25 novembre. NonUnaDiMeno. Marea femminista sabato a Roma: “la violenza non ha colore: è sempre violenza maschile”. L’Onu lancia “#HearMeToo”

25 novembre. NonUnaDiMeno. Marea femminista sabato a Roma: “la violenza non ha colore: è sempre violenza maschile”. L’Onu lancia “#HearMeToo”

Palloncini rossi verso il cielo, monumenti e siti web colorati di arancione: sono tra i simboli delle iniziative in programma in tutto il mondo per la Giornata contro la violenza sulle donne. All’Onu quest’anno il tema è ‘Orange the World: #HearMeToo’, e sono in programma 16 giorni di attività a partire dal 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, per stimolare le conversazioni pubbliche ed educare il pubblico su ciò che individui e organizzazioni possono fare per porvi fine. “E’ un invito ad amplificare ulteriormente le voci delle donne, ascoltare e credere alle sopravvissute, porre fine alla cultura del silenzio”, ha detto la direttrice esecutiva di UN Women, Phumzile Mlambo-Ngcuka. “Non conosciamo ancora la reale portata della violenza contro le donne – ha aggiunto – perché il timore di rappresaglie e di non essere credute hanno messo a tacere le voci di milioni di sopravvissute e mascherato la vera portata delle orribili esperienze provate delle donne”. “#HearMeToo è anche un forte richiamo alle forze dell’ordine, poiché è profondamente sbagliato che la stragrande maggioranza di chi commette violenze contro donne non subisca conseguenze”, ha concluso. Tutti i partner della campagna del segretario generale Onu Antonio Guterres, UNiTE, sono incoraggiati ad illuminare edifici e monumenti di arancione, colorare di arancione i siti web e indossare questo colore per sensibilizzare l’opinione pubblica e portare l’attenzione del mondo sulla necessità di porre fine alla violenza contro le donne.

NonUnaDiMeno domani in piazza contro il governo

“Il 24 novembre NonUnadiMeno torna nelle strade con una manifestazione nazionale a Roma contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del governo”, si legge in una nota dell’organizzazione. “Il governo Salvini-Di Maio, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario vuole colpire donne, migranti e soggettività, impedendo la libertà individuale di decidere sul proprio corpo e le proprie vite”, continua la nota. “NonUnadiMeno denuncia la strumentalizzazione di stupri e femminicidi, ricorda ancora una volta che la violenza contro le donne non ha colore: è sempre violenza maschile – continua – Quest’ultima comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento. Patriarcato e razzismo sono due facce della stessa medaglia: rifiutiamo la paura, l’odio e la violenza del decreto Salvini, costruendo mobilitazione e solidarietà diffusa, in primo luogo con le migranti esposte a violenze reiterate e sulla cui pelle si gioca in modo ancora più tragico la partita della destra al governo. Inoltre, NonUnaDiMeno ribadisce che la libertà di abortire non si tocca e che il Ddl Pillon non si riforma, si blocca! Il 24 novembre a Roma sarà nuovamente marea femminista senza bandiere e simboli identitari e di partito, Privilegiamo i contenuti, la costruzione di rete e relazioni. Abbiamo un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere con cui vogliamo trasformare la società, il mondo intero. Il 25 novembre ci ritroveremo in assemblea nazionale verso lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo. Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato”.

Più di 3000 le vittime, e solo nel 2017, in 50 mila hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza

Sono 3100 le donne uccise dal 2000 a oggi, più di 3 a settimana. E da gennaio ad ottobre sono 70 quelle ammazzate per mano di chi diceva di ‘amarle’. E sono tante anche le donne che hanno cercato aiuto per uscire da situazioni di abuso: sono quasi 50 mila le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 e di queste oltre 29mila hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Secondo l’Istat il 26,9% delle donne che si rivolgono ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi. Di qui l’importanza dei centri antiviolenza: la maggior parte dei centri, l’85,8%, lavora in rete con altri enti della rete territoriale e quasi tutti, il 95,3%, aderiscono al numero verde nazionale 1522 contro la violenza e lo stalking. La possibilità di contattare il centro antiviolenza da parte delle donne è elevata, il 68,8% ha messo a disposizione una reperibilità H24, il 71,1% ha attivato un servizio di segreteria telefonica negli orari di chiusura e il 24,5% possiede un numero verde dedicato; 4.400 le operatrici che nel 2017 hanno lavorato presso i centri antiviolenza, di queste il 56,1% è stato impegnato esclusivamente in forma volontaria.

Nel 2017 in Italia 49.152 mila donne hanno chiesto aiuto a un centro antiviolenza, e di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Sono i dati di un’indagine svolta dall’Istat sui servizi offerti dai Centri, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità, le regioni e il Consiglio nazionale della ricerca. Perché le donne chiamano? Il 100% chiede ascolto e accoglienza; il 99% supporto legale; il 98% supporto psicologico; il 98% orientamento e accompagnamento ad altri servizi; il 95% la predisposizione di un percorso di allontanamento; il 94% l’orientamento al lavoro; l’87% supporto alloggiativo e infine l’81% supporto per i figli minori.

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