Governo. Conte smentisce Salvini sul dialogo con Bruxelles. Emergono rotture insanabili tra i due partner di governo

Governo. Conte smentisce Salvini sul dialogo con Bruxelles. Emergono rotture insanabili tra i due partner di governo

Le misure più importanti legate alla legge di bilancio, reddito di cittadinanza e introduzione quota 100 sulle pensioni, si faranno nei tempi previsti ma confluiranno in un decreto che sarà approvato dal consiglio dei ministri “a Natale o subito dopo”, ha annunciato Luigi Di Maio, spiegando che le risorse per entrambe le misure ci sono e sono state preventivate in manovra. “Ci sono i soldi, c’è la ciccia”, ha assicurato il vice premier pentastellato. Stesso concetto ribadito anche da Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Tunisi. Mentre, poco prima, da Roma, le agenzie avevano diffuso una frase del sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in cui si faceva riferimento alle note perplessità del partito di Matteo Salvini sul reddito di cittadinanza. La misura bandiera del M5s contro la povertà, aveva sostenuto Giorgetti, presenta “complicazioni attuative non indifferenti”. “Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”, aveva aggiunto il vice di Salvini. Ma da ambienti leghisti si ridimensiona la dichiarazione di Giorgetti, sostenendo che è stata un po’ decontestualizzata nella sua diffusione alle agenzie da parte dello staff comunicazione di Bruno Vespa, e comunque non concordata nei tempi. “Abbiamo rischiato una crisi di governo. C’erano stati momenti di tensione brutta, sembrava incrinata la fiducia tra alleati. Ci avevano accusato di falso. Non puoi pensare che il tuo alleato faccia un reato per coprirne un altro. Siamo finiti contro un iceberg perché non avevamo un metodo sperimentato per la soluzione delle crisi. È stata un’esperienza utile: dovesse ricapitare, faremo tesoro degli errori”. Ora, però, assicura, il numero due della Lega, tutto è rientrato, come confermato dallo stesso Matteo Salvini: “Dopo cinque mesi le prime tensioni ci stavano. Tutte cose superate e superabili. In tanti anni ho visto di peggio”, chiosa il vicepremier. In ogni modo, sottolineano fonti governative leghiste, non vi è alcuna intenzione di andare allo scontro su un provvedimento o comunque bloccare una misura che è contenuta nel contratto di governo.

Il dissenso tra Conte e Salvini sull’Europa

Quella della Lega contro Juncker e l’Europa dell’8 dicembre è “una manifestazione politica che rientra nella fisiologica dialettica politica, anche se vivace. Le lettere il Governo italiano in generale le spedisce, non le consegna a mano perché ci sono mezzi più adeguati, ma sicuramente con Juncker, lo ha detto anche lui, siamo rimasti che ci incontreremo nelle prossime settimane, perché ci tengo a illustrare personalmente l’impostazione della manovra, i suoi contenuti e a spiegare come sia frutto di un lavoro serio e responsabile”, ha affermato Giuseppe Conte, nella conferenza stampa a Tunisi tenuta al termine dell’incontro con il premier Youssef Chahed. “Detto questo, se ci sono dei leader politici che organizzano delle manifestazioni politiche, questo rientra nella fisiologia della dialettica di un dibattito politico, che può rivelarsi anche molto vivace, ma rimane il fatto che io, come presidente del Consiglio, interagisco io e mi siedo io al tavolo con le istituzioni europee e io caratterizzo il tono dell’interlocuzione, e l’ho già detto, avverrà con dialogo costruttivo”. Molto probabilmente, le affermazioni impegnative del presidente Conte sono il segnale di una netta presa di distanze dal vicepremier Salvini, soprattutto alla luce della lettera inviata dal Capo dello Stato Mattarella, insieme con la manovra economica. Dialogare con le istituzioni europee, sembra dire Conte, seguendo Mattarella, è un impegno che il governo italiano ha assunto, e a nessuno – anche se si chiama Salvini – è consentito smentire il presidente del Consiglio. Di fatto, è una seconda conferma delle tensioni altissime in seno alla compagine di governo.

La rottura M5S-Lega sull’emendamento relativo alla fine della prescrizione dopo il primo grado 

E ancora. Mentre non si sono ancora deposte le armi sul decreto sicurezza e sulla manovra, si prepara un altro terreno di ‘confronto’ – se non di scontro – nel governo gialloverde. Con un colpo di mano la maggioranza vorrebbe cambiare il regime di prescrizione. Un emendamento, annunciato da tempo dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a firma di due relatori, entrambi del Movimento Cinque Stelle, di fatto elimina la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Il Movimento Cinque Stelle sostiene sia nel contratto di governo, tanto da portare Luigi Di Maio a tirare dritto ed a annunciare che “lo stop alla prescrizione è importante” perché così “si mira a perdere tempo e alla fine i furbetti la facevano franca”. L’alleato leghista non ci sta e, colto di sorpresa, per bocca dello stesso capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari fa trapelare “forti perplessità”, anche perché l’argomento “non è stato concordato all’interno del governo”. Il vicepremier M5S, evidentemente al corrente dei mal di pancia del Carroccio, liquida le polemiche come “problemi interni alla Lega” di cui non si interessa. Anzi rincara la dose e afferma: “Lo stop alla prescrizione deve entrate nella legge Spazzacorrotti, perché l’emendamento è in linea con il contratto di governo. Questo governo non difende i furbi ma gli onesti”. La Lega non la pensa allo stesso modo. Non solo sostiene che la norma non sia stata inserita in nessun accordo pre-elettorale, ma – come sostiene la parlamentare Anna Rita Tateo – “la riforma così com’è stata presentata, non passerà”. Si valuterà nei prossimi giorni, anche quando gli altri focolai di battaglia nell’esecutivo saranno spenti. Chi invece si pone già sul piede di guerra sono i penalisti, che si sono messi in stato di agitazione denunciando “l’inaudita gravità della riforma”. Parlano di “norma autoritaria contro la Costituzione” e scrivono ai deputati firmati sostenendo che “la prescrizione ha origini antiche e chi oggi ipotizza la sua sostanziale abolizione è disposto a cancellare conquiste della civiltà giuridica pur di ottenere risposte di vendetta sociale in nome di una efficienza che lo Stato non sa altrimenti garantire”. E in stato di agitazione contro la fine della prescrizione dopo il primo grado di giustizia scende anche l’associazione nazionale dei magistrati. Il suo ex presidente Albamonte infatti afferma: “L’idea che si possa intervenire solo sulla prescrizione e risolvere in questo modo il problema della giustizia è sbagliata. E rischia di tradursi in una norma manifesto che serve solo a dare all’opinione pubblica l’impressione che si sta facendo qualcosa”.  Eugenio Albamonte, non nasconde la sua preoccupazione: “Non vorrei si arrivasse così al risultato paradossale di dire ‘quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto, adesso non è più colpa nostra’ scaricando le responsabilità sugli operatori del processo, magistrati e avvocati”.

E lo Spiegel, autorevole settimanale tedesco, accusa M5S e Lega di impedire la libertà di stampa

Infine, la ciliegina sulla torta arriva dalla stampa internazionale. I partiti populisti al governo in Italia, Lega e Movimento 5 Stelle (M5s), vogliono “disintossicare” i giornali italiani dalle critiche all’esecutivo, ossia “mettere il guinzaglio” alla libertà di stampa. E’ quanto sostiene il settimanale tedesco “Der Spiegel” commentando alcune dichiarazioni dei leader di Lega e M5s, rispettivamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i vicepresidenti del Consiglio del governo entrato in carica in Italia il primo giugno scorso. Per Salvini, che è anche ministro dell’Interno, i giornalisti sono “la razza peggiore”, una “banda di rossi come la magistratura” italiana. Secondo Di Maio, capo politico del M5s, ministro del Lavoro e degli Affari sociali e dello Sviluppo economico, la stampa che critica l’esecutivo “con l’Unione europea intende rovesciare il governo il prima possibile” compiendo del “terrorismo mediatico” e contribuendo a far innalzare lo spread per “un colpo di Stato finanziario”. Si deve dunque agire “contro i media che ci odiano”, ha affermato Di Maio. La “stampa indipendente è, infatti, il nemico naturale dei populisti”, evidenzia “Der Spiegel”, perché verifica l’attendibilità e l’effettiva realizzazione delle loro promesse. L’ostilità del M5s verso la stampa che critica il populismo è stata già dimostrata nel 2017 dal fondatore del movimento, Beppe Grillo, ricorda “Der Spiegel”. Allora, Grillo propose l’istituzione di un “tribunale del popolo in cui siederebbero semplici cittadini, estratti a sorte, con l’incarico di controllare la veridicità delle notizie” diffuse dalla stampa. Qualora le informazioni “si rivelassero errate, il direttore del giornale dovrebbe scusarsi pubblicamente”, aveva aggiunto Grillo.

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