Manovra. Sorrentino, segretaria Fp Cgil, denuncia la scarsità di risorse per i contratti statali. Gli studenti protestano per i tagli a scuola, università e cultura

Manovra. Sorrentino, segretaria Fp Cgil, denuncia la scarsità di risorse per i contratti statali. Gli studenti protestano per i tagli a scuola, università e cultura

”Dalla lettura della legge di Bilancio appare ormai chiaro che per il prossimo contratto le risorse sono insufficienti”. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, commenta le risorse stanziate per i contratti pubblici in manovra. ”I conti sono presto fatti – afferma – il passato contratto, relativo al triennio 16/18, sanciva un aumento del 3,48%, pari a 85 euro al mese; per il prossimo triennio 19/21 il governo per adesso ha stanziato meno dell’Ipca, che dovrebbe essere 1,4%. Morale della favola: alla fine ai dipendenti pubblici si prevede di dare 50 euro nel triennio”. ”Davvero un ‘bel cambiamento’, meno del governo precedente – osserva Sorrentino -. Insieme per altro alle criticità sul Fondo sanitario nazionale e alla non previsione di risorse per il contratto della Sanità e delle Funzioni Locali. Ragion per cui, se questi sono i presupposti per la trattativa da avviare il prossimo anno, saremo sicuramente di fronte ad un percorso che ci porterà al confronto con le lavoratrici e lavoratori sulle piattaforme e alla mobilitazione perché i lavoratori pubblici hanno già pagato un prezzo alto con nove anni di blocco contrattuale”.

Sorrentino, segretaria generale FP CGIL: “Con queste cifre si depotenzia il contratto nazionale”

Inoltre, afferma “con queste cifre, di fatto si depotenzia la funzione del contratto nazionale a fronte di scarse risorse previste sulla contrattazione decentrata e al tetto posto al loro utilizzo. Abbiamo già chiesto al ministro Bongiorno di cancellare il tetto ai fondi sulla contrattazione decentrata, che tiene bloccata anche la leva del salario di produttività e la rivalutazione delle indennità”. Per queste ragioni, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil, ”occorre subito liberare la contrattazione aziendale e bisogna prevedere più risorse per il prossimo triennio, anche per finanziare il nuovo sistema di classificazione. Facciamo una domanda al ministro della Pubblica amministrazione: quanto costerà far installare gli impianti per la rilevazione biometrica in tutte le pubbliche amministrazioni? Stanziamo quei soldi sulla contrattazione e vedremo come la qualità del lavoro aumenterà, anziché agitare sempre lo spettro dei furbetti”. Questi ultimi, conclude, “vanno sì colpiti ma non a detrimento della maggioranza dei lavoratori che ogni giorno, come queste drammatiche ore dimostrano, compie regolarmente il proprio dovere”.

Gli studenti della Rete e dell’Udu: zero risorse anche scuola università e cultura. Solo tagli

Nella manovra di bilancio 2018 non c’è alcun investimento su scuola e università ma solo tagli. Lo denunciano la Rete studenti e gli universitari dell’Udu. “Gli annunci sull’ampliamento della no-tax area – afferma Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – sulla volontà di superare il numero chiuso e sull’ampliamento dei fondi per il diritto allo studio si sono rivelati, come avevamo preannunciato, solo vuoti slogan elettorali senza alcun tipo di progetto alle spalle. Vengono invece abolite le cosiddette cattedre Natta, inserite nella legge di bilancio 2016, operazione contro la quale ci eravamo opposti fin dall’inizio, ma a quanto pare i fondi recuperati non sono stati reinvestiti per finanziare il fondo per il diritto allo studio o il fondo per il finanziamento ordinario delle università”. Il coordinatore Udu aggiunge: “All’art. 78 si afferma che le risorse per le Università dovranno crescere di pari passo al PIL e si legano all’equilibrio della finanza pubblica, ma dal calcolo del fabbisogno si scorporano le voci degli investimenti e della ricerca. Di fatto si limitano gli ambiti di investimento e sarà praticamente impossibile mettere dei fondi aggiuntivi che vadano a finanziare in maniera strutturale l’Università, oltre a legare i fondi all’andamento della finanza pubblica, cosa a nostro avviso molto grave. L’articolo 32 – prosegue Gulluni – parla dell’assunzione di 1.000 nuovi ricercatori, misura assolutamente insufficiente visto che non riesce a coprire nemmeno il turnover annuale della categoria. Il Governo dimostra ancora una volta di non avere assolutamente la percezione delle cose all’interno degli atenei”.

Per Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, “ancora una volta non viene nominato il diritto allo studio, in un paese che non riesce a stare al passo dei maggiori partner europei sul rapporto Pil/spesa pro capite per studente. Questo governo si inserisce a pieno titolo all’interno di una tradizione politica che non guarda agli studenti e ai giovani come motore sociale del Paese, limitando peraltro quei pochi investimenti fatti in campo di accesso alla cultura con il Bonus Cultura. Proprio su questo ci sarebbe piaciuto confrontarci con il governo non solo sui fondi da destinare al Bonus, ma sul modello di questo contributo, che non condividiamo, e sulla destinazione del disavanzo degli anni precedenti”.

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