Riace. La vicenda di Mimmo Lucano si è trasformata in una enorme gara di solidarietà. Il sindaco difende il modello dagli attacchi di Salvini

Riace. La vicenda di Mimmo Lucano si è trasformata in una enorme gara di solidarietà. Il sindaco difende il modello dagli attacchi di Salvini

Con un tweet Beppe Fiorello esprime ancora una volta solidarietà al sindaco di Riace Domenico Lucano che ha dovuto lasciare all’alba il paese, dopo che il tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari disponendo il divieto di dimora. L’attore è protagonista e anche coproduttore della fiction ‘Tutto il mondo è paese’ su Lucano e il modello Riace, la cui messa in onda è stata sospesa dalla Rai, in attesa degli eventi. “#MimmoLucano – scrive Beppe Fiorello su twitter – il tempo ti darà ragione, hai regalato un sogno al mondo e lo faremo vedere, ti hanno isolato e fatto fuori come fossi il peggiore dei mafiosi (liberi ancora di agire). Sei scomodo perché tu hai il volto della #calabria giusta, nuova, libera e felice #iostoconriace”. Anche dal portavoce dell’associazione Migrare arriva un gesto di solidarietà per Mimmo Lucano: “Un provvedimento ingiusto e spropositato si è trasformato in una decisione grottesca. Disporre l’allontanamento di Mimmo Lucano da Riace è l’ennesimo atto di persecuzione nei suoi confronti. Come la scelta di trasferire i migranti ospiti nello Sprar di Riace in altre strutture seppur affermando che nessuno sarà costretto a farlo. Noi continuiamo a credere che sia un atto scellerato, spropositato, che va bloccato. Subito”. Sukri Said, portavoce di ‘Migrare’ prosegue: “Vanno valutati tutti gli strumenti, anche giudiziari, avverso tale provvedimento. Intanto invitiamo tutte le istituzioni a partire dai sindaci delle altre città, i presidenti di tutte le Regioni, a prendere una posizione in difesa dei diritti umani per costruire una politica di pace e di integrazione tra i paesi del Mediterraneo. Non è piu’ tollerabile che chi governa il Paese soffi sul fuoco del razzismo alimentando odio per crescere nei consensi, riportandoci tutti a rivivere le pagine più buie della storia italiana”.

Mimmo Lucano costretto a trasferirsi ha trascorso la sua prima notte da esiliato in auto

Non ha ancora deciso dove trasferirsi Mimmo Lucano. Il sindaco di Riace ha lasciato all’alba la sua casa in auto per rispettare il divieto di dimora stabilito dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria, che ha revocato i domiciliari. Lucano, 60 anni, era stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti il 2 ottobre scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Locri. “Sono stato costretto a lasciare il paese a cui ho dato l’anima e che ho contribuito a salvare dallo spopolamento”, il suo sfogo. Il primo cittadino del Comune ‘simbolo’ dell’accoglienza si è spostato, per ora, a Caulonia Marina, altra località della Locride, a pochi chilometri di distanza, e si accontenta di stare in macchina. Intanto, si accavallano gli appelli, sui social e non solo, dedicati a Lucano. “Caro Mimmo lo so che non lascerai la tua e nostra amata Calabria ma se vuoi ti ospitiamo con amore a Napoli”, ha twittato il sindaco Luigi de Magistris. E poi il ‘cinguettìo’ di Matteo Richetti, candidato alla segreteria Pd, “Se ti impediscono di dimorare nella tua città, caro #MimmoLucano, vieni a Roma e aiutaci a portare il modello #Riace in tutto il Paese”. Non solo. A Catanzaro, per esempio, otto consiglieri comunali hanno ufficialmente chiesto al sindaco, Sergio Abramo, di dare la cittadinanza onoraria al primo cittadino di Riace. Insomma, la vicenda di Lucano si è trasformata in una gara di solidarietà. Roberto Saviano ha scomodato Dante Alighieri per esprimere vicinanza al sindaco di Riace: “Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti”.

Il botta e risposta tra Salvini e Lucano. Il ministro: “non è un eroe dei nostri tempi”. Il sindaco: “non mi sento un eroe e ho imparato a non denigrare nessuno”

Non cambia idea, invece, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Se un giudice dice che non può mettere piede nel proprio paese, evidentemente Lucano non è un eroe dei tempi moderni. O è stato distratto o non so che altro. Comunque, quando vado in Calabria, la gente mi chiede più lavoro, non più immigrati”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ai ‘Lunatici’ su Rai Radio 2, a chi gli chiedeva della revoca dei domiciliari e il divieto di dimora a Riace nei confronti del sindaco Mimmo Lucano. “Vogliamo solo che vengano rendicontate le spese effettuate, visto che si tratta di denaro pubblico”, ha concluso.

La replica di Mimmo Lucano non si è fatta attendere: “al ministro Salvini vorrei dire che non mi sento certo un eroe e che, a differenza di lui, ho imparato a non denigrare mai nessuno. Forse – continua – questo senso di lealtà è connaturato a noi calabresi, siamo ultimi ma anche orgogliosi di esserlo, come ha detto lui dicendo che siamo degli zero. Siamo abituati, la nostra è una terra che storicamente è sempre stata abituata a emergenze e precarietà, per questo sentiamo addosso certe sensazioni. Poi, sicuramente conosco la Calabria meglio di lui e la amo molto di più di lui, soprattutto l’ho amata quando per questioni di lavoro sono stato un emigrante e mi ricordavo la mia terra – come diceva mia mamma – come quella terra che è ultima, ma apriamo le porte. Non voglio fare campanilismo, ma lui non può comprendere certi risvolti e certe sfumature, non li potrà mai cogliere perché ha uno sguardo che lo porta a vedere tutto con un senso di denigrazione. Parte da questo presupposto, io invece – continua – parto esattamente dall’opposto: non me la prendo sistematicamente con le categorie più deboli, i rom, i meridionali, gli immigrati. Quanto al lavoro, Salvini – dice Lucano – ha avuto più responsabilità di me a livello governativo: quando parla di mancanza di lavoro in Calabria, voglio vedere che cosa fa per la Calabria. Nel nostro piccolo con l’accoglienza abbiamo addirittura creato straordinarie opportunità, e abbiamo completamente ribaltato anche questo paradigma, perché a noi – sottolinea – gli immigrati non hanno portato via il lavoro, anzi è grazie a loro che abbiamo potuto fare tante attività nelle quali i protagonisti sono stati anche i cittadini di Riace”.

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