Riace. Il sindaco Mimmo Lucano non più ai domiciliari ma in esilio, sentenzia il Tribunale del riesame di Reggio Calabria. Che senso ha? Forse perché “Il modello Riace non si fermerà”?

Riace. Il sindaco Mimmo Lucano non più ai domiciliari ma in esilio, sentenzia il Tribunale del riesame di Reggio Calabria. Che senso ha? Forse perché “Il modello Riace non si fermerà”?

Domenico Lucano, sindaco di Riace, ha riacquistato la libertà ma lontano dal suo paese. Si conclude con la decisione del Tribunale del riesame di Reggio Calabria la lunga giornata del sindaco sospeso di Riace. Stamattina alle 8.30 si è presentato in compagnia del suo avvocato per l’udienza al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, dove è stato discusso il suo ricorso avverso l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Locri che su richiesta della Procura lo aveva mandato ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento del servizio di raccolta differenziata, nell’ambito dell’operazione “Xenia” condotta dalla Guardia di Finanza. Passa invece dal divieto di dimora nel comune di Riace all’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria Lemlem Tesfahun, la compagna del sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Anche per lei i giudici del Tribunale della libertà di Reggio Calabria hanno affievolito la misura cautelare emessa dal Gip di Locri il 2 ottobre scorso. Se Lucano, alla luce del provvedimento emesso nei suoi confronti dal TdL dovrà lasciare il piccolo borgo jonico, visto l’allontanamento disposto dai giudici, viceversa la sua compagna vi potrà fare ritorno.  “Dal punto di vista giuridico si passa a una misura restrittiva minore, ma da un punto di vista umano per molti versi credo sia ancora peggiore questa misura cautelare. L’allontanarlo da Riace significa un duro colpo per tutto quello che ha fatto”, commenta il vicesindaco di Riace Giuseppe Gervasi dopo il verdetto del Tribunale del riesame. “Non l’ho sentito, perché non so neanche che cosa dirgli in questo momento. Non è possibile che da 15 giorni possano accadere una dopo l’altra queste cose. Non so se gli è stato notificato questo ulteriore passaggio. Tutto questo mi lascia senza parole. Gli arresti domiciliari erano blandi, o lasci i domiciliari o non ha senso una misura del genere”, ha commentato a caldo.

Un’indagine nata successivamente ai rilievi della prima ispezione su presunte irregolarita’ nella gestione del progetto migranti, e che nonostante la seconda ispezione, favorevole al “modello Riace”, qualche giorno fa ha determinato il Ministero dell’Interno alla revoca dei finanziamenti, irrogando 34 punti di penalità, e alla chiusura dello Sprar, con i migranti che saranno trasferiti, su base volontaria. Anche Lucano, che esce dagli arresti domiciliari, dovrà però lasciare Riace. Proprio al termine dell’udienza, Lucano aveva rilanciato l’impegno per continuare a fare accoglienza a Riace, ma senza più i soldi dello Stato. Nel pomeriggio in piazza Italia si è tenuto il presidio organizzato da varie sigle a sostegno di Riace e di Lucano. In serata la decisione del Tribunale del Riesame.

“Mimmo libero”: questo lo slogan principale della manifestazione di martedì a Reggio Calabria a cui hanno partecipato oltre 600 persone radunate in piazza Italia, a pochi metri dalla Prefettura e la Città metropolitana. Tra i cartelli esposti quelli di Potere al Popolo, Cgil, Sul, Legambiente, Anpi, Agesci, Reggionontace. Insieme società civile, cittadini, associazioni, sigle sindacali, tesserati e rappresentanti di partiti politici hanno animato un sit-in a sostegno del sindaco di Riace attualmente agli arresti domiciliari per presunti illeciti nella gestione dei migranti e dell’affidamento della raccolta dei rifiuti nel comune della locride.

“Lucano non era il presidente di una cooperativa ma il sindaco di Riace, era lontano dalla gestione dei fondi dello Sprar. Abbiamo centinaia di migranti sparsi per il Paese che non parlano l’italiano, andate invece a Riace a vedere come si sono integrati e come parlano, come lavorano. Questa è una bella cosa. Non si trova spazzatura, non c’è criminalità. Andiamo a vedere invece altri casi in Italia, dove magari ci sono le interdittive antimafia. Mimmo Lucano ha integrato centinaia di migranti all’interno di una città che è diventata modello in Italia, ha dato lavoro a parecchi riacesi”, afferma Abdel El Afia, del Coordinamento Immigrazione Cgil Calabria, in piazza Italia a Reggio Calabria per il sit-in a sostegno del sindaco di Riace.

Il modello Riace non si fermerà ed andrà avanti, anche senza i finanziamenti pubblici. Domenico Lucano non intende far morire l’esperienza avviata nel piccolo paese della Locride, assurto agli onori internazionali come modello di accoglienza ed integrazione. E lo ribadisce con forza all’uscita dal Palazzo di giustizia di Reggio Calabria dopo l’udienza del Tribunale del riesame che deve decidere se revocargli gli arresti domiciliari ai quali si trova dal 2 ottobre scorso. “Riace – dice il sindaco all’uscita dall’aula – rappresenta un’idea che va contro la barbarie. Anche senza contributi pubblici andiamo avanti lo stesso, da soli, perché negli anni abbiamo costruito dei supporti all’integrazione che oggi fanno la differenza”. La chiusura dello Sprar, decisa dal ministero dell’Interno e la conseguente possibilità che i migranti che vivono a Riace – alcuni da anni – se ne possano andare, non lo spaventa. Anzi. Rivendica lui la chiusura dello Sprar. “Voglio trasmettere questo messaggio – dice – al Governo: vogliamo uscire dallo Sprar. Lo voglio io come volontà politica. Non voglio avere a che fare con chi non ha fiducia e con questo Governo che spesso non rispetta i diritti umani”. Su come andare avanti senza i soldi del Viminale, Lucano un’idea ce l’ha già.

Si tratta di puntare sui laboratori artigiani avviati in questi anni dai migranti che si sono stabiliti in paese e sul frantoio. Rendere produttive, in definitiva, le attività di un borgo ormai conosciuto in tutto il mondo. In sintesi, spiega Lucano, fare un’accoglienza spontanea “così com’era cominciata” nel 1998 con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan. Da allora Riace non è più solo il paese dei Bronzi ma anche quello dell’accoglienza e di Lucano, inserito due anni fa dalla rivista americana “Fortune” al 40/mo posto della classifica dei 50 leader più influenti del mondo. Per poter proseguire nella sua opera di integrazione, però, “Mimmo”, come lo conoscono tutti, ha la necessità di essere libero, ma non in esilio, nella sua Riace invece.

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