Maggioranza divisa in Parlamento. Aumentano le tensioni. Prescrizione: difficile compromesso. Durissima anche la Cgil sul decreto Salvini

Maggioranza divisa in Parlamento. Aumentano le tensioni. Prescrizione: difficile compromesso. Durissima anche la Cgil sul decreto Salvini

Forti tensioni nella maggioranza di governo, forse insanabili. Togliete il macigno della prescrizione e lo ‘Spazzacorrotti’ ve lo approviamo in quattro e quattr’otto. Il messaggio della Lega al Movimento 5 Stelle non poteva essere più chiaro di così. Magari non con queste esatte parole, ma il concetto resta. Il braccio di ferro sull’istituto giuridico che, di fatto, lascerebbe aperti i processi per corruzione, sta mettendo a dura prova la tenuta dell’accordo di governo. La Lega ha messo sul tavolo alcune proposte per rispondere all’emendamento dei 5 stelle sullo stop alla prescrizione. Tra queste, riferiscono fonti parlamentari del partito di via Bellerio, la possibilità di eliminare l’udienza preliminare per alcuni reati per abbattere costi e tempi e l’eventualità, invece, per altri reati di allungare i tempi della prescrizione per avere la certezza che i processi non vengano ‘cancellati’. Il clima, però, diventa surreale nella sala del Mappamondo, quando Giulia Sarti annuncia il ritiro, da parte dei relatori, della proposta di modifica all’articolo 1. Quello sulla prescrizione. Al suo posto ne arriva un altro, nuovo di zecca, che non solo ricalca parola per parola il precedente, ma introduce anche un ‘unicum’ nella storia di Montecitorio. Perché finora nessuna forza politica di maggioranza aveva mai modificato il titolo di un disegno di legge con un emendamento. “È un modo per prendere tempo”, confida un deputato di maggioranza, perché “noi quello che potevamo fare, lo abbiamo fatto. Ora la questione si sposta a un livello più elevato”. L’idea, lanciata nella riunione, è di stralciare il tema e riproporlo in un provvedimento ad hoc, ma non ci sarebbero i tempi tecnici per approvarlo entro dicembre. E il ministro Bonafede non intende scavallare la fine dell’anno, riferiscono fonti di maggioranza. Dunque non resta che trovare un accordo adesso, sul ddl Anticorruzione. Ma si torna sempre al punto di partenza

Ma il Movimento 5 stelle insiste sulla sua linea e al momento la ‘exit strategy’ potrebbe arrivare da un incontro tra Di Maio e Salvini, entrambi all’estero. Ma nel partito di via Bellerio monta l’irritazione per l’atteggiamento dei pentastellati che intendono, questa l’accusa, stravolgere il sistema della prescrizione, con un emendamento senza passare attraverso un Consiglio dei ministri. C’è la tentazione, sottolineano fonti parlamentari, di far saltare tavoli di coordinamento e riunioni varie, anche se i ‘big’ del partito di via Bellerio – e lo stesso Salvini – continuano a ritenere questo governo come l’unico possibile.

La ricerca del compromesso sui punti più divisi, tra emendamento sulla prescrizione e decreto Salvini

“Non ci sono alternative – sottolinea un esponente della Lega -, Fdi e Fi al momento sono in calo, solo noi e i Cinque stelle abbiamo il consenso popolare”. La tesi è che qualora la Lega forzasse la mano facendo cadere il governo si potrebbe ritrovare con il Movimento 5 stelle e il Pd all’esecutivo. E dunque avanti per cercare di trovare una convergenza sui temi ‘divisivi’. I nodi restano sul tavolo, anche perché dal Movimento 5 stelle si ribadisce che “la partita è complessiva” e si dovrà trovare una soluzione ampia su tutto. Anche per questo motivo è arrivata la frenata al Senato sull’ipotesi di fiducia al Dl sicurezza. Il macigno sul confronto all’interno della maggioranza è proprio legato alla norma M5s sullo stop alla prescrizione. “Mi aspetto lealtà”, dice Di Maio; “così è un problema, rischiamo di non votare il testo sull’anticorruzione”, la risposta della Lega. Il premier Conte fa da mediatore, dice che il tema è nel contratto ma si fa portavoce di un incontro tra Salvini e Di Maio. La Lega ritiene che ci sia ancora tempo per trovare l’accordo, sulla norma legata alla prescrizione si dovrebbe votare più avanti in Commissione ma al momento è muro contro muro. Con l’ipotesi poi che sul ddl anticorruzione, qualora riuscisse a superare lo scoglio del voto in Commissione, il governo possa porre la questione di fiducia.

Attesa la decisione sul voto di fiducia al Senato sul decreto Salvini

Il voto di fiducia ci dovrebbe essere intanto sul dl sicurezza. Stamattina l’eventualità era data per molto concreta. La maggioranza ha preso tempo ma non dovrebbe cambiare posizione. Sta lavorando su un maximendamento in cui potrebbero essere riviste alcune misure non tali tuttavia – spiegano fonti parlamentari del Carroccio – da intaccare l’impianto della legge. Ovvero, sulla stretta alla protezione umanitaria e sul sistema di accoglienza dei rifugiati richiedenti asilo non si arretra. Per la Lega, in realtà, non è a rischio il via libera. Perché qualora si decidesse di non blindare il testo arriverebbero i voti di Fratelli d’Italia e magari anche di Forza Italia. Per ora, sono 4 i dissidenti orientati a non partecipare al voto: Nugnes, Fattori, De Falco e Mantero. Hanno avuto una interlocuzione con l’ala governista dei pentastellati ma al momento non ci sarebbero novità tali da far cambiare idea ai malpancisti.

La rottura interna nel Movimento 5Stelle. Sono almeno 4 i dissidenti che si sono esposti sul decreto Salvini. Ma c’è chi afferma che i mal di pancia sono tani

In ogni caso, i ‘dissidenti’ Cinquestelle del Senato sono pronti a uscire dall’aula in caso di voto di fiducia sul tormentato decreto Sicurezza. Tutti, tranne uno. Ne sono convinti tre su quattro: Paola Nugnes, Elena Fattori e Matteo Mantero. Quindi niente voto contrario al governo gialloverde e niente espulsioni, per loro. Resta sulle barricate il comandante Gregorio De Falco che ingaggia un battibecco con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni. Il commercialista laureato alla Cattolica di Milano contro il comandante della Marina, che divenne noto quando un altro comandante – questa volta di una nave crociera – Francesco Schettino era fuggito a bordo di un gommone mentre la nave si arenava sugli scogli dell’isola del Giglio, e il senatore gli intimò di risalire a bordo. “De Falco? Si sente più illuminato degli altri. Se non vota la fiducia, si dimetterà di certo”, sbotta il sottosegretario. Il ‘barricadero’ dal canto suo si rifiuta di replicare a Buffagni che parla con “superficialità criminale”. De Falco spera ancora che il decreto possa essere migliorato all’ultimo. “Se su questo provvedimento può cadere il governo? Non lo so – ammette -. Chi pone la fiducia mette in discussione la maggioranza, non io”. Parole che squarciano la ferita interna all’esecutivo e soprattutto dentro il Movimento. Ma che ne sanno Di Maio, Buffagni, Fraccaro di cosa vuol dire prendere una decisione in situazioni di emergenza? Difficile che De Falco voti contro il governo che gli ha permesso di entrare in Parlamento e di cui condivide molte battaglie, ma altrettanto azzardato che metta a tacere la propria coscienza accontentandosi di uscire dall’aula in caso di voto di fiducia. E se la fiducia non ci fosse, allora la tentazione di votare contro si riproporrebbe. E non riguarderebbe soltanto i quattro ribelli, ma un numero forse più ampio. Anche perché ci sarebbero una settantina di voti segreti, richiesti dal Pd. E nel segreto dell’urna le defezioni potrebbero aumentare. Sulla questione è chiara Paola Nugnes che parla di “un decreto ostico a tutti i Cinquestelle, tutti”. La ‘pasionaria’ oscilla tra atteggiamenti duri e altri più concilianti. Se la fiducia viene definita una “routine” che non piace, il giudizio sul provvedimento non lascia scampo: “anche se fossi una leghista – assicura la senatrice – io voterei ‘no’ al provvedimento perché non è in linea con gli obiettivi fissati dal contratto”.

La Cgil contro il decreto Salvini e la fiducia. Massafra, segretario confederale: una legge sbagliata e senza efficacia

“Grave il ricorso alla fiducia paventato oggi dal Governo sul decreto immigrazione e sicurezza. Un intervento legislativo sbagliato nel metodo e nel merito, poiché non vi è mai stato confronto né con le parti sociali né con la società civile, e affronta la questione solo in chiave di ordine pubblico e di emergenza”, scrive in una nota il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. “La risposta del Governo contro il dilagare di razzismo e xenofobia, contro violenze, soprusi e prepotenze è un decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza, puntando a investire su grandi centri che alimentano corruzione e razzismo e scaricando sui territori costi, disagio e tensioni sociali”. Inoltre, “sul versante del contrasto alla criminalità il DL interviene modificando il codice antimafia in due punti, riducendone pesantemente l’efficacia. Lo si indebolisce – spiega in conclusione Massafra – attraverso la vendita ai privati dei beni confiscati e limitando il ruolo della società civile sul territorio, relegando a pura discrezionalità da parte dei prefetti la costituzione dei comitati permanenti per la gestione dei beni”.

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