Operazione Di Maio: le grinfie del governo su Telecom. Emendamento M5S al decreto fiscale sottopone la rete al controllo dello Stato. Partita incerta sulla nomina del nuovo Ad. I sindacati: a rischio 25 mila posti di lavoro

Operazione Di Maio: le grinfie del governo su Telecom. Emendamento M5S  al decreto fiscale sottopone la rete al controllo dello Stato. Partita incerta sulla nomina del nuovo Ad. I sindacati: a rischio 25 mila posti di lavoro

Una vicenda complessa, difficile da raccontare, ancor più difficile da dipanare. Da qualche giorno se ne occupano le pagine economiche dei giornali. Si tratta della nomina del nuovo amministratore delegato di Telecom che non farebbe granché notizia anche se si tratta di un gruppo molto importante. Ma la partita in gioco non è solo una normale operazione, un avvicendamento del gruppo dirigente al massimo livello. Si sono fatti molti nomi, fra cui quello di Gubitosi, che è stato al vertice della Rai e attualmente a quello di Alitalia. Ma  ancora non c’è accordo fra i consiglieri. Pesa il no dei rappresentanti del colosso francese Vivendi che possiede il 23,94% di Telecom. Ma in particolare sta giocando un ruolo del tutto negativo in questa vicenda il governo gialloverde che ha messo nel mirino Telecom, una lottizzazione in grande stile che il vicepremier Di Maio cerca di far passare come una “razionalizzazione” nel settore delle telecomunicazioni. Immediato l’allarme dei sindacati che parlano  di 15-25 mila posti di lavoro a rischio. Da notare che i sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil sono stati convocati per il 22 novembre, cioè dopo la presentazione dell’emendamento da parte di un parlamentare pentastellato al decreto fiscale che non ha niente a che vedere con l’operazione Telecom.

Il “regista” dell’operazione è Di Maio. Salvini dice di ignorare

Abbiamo parlato di governo, ma in realtà l’operazione è condotta dai pentastellati, che hanno presentato un emendamento al decreto fiscale teso a favorire l’integrazione fra le reti di Telecom e Open Fiber, una nuova struttura che passerebbe sotto il controllo, l’influenza dello Stato. Da segnalare la dichiarazione di Di Maio, il regista dell’operazione. “Su Tim noi siamo impegnati a creare un player unico della connettività, vedremo cosa succederà in Tim, quello che succede in Tim è un’operazione di mercato. Quindi noi non interferiamo. La nostra ambizione è creare un player unico che consenta di fare arrivare la connessione a tutti gli italiani. Se a maggioranza pubblica o privata lo vedremo nei prossimi giorni”.  A stretto giro  arriva una dichiarazione di Salvini il quale si dice all’oscuro di tutto. Ai giornalisti che chiedono un chiarimento a proposito dell’emendamento risponde: “Fatemelo leggere, poi darò una risposta”. Gli era stato chiesto se era favorevole all’ipotesi di un esproprio delle rete Tim, come propone, appunto,  l’emendamento al decreto fiscale presentato ieri dal Movimento 5 Stelle. La secca risposta data dal vicepremier e capo della Lega lascia capire che non abbia preso molto bene l’iniziativa del suo collega vicepremier. Si racconta che ne abbia parlato anche con Berlusconi, molto interessato al problema che riguarda ovviamente anche Mediaset, nell’incontro dell’altra sera ad Arcore. Ciò che resta dei servizi Telecom dovrebbe confluire infatti nelle tv di Cologno di cui Vivendi è il secondo azionista. Il quadro è così completo.

Il progetto di integrazione fra Telecom e Open Fiber

Entriamo così nel merito della vicenda. Partiamo dal progetto relativo alla integrazione fra le reti di Telecom  e di Open Fiber. A giugno  l’ex monopolista della Telefonia, con la sua connessione web ultraveloce raggiungeva circa l’80% delle case italiane. Dal canto suo Open Fiber, leggi proprietà di Cassa Depositi e prestiti, di cui era presidente Bassanini, attuale presidente di Open Fiber, sarà un caso ma è sempre meglio diffidare, stava costruendo un’altra rete ultraveloce. Insomma il cerchio si chiude. Che male c’è dice Di Maio, con l’unificazione  noi facciamo solo gli interessi degli italiani. Balle, il vero interesse è un altro. Il modello indicato dal governo richiama una operazione di lottizzazione in grande stile. Per realizzarla occorreva riportare Telecom sotto l’ombrello pubblico impegnando miliardi su miliardi degli italiani, dice il deputato Pd, Michele Anzaldi, “nella nazionalizzazione della rete Telecom con un scarno emendamento presentato nella giornata di venerdì, ad un decreto che si occupa di fisco, senza alcuna spiegazione. Davvero – si chiede – si possono cambiare i poteri di una autorità indipendente come il Garante AgCom con un emendamento?”.

Cgil, Cisl, Uil al governo. Stop all’operazione. Confronto per prospettiva di crescita

Già, l’AgCom, i cui componenti cesseranno nel loro mandato la prossima estate. Il governo realizzerà così l’obiettivo di una gigantesca lottizzazione, Avrà modo di nominare un presidente gradito e quattro commissari eletti dalle Camere, di cui la maggioranza se la prenderanno i partiti di governo. A meno che, come è auspicabile, se ne vadano a casa leghisti e grillini e si torni a respirare aria pulita. Domani è convocato il Consiglio di amministrazione di Tim. I sindacati parlano di un “conflitto tra i maggiori azionisti di Telecom”, di “instabilità dell’assetto proprietario che da tempo è uno dei mali oscuri che stanno affossando la società”. Sostengono che “forse in questa condizione difficilmente potrà essere indicata una soluzione duratura. In queste condizioni forse è opportuno confermare la reggenza del presidente e aprire un confronto con tutti gli attori, sotto la regia del governo e con al centro l’interesse superiore del Paese, capace di indicare finalmente una prospettiva di consolidamento e di crescita che tuteli innanzi tutto l’occupazione”.

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