Bilancio. Per ora evitata la procedura di infrazione ma è emergenza democratica. Fiducia del Parlamento su un testo fantasma

Bilancio. Per ora evitata la procedura di infrazione ma è emergenza democratica. Fiducia del Parlamento su un testo fantasma

L’Aula del Senato proseguirà dalle 9 di venerdì la discussione generale del disegno legge di bilancio iniziata nel pomeriggio di ieri e sospesa poco prima della mezzanotte. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo la discussione generale si concluderà alle 12. L’Aula poi passerà all’esame degli articoli della seconda sezione del provvedimento. In seguito sarà esaminata la prima sezione del testo su cui il governo ha annunciato l’intenzione di porre la questione di fiducia (passaggio previsto intorno alle 16), la relativa discussione durerà circa quattro ore. Dalle 22 si svolgeranno in un’unica fase le dichiarazioni di voto sulla fiducia e sul complesso della legge. Seguirà la chiama che terminerà, presumibilmente, poco prima della mezzanotte. Si iniziano a delineare i tempi della discussione alla Camera del provvedimento. In commissione Bilancio di Montecitorio il testo varato dal Senato approderà nei giorni di sabato e domenica. Mentre il presidente Roberto Fico convocherà l’Aula giovedì 27 dicembre, con prosecuzione prevista venerdì 28.

 

I parlamentari italiani hanno appreso da Bruxelles i contenuti della disfatta, leggi manovra di Bilancio. Doppio sfregio a Camera e Senato. A tarda ora della sera la manovra di Bilancio non era ancora arrivata al Senato. Il balconcino di Palazzo Chigi, con Salvini, Di Maio, Conte che ululavano alla vittoria contro i “burocrati” della Commissione Europea un lontano ricordo. I governanti gialloverdi devono ringraziare  Juncker, Dombrovskis, Moscovici, se  non è  stata aperta la procedura  di infrazione per debito eccessivo richiesta da molti dei componenti il collegio della Commissione. Siamo stati rimandati a gennaio, quando la Commissione dovrà esaminare se abbiamo fatto i compiti a casa, così come ci sono stati assegnati, evitando per un pelo l’apertura della procedura di infrazione.

“La soluzione sul tavolo non è ideale” ha detto Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, responsabile per l’euro, “non dà una soluzione a lungo termine per i problemi economici italiani”. Ma, ha proseguito, “ci consente di evitare per ora di aprire una procedura per debito, posto che le misure negoziate siano attuate pienamente”. “Se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio”, perché “la scadenza per l’Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio”. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici ha sottolineato, dando una risposta indiretta in particolare a Salvini, che “l’Italia sta a cuore all’Europa e all’area euro, che esce rafforzata da questo risultato positivo. Dimostra che le regole Ue ci sono e funzionano”.

Per il premier e i suoi due vice va tutto bene, una “vittoria” per il capo della Lega

C’è voluto il coraggio, chiamiamolo così, ma verrebbe da dire  mancanza di  senso di responsabilità del premer e dei due vice, per affermare che  va tutto bene, quasi una vittoria. Dice il presidente ai senatori: “Abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che ci hanno dato  gli italiani con il voto del 4 marzo. Mi sono assunto l’onere  e  la responsabilità di riannodare il dialogo per non compromettere il processo riformatore avviato dal governo”. Il vicepremier Di Maio va più in là: “A Conte il mio plauso per lo straordinario lavoro nell’interesse degli italiani. Al presidente che non ha indietreggiato né tradito gli italiani il mio sentito grazie“ e parla di un successo in un negoziato delicato con la Ue, “di una procedura di infrazione che sarebbe stata inaccettabile”.  Va più in là anche  Salvini Matteo. Parla di “una vittoria del buon senso e, dopo polemiche, tira e molla, la manovra è perfino migliorata”. Comprendiamo che la sconfitta dei gialloverdi è pesante, che cerchino di far finta di niente, ma  ancora più grave è il tentativo di imbrogliare gli italiani. Se il premier Conte è patetico, il ministro Tria taciturno quasi a voler dire “ve lo avevo detto”, Salvini con il solito atteggiamento ducesco, minaccia di non votare il Bilancio europeo che richiede la unanimità dei consensi. Afferma che le “misure che abbiamo promesso le faremo nei modi e nei tempi previsti. Siamo  soddisfatti – prosegue – per i risultati raggiunti che diventeranno soldi veri da gennaio per aiutare milioni di italiani”. Poi se la prende con i Commissari europei, ancora un attacco ai “burocrati”. I quali “burocrati” in conferenza stampa hanno fatto sapere che grazie a loro non è stata aperta la procedura di infrazione, richiesta dagli esponenti di molti paesi che fanno parte del Consiglio della Commissione. Dimentica che  a gennaio si dovranno fare di nuovo i conti. Questo è il verdetto dato dalla Commissione. Conti che non saranno facili per il nostro paese.

Miliardi bruciati sul mercato per una manovra disastrosa

Un attacco, quello di Salvini, dettato dalla disperazione di una sconfitta che all’Italia costerà tanto e che già è costata più di un centinaio di miliardi bruciati dal mercato, dallo spread che oggi è sceso a 253 punti, e che a partire da maggio peseranno sul bilancio delle famiglie e delle imprese. Un prezzo molto elevato è già stato pagato dal nostro paese e quello che verrà, il costo da mettere per una manovra disastrosa  con la procedura di infrazione non scongiurata ma rinviata a metà gennaio quando si faranno di nuovo i conti. Un prezzo ancor più elevato sarà pagato viste le condizioni che la Commissione Ue ha posto per dare il via libera, provvisorio mentre continuerà un attento monitoraggio sulla manovra di Bilancio per accertare il rispetto da parte del governo gialloverde degli impegni presi. La “resa” siglata dal presidente Conte prevede tagli, risorse congelate, nuove tasse, un ridimensionamento delle misure che tanto stanno a cuore a Di Maio, reddito di cittadinanza, a Salvini “quota cento” provvedimenti destinati a slittare nel tempo. Dai primi calcoli  si evince che il conto da pagare è di 10 miliardi. Ma c’è di più: Bruxelles terrà sotto controllo anche il 2020 e il 2021. Come? Nel modo peggiore che si potesse prevedere: il mantenimento delle clausole di salvaguardia sull’Iva: se non si troveranno coperture alternative, 19 miliardi vanno tirati fuori aumentando l’imposta. Addirittura 2 miliardi verranno congelati per pagare i debiti perché  da Bruxelles non si fidano, non si sa mai.

La manovra non è espansiva. Quattro miliardi tagliati sul fronte degli investimenti

Vediamo intanto i tagli: 4 miliardi sul fronte degli investimenti che così scompaiono proprio mentre Conte continua a parlare di “manovra espansiva”. Ancora: la quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie sarà decurtata di 800 milioni (il taglio sarà più pesante di 150 milioni dal 2020 al 2024). Per Ferrovie dello Stato i progetti previsti dovranno fare a meno di 600 milioni, che saliranno a 800 dal 2020 al 2024. Al Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale: 800 milioni in meno. Altri 75 milioni saranno sottratti al Fondo per lo sviluppo del capitale immateriale, produttività e competitività. Considerando solo l’anno prossimo dai tagli si recuperano così 2 miliardi e 75 milioni. I termini di massima della intesa partono dalla crescita italiana che verrà rivista: dall’1,5, come nella manovra di Bilancio presentata dal governo gialloverde, passerà all’1 per cento per il prossimo anno e il peggioramento del deficit strutturale, quello al netto delle componenti volatili dell’economia, passerà da un originario 0,8% a zero: resterà dunque invariato. “Le misure addizionali trovate dall’Italia ammontano a 10,25 miliardi”, ha detto Dombrovskis spiegando che reddito di cittadinanza e quota 100 verranno rinviati. Un rinvio che, si sono affrettati a chiarire da Palazzo Chigi, è “un ritardo già previsto: sia reddito di cittadinanza che quota 100 partiranno da fine marzo”.

Quota cento e reddito di cittadinanza quando partiranno? Clausole di salvaguardia

Ma difficilmente queste date saranno rispettate. Non solo, ignota è la platea di chi  e quanti potranno usufruire delle due promesse fatte agli italiani. La ridefinizione dei saldi, ha spiegato Conte al Parlamento, è per “10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021”: 38 miliardi nel triennio. La flessibilità riconosciuta all’Italia vale 3,15 miliardi. Per quanto riguarda il debito, ha chiarito il ministro dell’Economia Giovanni Tria, “sono mutate le condizioni” e il rapporto debito-Pil “salirà leggermente nel 2018 e andrà poi a scendere nel 2019”. La Ue si è espressa anche contro la proroga delle concessioni balneari che, è stato detto, “contrasta con il diritto europeo”. Dombrovskis illustrando le conclusioni del Collegio dei Commissari ha fatto riferimento alla presenza di “clausole di salvaguardia”,  aumenti automatici dell’Iva e delle accise, per “coprire i costi di reddito di cittadinanza e quota 100 nel 2020 e 2021”. “Meccanismi di bilancio assai usati in passato e dei quali non ci si è ancora liberati, su cui l’Italia confida “molto”, ha sottolineato Dombrovskis, mentre Bruxelles “ha constatato in passato che la clausola sull’aumento dell’Iva l’Italia non l’ha attivata, e se questo non accade nemmeno stavolta, dovrà trovare risorse altrove”. Ad oggi, i conti programmatici italiani prevedevano introiti di Iva e accise per circa 13,7 miliardi nel 2020 e altri 15,6 miliardi nel 2021.

La Ue non si fida. Congelati 2 miliardi, una assicurazione sulle spese

Il vicepresidente Ue ha quantificato in 9,4 miliardi il peso delle nuove clausole sul 2020, portando quindi il conto sulla prossima manovra intorno ai 24 miliardi. Moscovici ha aggiunto che l’intesa prevede “una assicurazione supplementare da 2 miliardi di spese congelate”: stanziamenti temporaneamente accantonati che saranno resi disponibili nel caso in cui il “monitoraggio rigoroso delle spese” promesso dal presidente del Consiglio vada a buon fine. Già che c’era, Conte nel suo intervento al Senato ha confermato la riduzione della spesa pensionistica, attraverso il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro e stop alla piena indicizzazione degli assegni più alti (mille euro?) all’inflazione.

Tutti negativi i primi commenti degli analisti, dei sindacati e degli imprenditori

I primi commenti degli analisti sono tutti in negativo, così come quelli dei sindacati, delle forze politiche dell’opposizione, malumori negli ambienti imprenditoriali che, a partire da Confindustria insieme a tredici associazioni, si erano espresse negativamente sulla manovra. C’era stato l’incontro con il vicepremier Salvini ma, evidentemente  era stata solo una iniziativa propagandistica. I sindacati confederali, lo ha ricordato Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil, avevano presentato  al presidente Conte, ricevuti dopo mesi di silenzio malgrado le richieste di incontro avanzate, proprio pochi giorni prima della definizione della manovra proposte concrete. “Non c’ è alcun riscontro – sottolinea Landini – da  parte del governo che ha ignorato le nostre proposte”. E ha annunciato iniziative di mobilitazione discusse nel corso degli attivi che sono stati tenuti a Roma, Napoli e Milano. Fabio Fosi economista di Barclays,  sottolinea come la stima di un deficit al 2% possa ugualmente risultare ottimistica: “Ritardare le riforme su pensioni e reddito di cittadinanza genererà risparmi, ma ridurrà anche l’effetto positivo sulla crescita”. Dalla banca si prevede un inizio di 2019 ancora stagnante. Inoltre, “non appaiono molto credibili” le altre misure che dovrebbero permettere a Roma di centrare gli obiettivi, dai tagli alle spese alle privatizzazioni, “in un momento in cui l’economia rallenta”. Dubbi da Hsbc sul calcolo del deficit strutturale: con questa crescita e disavanzo nominale, gli economisti si aspetterebbero un peggioramento dello 0,4%, quando invece è azzerato.

La manovra arriva al Senato passando per Bruxelles, dettata dalla Ue

Il conto da pagare è di 10 miliardi. Subito. Le concessioni non finiscono qui. Perché Bruxelles ha preteso e ottenuto un controllo sul cantiere italiano anche per il 2020 e il 2021 attraverso il mantenimento delle cosiddette clausole di salvaguardia sull’Iva: se non si troveranno coperture alternative, quei 19 miliardi vanno tirati fuori aumentando l’imposta. Spulciando fra gli emendamenti si scopre che il fiore all’occhiello per realizzare il reddito di cittadinanza, i centri per l’impiego,  per i quali si prevendono, subito, 4 mila assunzioni subiranno un taglio di 150 milioni rispetto alle risorse previste sia nel 2019 che nei due anni successivi. Non solo i tagli ma  anche le bugie sul loro funzionamento. Il governo parla di tre o quattro mesi. Gli esperti, quelli veri, di due anni. Così evapora anche questo fantomatico reddito. Le risorse per  il “reddito” caro a  Di Maio caleranno di 2 miliardi, quelli per “quota cento” di 1,9 miliardi, per gli anticipi pensionistici, 62 anni di età e 38 anni di contributi. Conclusione amara: un balletto di numeri che arrivano sui banchi del Senato. Numeri dettati da Bruxelles. Cancellato quanto approvato dalla Camera, un lavoro inutile.  Uno sfregio al Parlamento, una lesione della democrazia.

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