Ultim’ora. Bruxelles, Ottima cena chez Juncker. Per Conte la pagnotta da ingerire è molto dura e chiede tempi lunghi per la procedura d’infrazione. La Commissione Ue procederà come deciso

Ultim’ora. Bruxelles, Ottima cena chez Juncker. Per Conte la pagnotta da ingerire è molto dura e chiede tempi lunghi per la procedura d’infrazione. La Commissione Ue procederà come deciso

Ottima cena a Bruxelles al tredicesimo piano del mastodontico palazzo sede della Commissione Ue. Clima amichevole, sorrisi e strette di mano fra il presidente del Consiglio, Conte, il ministro del Tesoro Tria, il Presidente  della Commissione europea Jean Claude Juncker, il vicepresidente della Commissione con delega all’Euro e alla Stabilità finanziaria, Valdis Dombrovskis, e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. “We are friends” dice Conte, tanto per creare un clima favorevole, rivolgendosi ai giornalisti. Poi la cena, ottima, niente di italiano, tartara di mare, nocciolo di vitello ai funghi e cipolle, meringhe gelate alla marmellata, caffè e mignon. Per i vini non è stata resa nota la scelta ma, di sicuro, si sarà  trattato di un francese.

Queste sono le uniche certezze che vengopo da questo primo incontro. Conte, a conclusione, dichiara che non si è discusso di “saldi finali”. “Confido – ha detto – che il dialogo possa portare a evitare la procedura. Sono sempre ambizioso ma ovviamente non ho posto alcuna rinuncia alle riforme qualificanti del nostro governo”. “Il lavoro – dice – proseguirà nei prossimi giorni per avvicinare i rispettivi punti di vista e cercare una soluzione di prospettiva”. Conte e Tria hanno presentato un dossier sulla manovra finanziaria e hanno chiesto di fatto tempi, i più lunghi possibili, per l’avvio della procedura di infrazione per debito eccessivo a cui l’Italia va incontro nei prossimi mesi. Altra notizia che trapela riguarda la ormai famosa parola pronunciata da Conte, la “rimodulazione”, che andrebbe tradotta. In sostanza Conte ha chiesto più tempo, senza mutare di una virgola il tetto del 2,4%.

Rimodulare significa  far scorrere del tempo prima di far partire le misure che fanno parte del “contratto  di governo”, reddito di cittadinanza per Di Maio, quota cento per Salvini. In questo modo, pensano i due vicepremier, allontanando nel tempo l’entrata in vigore delle misure cala anche il loro costo. In questo modo si potrebbe racimolare qualche briciola da inserire nelle voci di Bilancio relative agli investimenti produttivi. Conte, Tria, Di Maio e Salvini fanno finta di ignorare che una volta aperta la procedura, così come  deciso dalla Commissione con il parere positivo di 18 dei 19 paesi dellìEurogruppo, difficile tornare indietro. Appunto, una pagnotta molto dura da digerire da parte del governo gialloverde.

Il racconto della vigilia della cena “delle beffe” a Bruxelles

“Noto con piacere che lo spread è calato decine di punti in queste ore quindi chi sta leggendo la manovra attentamente si rende conto che l’economia italiana è sana”. Passano pochi minuti da quando il vicepremier, ministro dell’Interno, rilascia questa dichiarazione affermando anche che “noi siamo educati e ragionevoli”, mostrando però il solito ghigno, e, guarda caso, lo spread, il differenziale fra gli italici Btp e i Bund tedeschi che segna la temperatura della nostra economia, ci ripensa e subito torna a  collocarsi fra quota 306 e 310. Zona di allarme rosso. A smentire Salvini non c’è solo lo spread che non è una invenzione di qualche malvagia persona, il miliardario Soros, per dirne uno, figura ormai mitica che ce l’ha con l’Italia. Oppure, come pensa anche l’altro vicepremier, il Di Maio, il risultato di un complotto internazionale. Un alibi in vista del fallimento ormai non solo annunciato della manovra di Bilancio. Salvini e Di Maio farebbero bene a leggere il rapporto sulla stabilità finanziaria reso noto dalla Banca d’Italia di cui parliamo in altra parte del giornale secondo cui le oscillazioni dello spread pesano per 145 miliardi sulle famiglie italiane.

Dichiarazioni che non sono un buon viatico a poche ore dall’incontro, a Bruxelles, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker cui parteciperanno anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il vicepresidente della Commissione responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis, e il commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. Un incontro che doveva essere a due ma è stato allargato a cinque, su nostra richiesta, per discutere della manovra finanziaria bocciata dalla Commissione.

I  vicepremier avrebbero voluto “accompagnare” Conte. Niente da fare

All’incontro che si svolgerà sabato a partire dalla 19,30, fanno sapere da Bruxelles, non sarà presente nessun altro. Si sussurra negli ambienti di Palazzo Chigi che Salvini e Di Maio avrebbero voluto essere presenti. Ma da Bruxelles la cosa è stata stoppata. Conte dovrebbe arrivare a Bruxelles domani poco prima delle 19 e incontrare Juncker attorno alle 19.30 nel quartier generale della Commissione, il Berlaymont. Gli accompagnatori delle due delegazioni si riuniranno in una sala attigua. L’edificio è stato costruito fra il 1963 e il 1969, dal ’67 al ’91 ha ospitato 3000 dipendenti della Commissione. Nel 2004 la Commissione tornò ad avere la propria sede nell’edificio e dal 2004 è la sede della Commissione. Dal 2005 tutti i membri della Commissione e i loro gabinetti sono ospitati in Palazzo Berlaymont, l’ufficio del Presidente e la sala di rappresentanza della Commissione sono al tredicesimo piano. Il Segretariato generale, i servizi legali e altri servizi centrali della Commissione hanno inoltre sede nell’edificio che ha un’estensione di 240000 m² su 18 piani, collegati da 42 ascensori e 12 scale mobili, nella torre ci sono stanze che fanno da uffici e sale riunioni per 3000 persone, alla base ci sono ristoranti e servizi, una mensa, uno studio televisivo, sale per conferenze, magazzini, una sauna nordica, un parcheggio per più di 1100 veicoli, Chi lo frequenta dice che c’è da sperdersi. Forse i “colleghi” di governo avevano pura che il premier si sperdesse, tanto da insistere per fargli compagnia. Ma alla fine è stato proposto il solo Tria che ha seguito tutta la manovra di Bilancio e aveva preso impegni  concordati con i Commissari poi venuti meno per l’intervento dei due vicepremier, ognuno dei quali doveva garantire quanto contenuto  nel “contratto di governo”. Saltati gli obiettivi concordati con Bruxelles Tria è diventato un sostenitore della manovra come voluta da leghisti e pentastellati.

Brunetta: “in  6 mesi effetti disastrosi del governo Conte, peggio di una patrimoniale”

Salvini e Di Maio hanno affidato a Conte e Tria un messaggio preciso. Dice il ministro dell’Interno: “educati e ragionevoli, ma i punti cardinali non si toccano”. Davvero una bella faccia tosta da uno che è abituato all’insulto, alla offesa che proprio qualche giorno fa ha ricordato ai “burocrati” di Bruxelles che è l’Italia a pagare i loro stipendi. Di Maio, più sobrio, si fa per dire, detta a Conte i punti chiave da portare a casa nell’incontro. “Dialogo a oltranza” indica ma “i punti cardinali non si toccano, 9 miliardi e mezzo per il reddito di cittadinanza (che interessa gli stellati) e 6,5 per pensioni, quota cento”, che interessano a Salvini. E proprio sui punti cardinali che non si toccano si è attestato Conte. Pochi commenti da Bruxelles in attesa dell’incontro. Pierre Moscovici ha scritto sul suo blog che “la porta è sempre aperta” ma ha ribadito che la procedura di infrazione per deficit  eccessivo, nell’ambito della mancata riduzione del debito presa dalla Commissione Ue farà il suo corso. Commenta Renato Brunetta, capogruppo alla Camera e responsabile della politica economica di Forza Italia: “In soli sei mesi questi sono gli effetti disastrosi del Governo Conte. Ben peggiori di una patrimoniale”.

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