gli studenti (quasi 100mila immatricolati in meno ogni anno), cala il personale (-15%). Sinopoli ha descritto i danni provocati dalla legge Gelmini (240/2010) su tutto il sistema, dalla governance al reclutamento alla inutile e dannosa concorrenza tra atenei per accaparrarsi studenti e risorse. “Si è divaricato il sistema nazionale” e chi ha avuto la peggio è il Mezzogiorno (si veda in proposito l’ultimo rapporto Svimez). L’unico dato in crescita nell’università riguarda il precariato: una condizione che accompagna i giovani ricercatori per lunghi anni. Alcuni rischiano addirittura di essere espulsi dopo anni di lavoro sulla soglia dei 50 anni senza alcuna protezione sociale. La sperequazione regna sovrana. La legge Madia ha permesso la stabilizzazione di ricercatori a tempo determinato negli enti di ricerca, ma non nell’università. Col paradosso che nei laboratori lavorano fianco a fianco ricercatori con le stesse mansioni e responsabilità, ma con trattamenti molto diversi. Si tratta di figure che, insieme ai bibliotecari e ai lettori e al personale tecnico e amministrativo, rendono possibile la vita universitaria, didattica compresa. “Come FLC – ha detto Sinopoli -, in questi 10 anni abbiamo provato a difendere e rilanciare la funzione pubblica e universale di un sistema universitario nazionale. L’idea cioè che l’alta formazione e la ricerca siano una funzione non solo del sistema produttivo e della competitività del paese, ma anche, se non soprattutto, della qualità della vita e della democrazia di questo paese. Uno strumento generale di diffusione del benessere, della cultura e della riduzione delle diseguaglianze sociali”.

Il nostro è un modello di sviluppo senza ricerca, ma ogni governo che arriva, a un certo punto, vuole riordinare gli Enti. “Un continuo bricolage” che non tiene conto né della loro missione, né delle loro finalità. Assistiamo – ha detto Sinopoli – a una preoccupante tendenza a ridurre la ricerca a oggetto da inserire nella spartizione delle nomine pubbliche tra le forze della nuova maggioranza di governo. Una commistione palese tra politica e scienza può portare disastri, perché senza un adeguato grado di indipendenza la ricerca scientifica non riesce a funzionare. La vicenda della nomina del presidente dell’Istat si inserisce quindi in questo quadro. Lo stesso è accaduto recentemente per la presidenza dell’Agenzia Spaziale, che ha costretto alle dimissioni i membri della commissione che dovrebbe sovraintendere alla scelta dei vertici degli enti di ricerca vigilati dal Miur, o in occasione dell’azzeramento dei membri del Consiglio Superiore di Sanità”. Sul finanziamento sarebbe auspicabile che esso venisse scorporato dal patto di stabilità.

Un’attenzione particolare la relazione l’ha ovviamente dedicata alle professioni della conoscenza. “Continueremo a batterci per restituire dignità alle professioni educative, rimettendo al centro i contenuti del lavoro, la missione con strumenti adeguati […] mentre avviene un cambiamento profondo nel modo di lavorare in quei settori e di percepire il proprio lavoro”. Anche qui sta prevalendo il principio secondo cui i premi e gli avanzamenti di carriera si acquisiscono se si è “organici” al sistema dominante. Non a caso nelle tecniche di valutazione del lavoro e della ricerca dominano il disciplinarismo e i criteri bibliometrici. L’opposto del bisogno di interdisciplinarità per leggere il nostro tempo e costruire sinergie e collegialità.

“Con la recente sottoscrizione dei contratti del settore pubblico – ha detto Sinopoli – da ultimo quello della dirigenza, si è posto fine a un blocco decennale che, partito con la riforma Brunetta, è proseguito in maniera lineare con i governi successivi anche se di orientamento diverso”. Il primo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritto il 19 aprile 2018, “non è stata una passeggiata, ha indubbiamente rappresentato un punto di svolta nell’azione sindacale di questi anni. Non in tutti i settori allo stesso modo, certo, ma ha rappresentato davvero la ripartenza della contrattazione ad ogni livello”. In particolare nella scuola le linee guida unitarie sulla contrattazione decentrata “stanno rafforzando la nostra azione negoziale e sono molto apprezzate dalle nostre RSU”. Ci sono ferite che restano aperte come quella dei CEL, ha precisato Sinopoli, ma su cui si sta già lavorando nella piattaforma unitaria per il prossimo contratto il cui percorso “dovrà proseguire negli organismi subito dopo il congresso. Questo è stato un “contratto per la ricostruzione negoziale” – ha spiegato Sinopoli – proiettato verso il prossimo rinnovo”. Ripristinare la regolarità delle scadenze contrattuali è un obiettivo e un impegno della FLC. […] L’insediamento di tutte le commissioni sui sistemi di classificazione professionale dopo quella per i profili ATA è il prossimo passo. I profili professionali e il diritto allo sviluppo professionale, collegati al diritto alla formazione e a un investimento coerente, saranno uno dei temi centrali del prossimo confronto negoziale”.

Nella sua ricca relazione Sinopoli ha affrontato moltissimi temi di grande attualità. Dalle derive nazionaliste che stanno attraversando molti paesi dentro e fuori l’Europa e le responsabilità delle politiche neoliberiste, attuate anche con rigorismo eccessivo dalla UE, nell’alimentare lo scontento di ampi strati della popolazione che, anche per la crisi storica della sinistra, hanno cercato risposte in personaggi come Trump o in formazioni razziste e xenofobe nel nostro continente o in movimenti di incerta collocazione come i gilet gialli. Sinopoli ricorda i numerosi episodi di intolleranze, di violenza e di razzismo che si verificano anche nel nostro paese, anche nelle scuole. Un’intolleranza e un razzismo spesso alimentati e provocati dalle stesse istituzioni come nel caso di Lodi. Senza dimenticare i troppi episodi e la recrudescenza della violenza di genere. A tutto questo il sindacato si oppone con tutte le sue forze, prendendo posizione. “Perché – ha detto citando Gramsci – noi non siamo indifferenti. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è il peso morto della storia”. Queste parole dice Sinopoli “sembrano scritte in pieno XXI secolo”.

Tra i temi affrontati quello di un diverso modello di sviluppo, ecologicamente sostenibile che avrebbe bisogno non solo di tanti investimenti in istruzione e ricerca, ma offrirebbe molte possibilità di lavoro qualificato in un circolo virtuoso di interessi.

Concludendo la relazione Sinopoli ha manifestato il suo sostegno alla candidatura di Maurizio Landini come prossimo segretario della CGIL.

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