Bilancio. Due mesi di fuoco per un governo che non governa. Lite continua fra Salvini e Di Maio. Visco (Bankitalia): la situazione economica sembra avvitarsi in una spirale negativa. L’irritazione del ministro Tria

Bilancio. Due mesi di fuoco per un governo che non governa. Lite continua fra Salvini  e Di Maio. Visco (Bankitalia): la situazione economica sembra avvitarsi in una spirale negativa. L’irritazione del ministro Tria

Novembre e dicembre, due mesi cruciali per la manovra economica di cui ancora non sono noti tutti i particolari. Anzi, nuove notizie su misure da inserire in manovra arrivano a getto continuo. Magari poche ore dopo l’annuncio viene  smentito e non vale la pena di darne conto. Capita che a darne notizia sia il Salvini, subito smentito dal Di Maio o viceversa. Oppure gli “annunci” li conoscono solo coloro che hanno  stipulato il “contratto” di governo. Non un programma, non una visione collettiva, un progetto, non la ricerca di un rapporto con le forze sociali, i corpi intermedi, garanzia di democrazia, così come prevede la nostra Costituzione. Il governo gialloverde opera sulla base di quanto deciso da M5S e Lega, i dirigenti, autoproclamatisi rappresentanti del popolo, su alcuni problemi i principali dei quali sono quelli relativi al reddito di cittadinanza, alla cosiddetta “quota cento”, leggi pensioni, revisione della legge Fornero, la flat tax, tradotto in italiano si tratta delle tesse prevedendo un condono, strumento classico che niente ha a che fare con la lotta alle evasioni che ammorbano la nostra economia. La logica, si fa per dire, del contratto, uno a me uno a te, si riflette nella manovra di Bilancio. Una rissa continua fra i due litiganti, che misurano col bilancino se la spartizione che sta alla base della“loro” legge di Bilancio regge. Vertici continui, sorrisi, in presenza delle televisioni fra Salvini e Di Maio, con aggiunta di Conte per il quale tutto va bene ma non è così, vista la “letterina” di cui parliamo in altra parte del giornale che gli ha inviato il presidente della Repubblica con la quale  sollecita il governo a “un confronto sereno con l’Europa”. Preoccupazione più che giusta, opportuna, visto il rapporto, anzi il pessimo rapporto con la Ue che hanno sia Conte, il quale, ci si scusi il bisticcio di parole, conta ben poco, ma soprattutto Salvini e Di Maio, specialisti nell’uso di parole spregiative nei confronti in particolare del presidente Juncker, dei Commissari Moscovici e Dombrovskis. Ora ci si mette anche il mite Tria, il ministro titolare della manovra di Bilancio, colui che aveva stipulato un patto con la Ue in merito al debito dell’Italia, al rapporto deficit-Pil, a quel numeretto, 1,6% contro il quale si sono scagliati Salvini e Di Maio, spostando l’asticella al 2,4%. Tria non solo ha fatto marcia indietro, senza neppur combattere, ma è diventato un acerrimo sostenitore delle tesi dei leghisti e dei pentastellati, con la benedizione del presidente Conte. Non solo. Si è reso protagonista di uno sceneggiato, chiamiamolo così per amor di patria, in cui a fronte di un intervento, pacato, documentato da parte del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha esaltato la bontà della manovra di Bilancio come è stata messa a punto, per quanto se ne conosce, visto che a proposito di reddito di cittadinanza e di quota cento verranno presentati due disegni di legge collegati alla manovra, i quali avranno un loro percorso parlamentare. Una furbata, da giocatori delle tre carte, in modo da evitare l’impatto sulla manovra e soprattutto la data in cui le due leggi diventeranno realtà. Maggio, giugno, forse ancora dopo. Insomma non saranno calendarizzate con la manovra che  prevede la risposta alla richiesta della Ue di presentare entro il 13 novembre una nuova bozza della legge di Bilancio e la relazione con i “fattori rilevanti”che secondo l’Italia giustificano lo scostamento dagli obiettivi  che potrebbe portare alla apertura di una procedura di infrazione. Già il 5 novembre Tria avrà il compito di dar conto all’Eurogruppo del “caso Italia”. A Bruxelles si parla della possibilità di una dichiarazione dei 18 ministri che non la pensano come lui.

Il 21 novembre la Commissione Ue esprimerà il parere definitivo

Entro il 13 novembre la Commissione Ue aspetta la risposte del governo. La Commissione pubblicherà le previsioni economiche aggiornate, che terranno  conto dei saldi inseriti dall’Italia in manovra aggiornata degli scostamenti dagli obiettivi e dell’impatto delle misure italiane sulla crescita. Si arriva così al 21 novembre quando la Commissione pubblicherà il parere definitivo sulla legge di bilancio e già in quella occasione potrebbe avviare la procedura di infrazione. Il 29-30 novembre il  primo passaggio in Aula della Camera della manovra. La commissione Bilancio avrà circa un mese di tempo per esaminare il testo e votare gli emendamenti, dopo il  ciclo di audizioniche potrebbe tenersi tra la fine della prossima settimana e l’inizio della successiva.  Arriviamo al mese di dicembre quando la manovra approderà prima in Commissione Bilancio e poi all’aula del Senato per la seconda lettura. Il termine ultimo per l’approvazione definitiva è quello del 31 dicembre. Entro gennaio possibile apertura della procedura per deficit eccessivo contro l’Italia per violazione delle regole sul debito, basata però sui dati consuntivi 2017. La procedura prevede un monitoraggio dei conti nazionali da parte dell’Ue molto stretto, la risoluzione del problema e, in caso di persistere della violazione, l’imposizione di una multa fino allo 0,2% del Pil.

Il governo gialloverde nel segno della arroganza e della ignoranza

Un assaggio, se ce ne fosse bisogno, di come si muove il governo gialloverde, nel segno della arroganza e della ignoranza, l’abbiamo avuto nel corso della assemblea che si è tenuta  a Roma celebrando la 94esima Giornata mondiale  del Risparmio. Il presidente dell’Acri, l’associazione delle Casse di Risparmio, Giuseppe Guzzetti, aveva lanciato un appello a fronte del pessimo clima che si registra nel nostro Paese. “In passato lo scontro politico era durissimo – ha detto – ma mai è venuto meno il rispetto dell’avversario. Un veleno che si sta insinuando, l’odio che spacca il Paese. L’odio non viene dal nulla, i bisogni reali non possono essere ignorati ma questi bisogni non vanno strumentalizzati ma affrontati e risolti. La pluralità dell’informazione va tutelata. Abbiamo bisogno di comportamenti e atti che fermino questa deriva che rischia di minare alle radici questa nostra democrazia”. Il presidente Mattarella aveva inviato un telegramma in cui sottolineava che “I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici – espressamente richiamato dalla Costituzione – è condizione essenziale dell’esercizio della effettiva sovranità del Paese. L’attenzione all’etica e allo sviluppo, temi chiave di questa 94esima Giornata – ha scritto il capo dello Stato – sottolinea il valore sociale del risparmio che va ben oltre la sfera individuale e familiare”. Ed è a questi principi che si è richiamato Ignazio Visco. Nel suo intervento, molto applaudito, è partito dalle conseguenze gravi dello spread sulle famiglie. Già il differenziale fra i nostri Btp e i Bund tedeschi che rappresenta il termometro delle  economie , per quanto ci riguarda sopra quota 300, un sintomo della gravità della “malattia italiana” per i nostri governanti una specie di destino cinico e baro di cui loro non hanno responsabilità alcuna. Dice Visco che “da spread arrivano conseguenze gravi  su risparmio delle famiglie. Spread che va ridotto”. Visco  parla di una situazione economica che sembra avvitarsi in una spirale negativa. La crescita in frenata e le tensioni commerciali all’orizzonte, una manovra che aumenta la spesa pubblica e il governo in conflitto con l’Europa, i mercati in fibrillazione e gli investitori in fuga dall’Italia.

Uno scenario allarmante. Necessario il dialogo con la Ue, non lo scontro

Visco ha inviato  un messaggio diretto al governo: è indispensabile dialogare con l’Ue e dissipare ogni dubbio sulla permanenza nell’area euro. Perché il prezzo di queste incertezze lo pagano le banche, lo Stato e soprattutto i risparmiatori. Il ministro Tria man mano che il governatore di Bankitalia procedeva nel suo intervento si ingrigiva sempre più. “Le conseguenze – affermava  Visco – di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato possono essere gravi. Il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica”. E per le banche ci sono “perdite in conto capitale, che  peggiorano la situazione patrimoniale”, con ricadute negative “sulla capacità di fornire credito all’economia”. Il rialzo dei tassi d’interesse sui titoli di Stato “si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l’aumento fin qui registrato provocherebbe, già dal 2019, maggiori spese per interessi per oltre5miliardi”. Proseguiva: “L’aumento dello spread è legato in parti pressoché uguali” al rischio di default e all’eventualità di un’uscita dell’Italia dall’euro. Da maggio ad agosto, infatti, “gli investitori esteri hanno effettuato vendite nette di titoli italiani per 82 miliardi, di cui 67 relativi a titoli pubblici”. Il governo, ammoniva Visco, deve “dissipare le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Unione Europea e alla moneta unica”. Con l’Ue – ha affermato – va cercato il dialogo e non lo scontro. “Se ne può discutere in sede europea e quando ne ricorrono le condizioni si possono usare tutti i margini consentiti dalle regole e dalle procedure attuali. Le differenze di opinioni non devono però tradursi in un conflitto istituzionale”. Del resto “il divario di crescita tra l’Italia e il resto dell’area euro è  un problema strutturale che non può essere risolto con politiche di stabilizzazione monetaria e un’espansione del bilancio pubblico”. “Un clima di fiducia reciproca è indispensabile affinché possa riprendere ed essere condotto a termine il processo di riforma della governance economica europea. In questo terzo millennio – afferma Visco – i problemi e le sfide hanno assunto dimensioni globali; è illusorio pensare di poterli affrontare negli stretti confini degli stati nazionali. Per questo il futuro dell’Italia non può prescindere da quello dell’Europa”.

Il ministro del Tesoro, irritato, continua a  difendere l’indifendibile

Arriva la replica di Tria. Difende l’indifendibile e la platea lo nota. “I livelli di spread – dice –  non si giustificano con i fondamentali del paese, il costo del deficit è sostenibile e responsabile: ci consentirà di affrontare i prossimi anni con la certezza di ridurre il debito e creare benessere. Questo ci avvicina all’Europa e non il contrario”. Ci ricorda la “bellezza della manovra” di cui è titolare il presidente Conte. Passi per il premier o un Di Maio e un Salvini che ignorano la parola “economia”, ma sentire dire da lui che “dopo dieci anni e due recessioni siamo già oltre gli effetti della grande Depressione e questo dimostra che “il costo del non deficit non ce lo possiamo permettere né economicamente né socialmente” ci sbalordisce. A suo dire  il deficit previsto in manovra “è sostenibile e responsabile” e “ci consentirà di affrontare prossimi anni con la convinzione che ridurremo il rapporto debito/pil e miglioreremo il benessere sociale”. Ancora: ”la crisi  attuale non è giustificata. Il deficit previsto al 2.4% va bene, non aumenterà”. Ci chiediamo, anzi lo chiediamo a lui: perché aveva previsto l’1,6%? Mistero.

Boccia (Pd). Tria afferma che il deficit non salirà? Allora non esiste la manovra

Fra i primi commenti quello di Francesco Boccia, Pd, ex presidente della Commissione Bilancio della Camera. “Tria – afferma –  se si riferisce al tendenziale significa che quando afferma che il deficit non salirà vuol dire che non esiste la manovra, che non c’è il reddito di cittadinanza né la riforma della legge Fornero e flat tax, e stanno sotto al 2 per cento come deficit. Se, invece, si riferisce al programmatico, allora ha detto una sciocchezza”. Le misure come il reddito e la riforma della legge Fornero, “se va bene partiranno da aprile”. Insomma – prosegue Boccia – “non perdono la faccia ma perdono tempo e quando il M5s lo scoprirà o fa saltare il banco o vuol dire che è connivente, e che quindi sta barando con gli italiani”. Nel frattempo, tra le pieghe della manovra si legge che aumenterà il prezzo delle sigarette di almeno 10 cent a pacchetto e avrà corso una vera e propria misura assistenzialistica, vestita di meritocrazia, con la quale si vogliono premiare con un meccanismo assai complicato semila giovani tra laureati con 110 e lode ma di 30 anni, e dottori di ricerca ma di 34 anni. Come si farà? Mistero anche questo.

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