Promemoria per Salvini e soci. Gli italiani che migrano sono più di 5 milioni, la maggior parte anziani. La denuncia di “Migrantes”: informazione distorta, fuorviante, episodi di razzismo

Promemoria per Salvini e soci. Gli italiani che migrano sono più di 5 milioni, la maggior parte anziani. La denuncia di “Migrantes”: informazione distorta, fuorviante, episodi di razzismo

Supponiamo, ma forse sbagliamo, che fra un viaggio e un altro all’estero, capi e capetti che pullulano nel governo gialloverde trovassero il modo di farsi una cultura, di leggere, ammesso che lo sappiano fare perché sembrano analfabeti e fermi alle prime lettere, all’abc. E chi scrive tweet per loro non pare proprio dotato di capacità di intendere e di volere. I nostri, anzi i loro, girano molto per il mondo. Magari si trovano in Russia da Putin nella speranza di fare qualche affaruccio con i nuovi ricchi quando dovrebbero trovarsi a Roma, nei palazzi dove hanno i loro uffici, per farsi una cultura di governo, visto che queste due parole non fanno parte del loro vocabolario. Oppure li trovi in Cina, un mercato di straordinaria importanza, vista la crescita del Pil a colpi di 6% o in altri paesi che una volta si diceva del lontano oriente preferibilmente retti da regimi dittatoriali, dove esiste ancora la tortura (e per inciso non c’è bisogno di andare in terre tanto lontane, leggi l’uccisione per tortura di Cucchi). Paesi dove la guerra, la devastazione, la fame, le malattie, la morte spingono milioni di  persone a migrare, cercando un lavoro e una casa nei paesi “ricchi”. Una migrazione che Salvini non potrà mai fermare, un movimento di persone, donne, uomini, giovani che si sposta da un continente all’altro. Già, ma perché questa lunga premessa? Noi i migranti li abbiamo in casa anche se Salvini se potesse li caccerebbe tutti. I migranti sono il suo cavallo di battaglia. E su questo terreno lo seguono, anzi gli fanno concorrenza  lo stesso presidente del Consiglio e il vicepremier Di Maio. Sembrano gemelli siamesi, quei poveri bambini che nascono attaccati l’uno all’altro e che, ora grazie a raffinate operazioni chirurgiche, possono tornare a vivere una vita normale. In realtà i migranti che cercano ospitalità in Italia sono solo una delle facce, quella più nota, del fenomeno migratorio.

Gli italiani, non solo giovani, che cercano lavoro all’estero non fanno notizia

L’altra faccia, quella degli italiani che se ne vanno dal nostro paese, è pressoché ignorata, non fa notizia. Il Rapporto italiani nel mondo 2018 della Fondazione Migrantes, presentato a Roma presso l’Auditorium “V. Bachelet” del The Church Palace è un prezioso documento, unica pubblicazione, edita in Italia, che studia la mobilità degli italiani e rappresenta un ulteriore segno dell’impegno della Chiesa italiana per l’emigrazione. Sono, infatti, circa 500 i sacerdoti italiani al fianco degli italiani che vivono all’estero insieme alle religiose, ai religiosi e ai laici impegnati – è stato detto nel corso della iniziativa di Migrantes “perché evangelizzazione e promozione umana continuino a essere binomio inscindibile anche nel sevizio degli emigrati”. Un rapporto da leggere tutto di un fiato che ci mostra una realtà del tutto sconosciuta, donne e uomini, “migranti maturi disoccupati”, così li definisce l’associazione, persone rimaste senza lavoro, privi di prospettive in Italia.

Una nuova dimensione del fenomeno migratorio italiano

Già, migranti maturi che ci danno una nuova dimensione del fenomeno migratorio italiano. Ad andarsene non sono solo i giovani ma, in numero superiore, i cinquantenni. Il presidente di Migrantes, il vescovo Guerino Di Tora, nel corso del suo intervento ha sottolineato che sulla realtà migratoria l’informazione appare del tutto sballata. “A poco serve distinguere la direzione dei flussi, ovvero se coinvolgi chi arriva o chi parte, stranieri o italiani. Ciò che appare compromettere ogni cosa – ha detto – è la rappresentatività che si fa della mobilità migratoria, non corrispondente assolutamente a ciò che accade, in quanto distorta, fuorviante e fuorviata”. Prosegue Di Tora: “Viviamo il tempo della mal-informazione” e la “mobilità è stata, e lo è tuttora, il tema più preso di mira dalle distorsioni del dibattito pubblico, probabilmente perché diventato capro espiatorio del disagio sociale avvertito da tempo in Italia e che stenta ad essere risolto”.

Il  vescovo Di Tora: cittadini disillusi e stanchi, crescita di partenze

“La guerra tra poveri – prosegue – sta causando diffuse folle rabbiose, ripetuti episodi di violenza e razzismo, numeri sempre più ampi di cittadini disillusi e stanchi e crescita inesorabile di partenze”. Passiamo così alla mobilità italiana. Nel rapporto si legge che dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) a più di 5,1 milioni, con un aumento di oltre 140 mila unità (variazione 2,7% rispetto al 2017). Soffermandosi alla sola percentuale per espatrio (52,8%), si tratta in valore assoluto di 128.193 italiani partiti dall’Italia nel corso del 2017 spostando la loro residenza fuori dei confini nazionali. Le partenze, in questo ultimo anno, sono state generalmente più contenute in valore assoluto, ma resta un trend di tutto rispetto se nell’ultimo anno la crescita è stata del +3,3%, considerando gli ultimi tre anni la percentuale sale a +19,2% e per l’ultimo quinquennio addirittura a +36,2%.

Se è un dato oggettivo  quello relativo che a partire sono i giovan (37,4%) e i giovani adulti (25,0%), le crescite più sostanziose si notano dai cinquant’anni in su: +20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35,3% in quella 65-74 anni; +49,8% in quella 75-84 anni e +78,6% dagli 85 anni in su.

Disoccupati, lontani dalla pensione, hanno bisogno di lavorare

Un fenomeno che Migrantes identifica come la risposta alle necessità di provvedere alla precarietà lavorativa di italiani over 50 rimasti disoccupati e soprattutto privi di prospettive in patria. “Migranti maturi disoccupati”, vengono definiti nel documento: si tratta di persone lontane dalla pensione o che hanno bisogno di lavorare per arrivarvi e che, comunque, hanno contemporaneamente la necessità di mantenere la famiglia. In quest’ultima, infatti, spesso si annida la precarietà a più livelli: la disoccupazione cioè può coinvolgere anche i figli, ad esempio, già pronti per il mondo del lavoro o ancora studenti universitari. I ricercatori di Migrantes notano che gli anziani si inseriscono in questo stato di cose “per risolvere o tamponare la precarietà: la famiglia, cioè, si amplia fino a comprendere i nonni”. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità italiana stanno emergendo “nuove strategie di sopravvivenza tra i genitori-nonni che trascorrono periodi sempre più lunghi all’estero con figli e nipoti già in mobilità”, fino al completo trasferimento di tutto o di buone parti dell’anno solare (si tratta del “migrante genitore-nonno ricongiunto”). Infine ci sono i “migranti di rimbalzo” che dopo anni di emigrazione all’estero soprattutto in paesi europei (Germania, Svizzera e Francia) oppure oltreoceano (Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti) rientrano in Italia per trascorrere la propria vecchiaia “in paese”, ma rimasto/a vedovo/a, e magari con i figli nati, cresciuti e lasciati all’estero, decidono di ripercorrere la via del rientro nella nazione che per tanti anni lo ha accolto da migrante e che oggi, stante le difficili condizioni socio-economiche vissute dall’Italia, gli assicura un futuro migliore.

I migranti scelgono mete dove si può fare una vita dignitosa

“I migranti maturi disoccupati”, “i migranti previdenziali”, dice il rapporto scelgono mete come Marocco, Tailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania, luoghi – dice il Rapporto – in cui la vita è climaticamente piacevole dove è possibile fare una vita più che dignitosa (affitto, bolletta, spesa alimentare) e dove a volte con il costo delle assicurazioni sanitarie private si riesce a curarsi (o almeno a incontrare un medico specialista rispetto al problema di salute avvertito) molto più che in Italia. Gli italiani partiti da gennaio a dicembre 2017- prosegue il rapporto – sono andati in 193 località del mondo di ciascuna realtà continentale ma soprattutto in Europa (70%) e in America (22,2%) e, più nel dettaglio, nel Sudamerica (14,7%). Tra le mete dell’America Latina, entro le prime dieci posizioni, vi sono il Brasile (9.016) e l’Argentina (5.458), rispettivamente in quinta e ottava posizione. La Germania (20.007) torna ad essere, quest’anno, la destinazione preferita distanziando, di molto, il Regno Unito (18.517), la Francia (12.870). Con oltre 6 mila arrivi in meno, il Regno Unito registra un decremento del 25,2%. Ancora,  il  Rapporto mette in luce che i genitori dei giovani espatriati, combattuti tra ammirazione verso le scelte dei figli, sindrome del “nido vuoto” e crescente disillusione nei confronti della politica e del futuro del nostro Paese, manifestano aspettative eterogenee rispetto al ritorno dei figli. La maggioranza dei genitori non augura loro di tornare, soprattutto nel breve periodo, rinunciando così all’aspettativa di una prossimità spaziale e di una convivenza diretta che non esclude, tuttavia, momenti di temporaneo ricongiungimento. Dal lavoro di Migrantes emerge inoltre che 279 istituti, nel 2017, hanno attivato su tutto il territorio nazionale l’insegnamento del cinese (l’8% del totale delle nostre scuole superiori), con il coinvolgimento di circa 17.500 studenti di scuole superiori.

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