Brexit. Juncker e Theresa May si vedono per un tè, e delineano il percorso verso il documento comune per l’uscita da approvare domenica

Brexit. Juncker e Theresa May si vedono per un tè, e delineano il percorso verso il documento comune per l’uscita da approvare domenica

 Il “tè del pomeriggio” fra Theresa May e Jean-Claude Juncker a Bruxelles ha portato “progressi molto buoni”, ma “il lavoro continua”. La Commissione europea sintetizza così l’esito dell’incontro fra i due, mirato a finalizzare l’accordo sulla Brexit in tempo per il summit Ue di domenica. Il primo ministro britannico tornerà a Bruxelles per ulteriori colloqui sabato, 24 ore prima del vertice. “Per discutere – ha spiegato May – di come possiamo garantire di concludere questo processo in un modo che sia nell’interesse di tutto il nostro popolo”. L’intesa sul divorzio è stata raggiunta da qualche giorno, seppur in una versione tutt’altro che definitiva che ha portato all’ira contro May dei Brexiteers più duri, con dimissioni e spettro di una mozione di sfiducia. Quella che resta da mettere a punto, invece, è la dichiarazione politica, di circa 20 pagine, che tracci i contorni della futura relazione fra Londra e l’Ue, in particolare sul piano commerciale.

La corsa contro il tempo va avanti da un po’: secondo una fonte diplomatica, questo documento dovrebbe essere pubblicato giovedì mattina, dopo l’incontro May-Juncker. E gli sherpa si riuniranno venerdì mattina per limare i testi finali di entrambi gli accordi, ha annunciato il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. Intanto una posizione netta giunge dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: “Entrambi i documenti dovranno essere pronti per domenica, in modo che possiamo firmare l’accordo di uscita e accettare la dichiarazione sulla relazione futura”, ha fatto sapere secondo quanto riporta la Bbc. Dopo la stretta di mano e le foto di rito, Juncker e May non hanno risposto alle domande dei cronisti prima dell’incontro. Scampata per il momento una sfida alla sua leadership da parte della frangia più radicale dei Tories, visto che non sembrano esserci i numeri per una mozione di sfiducia, la premier britannica spera di strappare a Bruxelles un accordo che possa rivendere con successo al Parlamento di Londra, che a dicembre dovrà votare sull’intesa.

Le parti disporranno di un periodo di transizione, che andrà dal divorzio il 29 marzo del 2019 a dicembre del 2020, ma Londra e i 27 devono già darsi adesso delle linee guida sulla relazione futura. Per la dichiarazione sui futuri rapporti Londra-Ue i principali nodi da sciogliere sono: l’accesso del Regno Unito al mercato unico, l’accesso alle acque britanniche per le imbarcazioni Ue e Gibilterra. Su quest’ultimo punto, la Spagna minaccia di votare contro l’accordo sulla Brexit se non verrà chiarito che i negoziati su questa enclave britannica sul suo territorio andranno gestiti direttamente da Madrid. Una richiesta che è stata respinta da May nel question time affrontato in Parlamento prima di spostarsi a Bruxelles: “Non escluderemo Gibilterra dai nostri negoziati sulla relazione futura”, ha assicurato. D’altra parte, secondo fonti diplomatiche, alcuni Paesi Ue hanno espresso frustrazione per la sortita dura della Spagna proprio quando la partita volge verso il termine.

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