Manovra. Italia isolata. Tria il ministro che non ne indovina una all’Eurogruppo: non si cambia, lo spread scenderà. Invece vola a quota 322. Salvini e Di Maio si improvvisano economisti. L’accordo fra Germania e Francia

Manovra. Italia isolata. Tria il ministro che non ne indovina una all’Eurogruppo: non si cambia, lo spread scenderà. Invece vola a quota 322. Salvini e Di Maio si improvvisano economisti. L’accordo fra Germania e Francia

Ci sono o ci fanno? Comunque sia i gialloverdi che sono al governo ogni giorno mostrano arroganza e, al tempo stesso, la incapacità di governare. Due eventi, uno a Bruxelles e l’altro a Caserta, la “terra dei fuochi”, una sceneggiata senza precedenti, di cui parliamo in altra parte del giornale, vedono protagonisti il presidente del Consiglio, i due vicepremier per quanto riguarda la firma del protocollo con il quale il governo annuncia che la tutela della salute dei cittadini è cosa fatta. Da Bruxelles il ministro Tria impegnato nella riunione dell’Eurogruppo, mercoledì la Commissione Ue risponderà alla “letterina” inviata dal governo italiano ed è quasi certo che verrà aperta una procedura per deficit eccessivo, se n’è uscito con una battuta,  che forse lui ritiene divertente, ma non lo è. Rivolto ai Commissari dice: “Spero che, poiché dobbiamo difendere l’Europa, non si giochi a quello che gli anglosassoni chiamano il ‘chicken game’, cioè correre verso un baratro e vedere chi si ferma prima, con il rischio di cadere tutti di sotto. Questo è quello che, penso, l’Italia certamente vuole evitare e penso che ci siano anche delle componenti ampie degli altri Paesi coscienti che vogliono evitarlo”. È una consuetudine ormai, se pensiamo che il presidente del Consiglio per il solo fatto di aver firmato un piano “a tutela della salute”, per intervenire sulla “terra del fuochi” immagina che già sia stato tutto risolto tanto da affermare: “Da oggi mi piacerebbe chiamarla non più Terra dei fuochi, ma terra del cuore”.

Il ministro del Tesoro: l’Italia rallenta meno di altri. Gli scostamenti non sono grandi

Torniamo a Tria, il ministro del Tesoro, il quale a proposito del deficit che azzoppa l’economia italiana dice che “deve essere fatto uno sforzo per riportare la  discussione sulla reale portata del tema”, ovvero non solo sul deficit ma la discussione deve “tener presente” che “si conferma un rallentamento dell’economia europea non solo italiana”. Anzi, in questo contesto, “l’Italia rallenta meno di  altri”. Non solo. Tria prosegue affermando che per quanto riguarda il deficit “stiamo parlando di scostamenti che non sono grandi, perciò dico che bisogna riportare la discussione alla portata reale. Era necessario aumentare il deficit per fare le cose che il governo riteneva importanti, ma certamente non abbiamo sforato i parametri”. Poi si autoelogia: “non siamo i più bravi ma non siamo nemmeno i peggiori”. Mal gliene incolse. Non solo, come mostrano tutte le statistiche, a partire da quelle che riguardano l’occupazione, siamo fanalino di coda. Proprio mentre le agenzie di stampa battevano la conferenza stampa di Tria, arrivava la mazzata dello spread, il differenziale fra i nostri Btp e i Bund tedeschi. Superava i 320 punti base, per la precisione si attestava a quota 322, con un tasso sul decennale del Tesoro al 3,59%, un rendimento, interessi pagati sul debito vicino a quota 4%. Tria non ne indovina una: poco  prima aveva detto: “Spero che lo spread tra poco scenda, quando si vedrà che il nostro deficit al 2,4%  rispetto al Pil che è il tetto massimo, si dimostrerà tale”. Da notare che se il tasso sul decennale raggiunge quota 4% si entra in zona recessione. Tria faceva meglio a tacere, a quota 4 ci siamo. Ma al Di Maio tutto ciò non interessa, o meglio tutto ciò che è ragionevole non interessa. Si è trasformato per l’occasione in economista provetto, forse ha preso lezioni dal ministro Savona. A brutto muso afferma che la procedura di infrazione gli fa un baffo. “La manovra non cambierà – dice – il nostro obiettivo è portare a casa questa legge di Bilancio con il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza e quota 100”. Attento a non urtare l’altro vicepremier, il Salvini che con l’eleganza che contraddistingue il suo linguaggio ad una domanda dei giornalisti relativa alla possibilità che a Roma arrivino i commissari della Ue ha risposto: “Li vado a prendere all’aeroporto, li accolgo con brioche e cappuccio”.

Abi. A rischio il patrimonio delle banche, i finanziamenti alle famiglie e alle imprese

Eppure, come è stato detto dall’associazione dei banchieri ( Abi) nel corso di un seminario “uno spread a 300 non è coerente con i fondamentali dell’economia” e occorre ridurlo altrimenti “si avrà un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione” che fino a ora non si è “ancora verificata” grazie anche alle misure Bce.   Sempre Abi afferma che ogni 100 punti di spread si erodono, in media, 35 punti base del patrimonio delle banche. Un effetto spread che, ha spiegato il vicedirettore generale dell’Associazione Bancaria Italiana Gianfranco Torriero, “frenerebbe  la crescita italiana”. Interessa al Salvini? Ma figuratevi!

Torniamo così a Bruxelles. L’Eurogruppo non aveva all’ordine del giorno i Bilanci dei paesi della Ue. Il tema era le riforme dell’Eurozona e dell’impiego dei fondi. Ma un fantasma aleggiava e prendeva sempre più forma: la manovra italiana, dato che il 3 dicembre a disposizione dei 19 Paesi che formano l’Eurogruppo ci saranno i pareri espressi dalla Commissione sui documenti programmatici di Bilancio. Da segnalare che saranno noti anche gli emendamenti che i parlamentari italiani hanno apportato al documento messo a punto dal governo.

Ridotti gli emendamenti al documento della manovra di Bilancio

Gli emendamenti al documento della manovra di Bilancio sono stati ridotti di circa un migliaio dai 3700  nel corso dei lavori della Commissione Bilancio. Ai gruppi è stato chiesto di “segnalare” quelli  che si possono accorpare, in modo da arrivare in Aula con circa 700-800 emendamenti. Da segnalare però che qualche novità, a parte la “questione Italia”, c’è stata. Der Spiegel parla di un incontro fra  i ministri delle Finanze di Francia e Germania, Bruno Le Maire e Olaf Scholz,  che avrebbero siglato un accordo per un bilancio della zona euro, dai cui fondi escludere i Paesi che non rispetteranno le regole del Patto di stabilità. Der Spiegel parla di documento concordato dai due ministri facendo riferimento esplicito al caso dell’Italia che non rispetta la regola del debito. Ne ha fatto cenno in conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno: “Dobbiamo stare attenti – ha detto – a non mescolare le due cose: la riforma dell’Eurozona e la manovra dell’Italia per il 2019 non si devono sovrapporre o interferire” l’una con l’altra. In realtà Francia e Germania  con questa iniziativa tornano a porsi, di fatto, alla guida della Unione. Il documento  prevede un bilancio autonomo della zona euro per promuovere la competitività, la convergenza e la stabilizzazione negli Stati membri, a condizione che rispettino le regole del Patto di Stabilità e Crescita. La “proposta sull’architettura di un bilancio dell’Eurozona nel quadro dell’Unione Europea” che è stata messa sul tavolo per tentare di arrivare a un accordo entro il Consiglio europeo di dicembre dice che “gli Stati membri potrebbero ricevere sostegno dal bilancio della zona euro solo se perseguono politiche che siano in linea con i loro obblighi nell’ambito del coordinamento europeo della politica economica, incluse le regole fiscali”.

Fra nazionalisti non si aiutano. In Europa ognuno a casa sua. La delusione dei leghisti

Dovrebbero fischiare le orecchie ai governanti gialloverdi. In particolare, al ministro Tria che ha fatto orecchie da mercante.  Ed ha insistito in una linea che ci isola completamente dall’Europa. Ha ribadito che non ci saranno modifiche dell’ultima ora alla manovra di Bilancio. Un dialogo fra sordi: “Il programma del governo – ha detto – non cambia, ma c’è la volontà di discutere”. Ma discutere di che? Un mistero. Forse i gialloverdi, leggi in particolare Salvini, cercano di prendere tempo. Magari potrebbe arrivare qualche  zattera di soccorso   da parte degli esponenti di governi dell’estrema destra, razzisti, sovranisti, nazionalisti, leggi, fra gli altri, Orban. Che fino ad oggi non sono arrivati. Già, ma perché un governo nazionalista dovrebbe dare aiuto a chi opera per costruire un governo nazionalista? Uno come Salvini per esempio. Che nazionalisti sarebbero?

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