Bilancio. Come al gioco dell’oca si torna alla prima casella. Bruciati più di cento miliardi. Conte fa finta di niente. Tria, la guardia al bidone. Bankitalia: stime di crescita al ribasso. Giorgetti (Lega). “Se il ‘contratto’ non viene rispettato si torni al popolo”

Bilancio. Come al gioco dell’oca si torna alla prima casella. Bruciati più di cento miliardi. Conte fa finta di niente. Tria, la guardia al bidone. Bankitalia: stime di crescita al ribasso. Giorgetti (Lega). “Se il ‘contratto’ non viene rispettato si torni al popolo”

Non solo dilettanti allo sbaraglio. Ai  governanti in gialloverde manca anche il senso del pudore. Poco sanno di politica economica salvo due o tre fra cui il ministro del Tesoro Tria, messo a guardia del bidone nelle lunghe e noiose notti di Bruxelles. E non pensiamo che sia uno godereccio che circola nella piazza dove è collocata la statuetta del bambino che fa pipì, un simbolo della città fra i più amati e rappresentativi. Prendete per esempio il presidente del Consiglio, diventato all’improvviso un grande statista, osannato da qualche  scribacchino. In conferenza stampa di cui parliamo in altro articolo si è presentato come il possibile vincitore del  match con la Ue, portando a casa, ammesso che alla fine di una lunga notte i Commissari Ue dal presidente Juncker a Moscovici al vicepresidente Dombvroskis l’accettino, un accordo che eviti l’apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo. Ammesso che ciò avvenga, ma abbiamo ancora molti dubbi,visti i numeri, perché di questo si tratta, saremo tornati al punto di partenza, o quasi, quando Tria   concordava con i Commissari il numero magico, l’1,6 per arrivare all’1,8, comunque non sopra il 2% nel rapporto deficit-Pil. Insomma, si tratta di una specie di gioco dell’oca dal quale, comunque vada a finire con i numerini, ridicolo quel 2,04% con quello zero posto al centro per confondere le acque. Che ha irritato non poco i Commissari quasi fossero sbarbatelli, pronti a recepire tutto e il contrario di tutto. Non solo, ha irritato e molto il fatto che Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio, lo stesso Tria all’ultimo momento abbiano “trovato”, o meglio “liberato” risorse, magari pescando nel sacco di un improbabile Babbo Natale.

Per volere di Salvini e Di Maio si torna al punto di partenza

La realtà è che non sanno quello che dicono. Tria afferma che si fermerà a Bruxelles finché non si arriverà all’accordo. Non si rende conto, oppure sa bene che sarà lui a pagare il prezzo più alto di una manovra dannosa per il Paese. Un vero e proprio disastro viste quante sono le risorse bruciate in questi mesi. Già, si torna al punto di partenza per volere dei Salvini e dei Di Maio firmatari del “contratto di governo”, leggi “quota cento” e  “reddito di cittadinanza”. Ma ci si torna avendo bruciato quasi 900 milioni di euro nel 2018 e se ne bruceranno altri 5 miliardi nel 2019, senza muover palla. “È il mercato bellezza”, per parafrasare una famosa battuta di Humphrey Bogart in Casablanca, riferita non al mercato ma alla stampa. Al ministero del Tesoro i “tecnici” hanno lavorato bene, tanto che quando i “numeri” della manovra di Bilancio, ancor prima del Def, il documento di economia e Finanza, l’Ufficio parlamentare di Bilancio ha detto no alla manovra, così ha fatto la Corte dei Conti, la Banca d’Italia. Ora, improvvisamente, vengono fuori nuove risorse che consentirebbero di ottenere la benedizione della Unione europea mentre, guarda caso, nel frattempo la Commissione ha fatto i conti di nuovo e mancano ancora 4,5 miliardi per raggiungere una possibile intesa. Praticamente si tornerebbe al punto di partenza, quello contrattato a settembre da Tria con i Commissari. Nel frattempo chi ha fatto i conti a livello europeo, a partire dallo stesso Parlamento  rende noto che in questi mesi, causa spread e movimenti dei mercati sono stati bruciati circa 150 miliardi.

Per la Ue mancano ancora 4,5 miliardi per dare il via libera alla manovra

Si potrebbe dire, come fa Salvini il quale ricercato per chiedergli come rispondere alle richieste della Ue, come abbiamo detto mancano ancora 4,5 miliardi, alla fine è stato rintracciato. Era in Grecia, Atene, ad assistere alla partita del Milan. Scrivono i cronisti di Repubblica che non si fa trovare, stacca il telefonino. Insomma come se dicesse un “no” secco. Nel 2019, facendo partire ad aprile la “quota cento”  con 4,5 miliardi, potrebbe andare ma Salvini pensa ai due anni successivi quando la spesa salirebbe a 8 miliardi l’anno che non ci sono. E i Commissari Ue ce ne chiedono altri 4,5 a prescindere, per dare l’assenso alla manovra. Non se ne parla proprio. Nel frattempo a conferma dei dati forniti ieri dal governatore Bce, Draghi, le stime di crescita in  Europa sono al ribasso, le previsioni non indicano niente di buono per quanto riguarda anche l’Italia, quelle sul disavanzo sono “scritte sull’acqua”, arrivano le stime di crescita di Banca d’Italia, +1%, per quest’anno, mentre le previsioni del governo parlano di un +1,5%. Non si capisce dove lo trovano, tenendo conto che, stando agli ultimi dati Istat, ancora non resi noti, quell’1% in più sarebbe uno 0,9%. Che si manterrebbe per tutto il triennio 2010-2021. Di male in peggio.

Il clima all’interno del governo gialloverde non è dei migliori

Non basta, il clima all’interno del governo non è certo dei migliori anche se Salvini e Di Maio in “pubblico”, di fronte ai media, ad un giornalismo che, a partire dai talk show, non domanda, non interroga, prende per buone le dichiarazioni rilasciate alle telecamere, ignora per esempio il malessere crescente che traspare da facebook, penetra nei siti dei pentastellati e dei leghisti, accuse pesanti rivolte ai leader per le promesse, il “libro dei sogni” l’abbiamo chiamato noi, annunciate e mai mantenute. Malessere, malumori anche a quello dei massimi vertici. Vale per tutti una dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indicato come un possibile, futuro ministro del Tesoro. “Sul reddito di cittadinanza – dice – il governo non può tornare indietro ma c’è il rischio che la misura alimenti il lavoro irregolare. Piaccia o non piaccia questo governo risponde ad una volontà degli italiani e il M5s al Sud ha vinto perché gli elettori vogliono il reddito di cittadinanza. Una misura che nel contratto di governo è finalizzata ad incentivare i posti di lavoro ma il pericolo che vedo è che possa alimentare il lavoro nero”. Ancora: “L’alleanza gialloverde durerà solo a patto che il contratto sottoscritto sia rispettato: il nostro impegno dura nella misura in cui sarà possibile realizzare il contratto di governo: quando non sarà possibile finirà ma allora la parola torni al popolo perché senza il suo consenso un governo non può esistere”.

Speranza, “Salvini e Di Maio dove prendono 6,4 miliardi?”

“Dal, 2,4 di deficit/Pil al 2,04 vuol dire 6,4 miliardi di euro. Una cifra enorme che può cambiare la vita di molte persone. Di Maio e Salvini devono spiegare dove li prenderanno. Taglieranno ancora la sanità e la scuola pubblica, oppure la spesa sociale? Sono domande a cui vanno date le risposte. Quel che è certo è che così si porta a sbattere il Paese”, ha dichiarato il coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e Uguali, Roberto Speranza, intervenendo a Skytg24 Pomeriggio.

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