L’Italia e le tragedie naturali, si riapre il vaso di Pandora. Conte vola in Sicilia e promette 1 miliardo. Salvini show con selfie sorridenti e due citazioni del duce. Nessuno pensa a indire il lutto nazionale per le vittime

L’Italia e le tragedie naturali, si riapre il vaso di Pandora. Conte vola in Sicilia e promette 1 miliardo. Salvini show con selfie sorridenti e due citazioni del duce. Nessuno pensa a indire il lutto nazionale per le vittime

In Italia è un copione già letto decine e decine di volte, o meglio tutte le volte che sia accaduta una disgrazia, con cause naturali o umane. Dai terremoti alle frane, dai ponti crollati ai palazzi pericolanti: tutte le volte che ci scappa la tragedia si apre il vaso di Pandora dell’attribuzione delle responsabilità, politiche e no, locali e nazionali. Ed è accaduto anche in questo tragico e triste 4 novembre, una domenica che ha visto parte dell’Italia svegliarsi con le notizie degli eventi luttuosi che hanno colpito la Sicilia, il Veneto, il Friuli. L’evento più tragico è quello che si è verificato a Casteldaccia, Palermo, dove un’intera famiglia di nove persone ha perso la vita per effetto delle inondazioni del fiume Milicia. Ma non possiamo non ricordare le altre vittime, almeno tre, e i dispersi in altre zone dell’Italia flagellata dal maltempo. E come sempre in questi casi sono due le direttrici che vanno seguite: quella delle indagini giudiziarie e quella delle valutazioni politiche. Certo, forse sarebbe comunque opportuno che qualcuno nei palazzi della politica che ha poteri decisionali manifestasse subito la solidarietà del popolo italiano a tutti coloro che soffrono, e soprattutto a coloro che hanno perso la vita, magari dichiarando qualche giorno di lutto nazionale. Perché quando si muore a causa dell’acqua di un fiume che s’ingrossa per le piogge, si guarda dopo i funerali come attribuire e a chi le responsabilità.

La procura di Termini Imerese procede a tappe forzate sulla tragedia. Al centro, l’ipotesi della costruzione abusiva  

Sulla direttrice giudiziaria, l’attività della procura di Termini Imerese procede a tappe forzate sulla tragedia del maltempo che ha interessato il palermitano. Il procuratore Ambrogio Cartosio che si è recato a Casteldaccia e ha sorvolato l’area in elicottero ha inviato in municipio i poliziotti per acquisire gli atti sull’abusivismo. Perché c’è anche questo tema al centro dell’inchiesta. “Esiste un vincolo, esistono delle norme – spiega – che impediscono di costruire a meno di 150 metri dai fiumi. E dobbiamo ora verificare se gli immobili travolti dal Milicia siano stati costruiti nel rispetto delle leggi e con le concessioni. Dai primi controlli sembra che non sia tutto in regola”. Intervengono anche i Verdi: “Se in queste ore il maltempo dal nord al sud Italia sta lasciando dietro di sé una scia di danni inimmaginabili, ma anche, purtroppo delle vittime, i principali responsabili sono gli amministratori locali, che hanno permesso che l’abusivismo dilagasse, e il Governo, che nella finanziaria licenziata non ha investito un euro per fronteggiare i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico. Alle famiglie delle vittime va tutto il nostro cordoglio. Ma non dobbiamo dimenticare che proprio l’ex sindaco del Comune di Casteldaccia, è stato citato a giudizio dalla Procura Regionale della Corte dei conti siciliana per non aver rispettato le norme sull’abusivismo edilizio”, scrivono Angelo Bonelli e Claudia Mannino dei Verdi. Nelle scorse settimane il governatore Nello Musumeci che per oggi ha convocato una riunione di Giunta urgente, ha fatto saltare i vertici dei Geni civili di Palermo e Catania per “omissioni dei vertici dell’Ufficio negli interventi di somma urgenza sui fiumi”. E il presidente della Regione potrebbe procedere ad altre rimozioni.

Cgil, Cisl e Uil della Sicilia: “cordoglio alle famiglie, ma riflettere e agire per azzerare altre tragedie simili”

Tristezza, dolore, cordoglio alle famiglie dei dodici morti in Sicilia a causa del maltempo. Ma anche “la proposta al governo della Regione di aprire immediatamente il confronto sui temi delle infrastrutture, della viabilità primaria e secondaria e del dissesto idrogeologico”. A dirlo, Cgil, Cisl e Uil siciliane, che in una nota firmata dai segretari generali Michele Pagliaro, Mimmo Milazzo e Claudio Barone, rimarcano che “la tragedia che si è abbattuta sull’Isola interroga tutti”. “Certo, è il momento di stringerci alle famiglie delle vittime e alle comunità colpite”, si legge. “Ma e’ anche il caso di riflettere e di agire, qui e ora, per azzerare le condizioni e le situazioni che simili tragedie, le rendono possibili”, aggiungono. Per troppo tempo, sostengono Cgil Cisl e Uil, troppi nodi sono rimasti praticamente in stand by: da quelli della viabilità, che relativamente alla viabilità secondaria s’intrecciano con l’irrisolta questione del futuro delle ex Province, a quelli del dissesto idrogeologico e della pulizia degli alvei, all’altro, dell’effettivo, non parolaio, impiego dei lavoratori forestali per servizi di rilevanza civile e sociale. Al presidente della Regione e al governo regionale, scrivono i sindacati, “chiediamo di imprimere una svolta su questo terreno insediando già in questi giorni un tavolo di confronto che in tempi certi fissi linee di indirizzo e di azione”. “Siamo convinti – affermano Cgil Cisl e Uil – che il miglior modo di onorare i morti sia mettercela tutta perché tragedie così immani, non si ripetano più”.

Sul piano politico, il premier Conte vola in Sicilia. Sostiene di aver già stanziato un miliardo per il dissesto idrogeologico

“Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico abbiamo già messo a disposizione del Ministero dell’Ambiente un miliardo, per pervenire a una sicurezza del territorio e anche per proteggere e salvaguardare vite umane. E 59 milioni per l’Autorità di bacino, per regolare i flussi d’acqua”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando a Palermo al termine di un vertice in Prefettura sull’emergenza maltempo. Dagli eventi degli ultimi giorni, ha osservato il capo del Governo, emerge la necessità “di avviare e completare l’opera di ripulitura dei letti dei fiumi, per mettere in sicurezza il sistema idrogeologico. Dobbiamo entrare nell’ottica che la salvaguardia delle vite umane prevale, rispetto ad altri beni pure costituzionalmente tutelati. Molto spesso abbiamo qualche intralcio burocratico – ha spiegato – perché ad esempio ci sono vincoli paesaggistici nella rimozione di un albero o di ostacoli di questo genere”. Secondo Conte serve la “consapevolezza che tutti i beni sono tutelati ma la capacità di riorientare i vincoli burocratici dosando gli interessi in gioco, partendo da quello primario che è quello della vita umana”.

La mattina di Salvini: l’ambientalismo da salotto

Ci sono stati “forse troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto per cui non si tocca l’alberello e non si draga il torrentello, poi l’alberello e il torrentello ti presentano il conto”: è l’attacco lanciato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dopo un sopralluogo assieme al governatore Luca Zaia sulle zone devastate dal maltempo nel bellunese. “Quindi quando si parla di far gestire la montagna alla gente di montagna e non a qualche sovrintendente di città, questa è una riflessione che avremo il diritto e il dovere di fare”, ha aggiunto. Su questo, ha spiegato Salvini nel corso della conferenza stampa al Centro Coordinamento Soccorsi dell’aeroporto di Belluno, “c’è una riflessione che va fatta e che farò con il presidente del Consiglio e il ministro dell’Ambiente, che prescinde da quello che è accaduto a Belluno o a Palermo”. Nel bellunese, ha aggiunto il vicepremier, “non ho trovato gente rassegnata, che aspetta che accada qualcosa dall’alto, che provveda lo Stato o la sorte, ma che stava scavando da giorni”.

Il pomeriggio di Salvini: fa i selfie e se la ride. E replica con le stesse parole di Mussolini: “Chi si ferma è perduto”, e “me ne frego”. Non c’era alcun bisogno, almeno oggi, di inscenare un inutile show 

Per dovere di cronaca ci tocca nuovamente segnalare lo show in diretta social del vicepremier Salvini, che questa volta non perde tempo e utilizza il lessico ereditato dal ventennio mussoliniano. “Tuta della Protezione civile e si parte direzione Belluno, per visitare le zone colpite da frane e alluvioni e portare i primi aiuti concreti del governo. Buona domenica amici, chi si ferma è perduto”. Ma lo sapeva che il “chi si ferma è perduto” è frase che Benito Mussolini fece dipingere a caratteri cubitali nelle piazze di tutti i paesi italiani? Forse no. Ma se fosse il contrario? Fatto è che il messaggio del ministro dell’Interno e vicepremier sui social, per informare come d’abitudine i follower su suoi impegni, accompagnato da selfie ed emoticon sorridente, ha scatenato la polemica su Facebook e Twitter. Più di un utente ha criticato la scelta di immortalarsi in “foto acchiappalike” quando in Sicilia si stava facendo la conta delle vittime, e il Pd, con il deputato Carmelo Miceli, accusa il leader leghista di trasformare “la tragedia del maltempo in uno show per fare click, mentre l’Italia piange gli ennesimi morti”. Salvini replica da Belluno che “non è il giorno per la polemica” e cerca di allontanare i malumori del popolo della Rete, suo grande bacino di consenso, con oltre 900mila follower su Twitter e 3,2 milioni su Facebook. Il vicepremier già ad agosto era finito nel mirino per il selfie concesso durante i funerali di Stato per le vittime del ponte Morandi a Genova, ma – dato che spesso la miglior strategia di difesa è l’attacco -, anche in questo caso non si scompone e ribatte. “Se vado – scrive – sui social , mi criticano perché vado. Se non vado, mi criticano perché non vado. Se sono triste non va bene, se sorrido non va bene. Se commento un fatto mi attaccano perché lo commento, se non commento mi attaccano perché taccio. Sapete una cosa, cari criticoni, professoroni e giornalisti di sinistra? Me ne frego, penso agli italiani e continuo a lavorare”. Ed ecco l’altra perla derivata direttamente dal lessico del duce di Predappio, quel “me ne frego” che caratterizzò la dittatura italiana, dal punto di vista culturale. Salvini lo sapeva? Forse no. Ma se fosse il contrario? Non dovremmo preoccuparci, sul serio? Ora, ci manca solo l’altro detto del dittatore del Ventennio: “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, e se muoio vendicatemi”. Al di là del tono truce, è il senso politico quello che conta. Quando Salvini adotterà anche questo aforisma sarà lecito usare la lezione di Agatha Christie: un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.

La reazione a Salvini di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana

“In questo momento di dolore, cordoglio per l’Italia ferita dal Veneto alla Sicilia la risposta all’emergenza climatica e al dissesto idrogeologico deve essere cura e messa in sicurezza territorio. Ora. Basta con incuria, abusivismo, condoni. Subito”, scrive su twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. E sul ministro dell’Interno:  “Il solito pessimo Salvini scarica la colpa dei disastri sugli alberelli e sull’ambientalismo. Roba da pazzi.” Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, dopo le parole di questa mattina del ministro dell’Interno. “Poi è chiaro – prosegue il leader di Si – perché fanno condoni su condoni? Se ne fregano, succedono disastri e la colpa è degli alberi. Questi riescono a far sembrare persino Trump un sincero ambientalista – conclude Fratoianni – Indegni per queste parole, e ancora più sgradevoli se ci mettiamo pure le foto sorridenti sui social, mentre è in corso una vera e propria tragedia nazionale”.

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