L’Assemblea di Articolo21 ad Assisi. Un messaggio chiaro all’informazione: è tempo di mobilitarsi

L’Assemblea di Articolo21 ad Assisi. Un  messaggio chiaro all’informazione: è tempo di mobilitarsi
Ci siamo ritrovati ad Assisi: non era la prima volta ma è sempre bello, significativo. Ci siamo ritrovati come Articolo 21, sabato, per un’assemblea dedicata alla lotta contro tutti i muri, a cominciare da quelli mediatici, contro le parole d’odio, la violenza verbale e quella che si legge spesso su certi giornali che, più che fare informazione, si ergono spesso a manganelli contro gli avversari politici e sociali, un tempo avremmo forse detto “di classe”. E poi ci siamo preparati alla Marcia odierna, un appuntamento atteso da due anni che in quest’occasione assume un valore particolare, visto il clima che si respira e i sempre più frequenti episodi di violenza e prevaricazione ai danni dei più deboli fra i deboli: immigrati, rom, persone colpevoli unicamente di non avere alcuna tutela e alcun diritto.
In concomitanza con il durissimo attacco sferrato da Di Maio all’indirizzo delle testate del Gruppo GEDI (La Stampa, la Repubblica e L’Espresso in particolare), Beppe Giulietti, presidente dell’FNSI ha, poi, lanciato l’idea di una mobilitazione nazionale a tutela della dignità di una categoria messa sempre più in discussione e sotto accusa dal nuovo ordine globale formatosi in seguito alla vittoria di Trump nel 2016.
Un’assemblea battagliera, dunque, più degli anni precedenti, anche perché oggi l’avversario contro cui combattere è chiaro e sta palesemente dall’altra parte: non ha legami col nostro mondo né vuole averne, non ha alcuna esperienza comune, non ha mai militato nei partiti che ha votato o in cui ha militato la maggior parte di noi. È altro, è altrove, si esprime male e il più delle volte esagera, pertanto è più facile mobilitarsi contro di esso, anche perché oggettivamente fa paura e mette in apprensione la maggior parte dei commentatori per la china pericolosa lungo cui sta trascinando il Paese.
Tornando ad Articolo 21, essa avrà un futuro se saprà porsi al centro delle lotte contemporanee, al fianco dei giovani precari, dei giornalisti sottopagati, dei free lance a quattro euro a pezzo, dei cronisti minacciati dalle mafie: è ciò che fa da anni, è ciò che Giulietti e il presidente Borrometi hanno rivendicato con orgoglio, è diventata negli anni la sua missione e la sua ragion d’essere. Ora dovrà farlo con maggiore intensità, dovrà riscoprire la piazza, il confronto pubblico, dovrà andare allo scontro aperto e diretto col governo ed essere pronta a pagarne le conseguenze. Lo stesso vale per l’FNSI, per l’USIGRAI e per tutto un mondo di sigle sindacali e associazioni di categoria che oggi si trova da solo, senza più alcun sostegno né punto di riferimento politico. Rimangono gli ideali, qualcuno rifiorisce, la predicazione potente ed incisiva di questo papa fa il resto, la sala stampa del Sacro convento, anche grazie alla passione e all’impegno di padre Enzo Fortunato e padre Mauro Gambetti, si anima e la mobilitazione in favore dei colleghi turchi condannati all’ergastolo e di padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013, fa il resto.
È un’associazione molto diversa rispetto a dieci anni fa, quando sono entrato a farne parte, ancor più rispetto al 2002, l’anno in cui si è costituita, ma ho l’impressione che in questa stagione abbia capito di servire oggi più di ieri e di essere pronta a mettersi nuovamente in cammino, con lo spirito di sempre ma anche con qualche certezza in meno e un po’ di convinzione in più.
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