Palestina. Gaza, violenze al confine con Israele: 7 palestinesi uccisi e 250 feriti dall’esercito di Tel Aviv nel venerdì della Marcia del ritorno. Dal 30 marzo sono 204 i palestinesi uccisi

Palestina. Gaza, violenze al confine con Israele: 7 palestinesi uccisi e 250 feriti dall’esercito di Tel Aviv nel venerdì della Marcia del ritorno. Dal 30 marzo sono 204 i palestinesi uccisi

Sette palestinesi sono rimasti uccisi venerdì e altri 250 feriti negli scontri sul confine tra Israele e la Striscia di Gaza. Lo ha detto il ministero della Salute di Gaza, aggiornando il bilancio delle vittime. In risposta agli scontri è arrivata da Israele la decisione di sospendere le consegne di petrolio nell’enclave palestinese, avviate pochi giorni fa con l’entrata in vigore di un accordo negoziato dall’Onu per rifornire il territorio con carburante comprato dal Qatar.

Quattro dei morti sono caduti lungo la frontiera orientale di Al-Bureij, uno nella città di Gaza e uno a Rafah, nel sud della Striscia. L’esercito di Israele aveva in precedenza parlato di 5 morti nell’attacco a una postazione militare. Il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus ha scritto su Twitter che i soldati hanno respinto un “attacco organizzato” condotto da una ventina di palestinesi che avevano valicato il confine aprendo un varco nella rete con un ordigno esplosivo. Sempre secondo fonti militari israeliani, sono circa 14.000 i palestinesi che hanno partecipato alle proteste di oggi al confine tra Gaza e Israele. Da quando le manifestazioni sono iniziate il 30 marzo scorso, per ripetersi ogni venerdì, sono 204 i palestinesi uccisi dalle forze israeliane.

Come nelle settimane passate molte migliaia di dimostranti – armati di molotov, ordigni artigianali e palloni incendiari – si sono confrontati per ore con i reparti militari. Sono dunque falliti per ora i tentativi diplomatici del Qatar e dell’emissario dell’Onu Nickolay Mladenov – sostenuti da Israele – di ridurre le tensioni sul confine venendo incontro alle esigenze della popolazione di Gaza con forniture di combustibile che hanno consentito alla centrale elettrica locale di riprendere le attività a pieno ritmo. L’iniziativa ha però avuto riflessi negativi perché l’Autorità nazionale palestinese, che si è sentita aggirata, ha fatto sapere a Mladenov che ora non è più persona gradita a Ramallah. Ed il ministro israeliano della difesa Avigdor Lieberman – che ancora oggi aveva autorizzato l’ingresso nella Striscia di quantità di combustibile – in serata ha deciso di bloccare altre forniture.

Ad alimentare le violenze odierne è però giunta ieri la distruzione di un tunnel militare (scavato da Khan Yunes, a sud di Gaza, fin dentro il territorio israeliano) e le dichiarazioni di responsabili militari secondo cui è salito così a 15 il numero complessivo dei tunnel di Hamas distrutti da Israele negli ultimi mesi. Oggi, circondato da dimostranti a ridosso del confine, è stato notato il leader di Hamas Ismail Haniyeh in un palese tentativo di dimostrare ad Israele che il suo movimento, malgrado la perdita del tunnel, non si sente affatto indebolito. Poco dopo nella località di el-Bureij un commando di 20 palestinesi – secondo l’esercito israeliano – ha fatto esplodere una carica esplosiva ed è penetrato in territorio israeliano. Alcuni membri del commando si sono subito lanciati contro una postazione dell’esercito in quello che è apparso come un tentativo di rapire uno o più militari. ”I terroristi – ha detto un portavoce militare – sono stati colpiti”. Tre di loro sono morti e sono stati trascinati dai compagni nella Striscia. Intanto nei vicini campi del Neghev si elevavano alte fiamme: una decina di incendi, innescati da quantità di palloni con bende infuocate lanciati da Gaza.

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