La villetta abusiva di Casteldaccia poteva essere demolita. L’atto d’accusa di Tar e Consiglio di Stato

La villetta abusiva di Casteldaccia poteva essere demolita. L’atto d’accusa di Tar e Consiglio di Stato

Già dal 2011 il Comune di Casteldaccia avrebbe potuto eseguire l’ordinanza di demolizione per la villetta della strage. “Nel 2011 il giudizio al Tar si è concluso e l’ordinanza di demolizione del sindaco non è stata annullata; né il Comune si è mai costituito in giudizio. Quindi, in questi anni l’ordinanza di demolizione poteva – e doveva – essere eseguita”, si legge. “Ogni altra ricostruzione dei fatti, in merito a questa tragedia in cui hanno perso la vita 9 persone, è falsa e volta a delegittimare l’Istituzione della giustizia amministrativa”, dice il Cga.

Il sindaco del comune palermitano Giovanni Di Giacinto, subito dopo la tragedia, aveva fatto sapere che sulla villetta pendeva un ordine di demolizione che però non era mai stato eseguito perché i proprietari avevano impugnato l’ordine del Comune davanti al Tar. “Finora il Tar non si era espresso – ha detto Di Giacinto – quindi non abbiamo potuto demolire la casa”. La documentazione relativa alla demolizione è stata consegnata dal sindaco alla polizia che conduce l’inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese (Palermo). “Siamo qui con la polizia – ha aggiunto l’ex deputato dell’Ars – perché stiamo consegnando tutte le carte”.

Intanto, va detto, per dare ogni notizia su questa triste vicenda  che saranno celebrati martedì alle 11 nella cattedrale di Palermo i funerali delle nove vittime che hanno perso la vita nella tragedia avvenuta a Casteldaccia la notte tra sabato e domenica a causa dell’esondazione del fiume Milicia, nel Palermitano. Ne dà conferma il parroco della cattedrale, Filippo Sarullo. Non è ancora chiaro chi sarà chiamato a celebrare le esequie in quanto monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, si trova all’estero. Le nove salme sono state portate nella chiesa della Madonna di Lourdes, in piazza Ingastone, e la bara di Rachele, 1 anno, è l’unica rimasta scoperta; dentro ci sono due piccoli peluche di Minnie e Topolino. Intanto continuano le ricerche, anche con l’utilizzo di droni, del medico quarantenne Giuseppe Liotta, disperso sulla strada per Corleone mentre da Palermo si stava recando al lavoro in ospedale. La sua auto è stata ritrovata sul letto di un torrente.

Tutti i numeri delle demolizioni mancate. Il dossier di Legambiente parla di 71mila immobili da eliminare, ma più dell’80% ha aggirato l’abbattimento

Il villino di Casteldaccia non è l’unica abitazione sulla quale pendeva un ordine di demolizione. Secondo un recente dossier di Legambiente, c’è un’Italia abusiva che resiste alle ruspe. Nel Belpaese, infatti, oltre 71mila immobili sono interessati da ordinanze di demolizione, e più dell’80% non sono ancora state eseguite. Per fare una stima dei metri cubi di cemento fuorilegge, Legambiente si affida al rapporto Bes dell’Istat, secondo il quale nel 2015 l’abusivismo edilizio riguardava il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud, il 18,9% nelle regioni del Centro e il 6,7% al Nord. Analizzando il periodo dal 2005 al 2015, al Sud il dato non è mai sceso sotto il 24%, percentuale relativa al 2007. La Campania si conferma la regione più esposta al fenomeno, con una quota di 50,6 immobili fuorilegge ogni cento. Seconda è la Calabria con il 46,6% di edilizia illegale e terza è il Molise, con il 45,8%. Il dato nazionale dal 2005 al 2017 sale dall’11,9% al 19,4%. Per anni, denuncia ancora Legambiente, il fenomeno dell’abusivismo “è stato totalmente fuori controllo”. Ad Ardea, comune della provincia di Roma solo gli immobili per cui la Procura ha intimato al Comune di procedere alla demolizione in forza di una sentenza penale definitiva oggi sono 240. In Campania, il Procuratore generale di Napoli Luigi Riello ha recentemente ricordato che il 62% degli immobili è stato realizzato abusivamente. Solo sull’isola di Ischia, prosegue il dossier, le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento sono 600 e le pratiche di condono presentate in occasione delle tre sanatorie arrivano al ragguardevole numero di 27mila, una media di quasi una per famiglia. Tra Torre del Greco e Massa Lubrense, nel golfo di Napoli, secondo la Procura della Repubblica di Torre Annunziata guidata da Alessandro Pennasilico, che ha istituito un apposito ufficio, gli immobili da abbattere con sentenza passata in giudicato raggiungono la cifra impressionante di 3.353.

Spostandoci in Sicilia, la situazione non cambia. A Termini Imerese, denuncia ancora Legambiente, giacciono in attesa di esecuzione ben 850 ordinanze definitive, di cui molte con sentenza che risale all’inizio degli anni ’90. Il Procuratore Capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, intervenendo a un convegno organizzato da Legambiente ad aprile, ha dichiarato che nei comuni della provincia di Pirandello, Sciascia e Camilleri, pendono oltre 36mila istanze di condono. Di queste, 9.998 sono nel comune di Palma di Montechiaro, con una media di 1,2 per famiglia. Stessa realtà di Licata, dove le case illegali sono 17mila, anche qui 1,2 a famiglia, su un territorio di 180 chilometri quadrati. Di queste, 400 sorgono entro la fascia d’inedificabilità assoluta dei 150 metri dal mare, e la gran parte risale agli anni Ottanta e Novanta, quando a fronte di 150-200 concessioni edilizie, contestualmente si rilevavano 100-130 abusi. Le domande di condono sono state 10.500, quasi tutte evase dal comune con esito negativo e quindi relative a case che devono essere demolite senza alcuna via di scampo. Dal 2004 a oggi, in Italia, risultano eseguite il 19,6% delle ordinanze di demolizione emesse, ovvero ne mancano all’appello oltre l’80%, scrive nel dossier Legambiente. Se si considera il rapporto tra ordini di demolizione e abbattimenti, la performance migliore è quella del Friuli Venezia Giulia, con il 65.1%, quella peggiore è della Campania, con il 3% di esecuzioni. Se si considera il numero assoluto di ordinanze in ogni regione in relazione al dato nazionale, allora la prospettiva si corregge: il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di demolizioni alto a fronte di un numero basso di ordinanze (l’1,1% a livello nazionale), mentre la Campania detiene il record di ordinanze, oltre il 23% del totale nazionale.

Risultano buoni i risultati della Lombardia, che con il 6,9% delle ordinanze nazionali ne ha eseguite il 37,3%, del Veneto (9,5% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 31,5%) e della Toscana (7,1% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 24,8%). Se guardiamo alle regioni storicamente più esposte al fenomeno dell’abusivismo, la Sicilia ha il 9,3% del totale nazionale delle ordinanze emesse e di queste ne ha eseguite il 16,4%, la Puglia ha abbattuto il 16,3% degli immobili colpiti da ordinanza che sono il 3,2% del dato nazionale, la Calabria, sul 3,9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni.

Il fenomeno dell’abusivismo è più rilevante nei Comuni costieri. Se nell’entroterra la media delle ordinanze di demolizione è di 23,3 a comune, spostandoci al mare, il dato decuplica, arrivando a 247,5. Anche in questo caso, la Campania guida la classifica delle regioni, per numero di ordinanze emesse, sia nei comuni costieri che nei comuni dell’entroterra.

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