La pericolosa deriva neoautoritaria di Salvini e Di Maio. Il primo vede Marine Le Pen per “cambiare l’Europa”. Il secondo va a Berlino per “cambiare il continente”. Il segno? Sofri ha ragione: quello del Ventennio

La pericolosa deriva neoautoritaria di Salvini e Di Maio. Il primo vede Marine Le Pen per “cambiare l’Europa”. Il secondo va a Berlino per “cambiare il continente”. Il segno? Sofri ha ragione: quello del Ventennio

Un fronte unico sotto la bandiera della “libertà dei popoli” che si presenterà con liste divise e nazionali ma probabilmente con un unico Spitzenkanditat, candidato alla commissione Ue. Matteo Salvini e Marine Le Pen lanciano da Roma la corsa ‘sovranista’ alle europee di fine maggio 2019. Il vice premier leghista e il segretario nazionale del Rassemblement national partecipano insieme a un incontro su crescita e lavoro organizzato nel palazzo del sindacato Ugl in via delle Botteghe oscure. E, proprio di fronte alla storica sede del Partito comunista italiano, Salvini e Le Pen si candidano ad accogliere “l’eredità sociale” della sinistra europea, i cui circoli – attacca il ‘lumbard’ – sono ormai affollati da “banchieri invece che da operai”. I leader dei due più grandi partiti euro-scettici europei puntano ad andare all’incasso a maggio e, se non a raggiungere la “maggioranza” come proclamano, a fare di ‘Europa delle nazioni e delle libertà’ quantomeno il secondo gruppo a Strasburgo. E così, una parte importante del governo italiano, la Lega quella che i sondaggi dicono essere ormai maggioritaria, arruola la signora Le Pen, forse come mentore per il nuovo messaggio neoautoritario che sta per invadere pericolosamente l’Europa. E i 5Stelle? Abbozzano? Sono complici? Aderiscono? Facciamo nostra qui la tesi esposta da Adriano Sofri in un lungo articolo scritto per il Foglio, dal titolo eloquente: “Dai taxi del mare alla razza bianca”. Sofri recensisce un imponente libro dello storico Guido Melis dedicato al fascismo, e recupera alcune analogie. Egli fa risalire l’origine della complicità “ideologica” tra Salvini e Di Maio al 21 aprile 2017 quando il capo politico dei 5Stelle, Di Maio, “chiamò le imbarcazioni di soccorso delle Ong nel Mediterraneo, taxi del mare”. In quel giorno, ricorda Sofri, “i componenti fino ad allora separati si cristallizzarono: la xenofobia della Lega; la copertura della vanità politica di certa magistratura; e la scelta di campo del movimento-partito candidato a conquistare la maggioranza nella prossima elezione”. La chiusura dell’articolo di Sofri coglie con millimetrica esattezza quanto è accaduto oggi: “il popolo italiano è diventato un altro”. Vero: non molto tempo fa, l’incontro Salvini-Le Pen in una sede sindacale avrebbe fatto scattare un moto democratico, una mobilitazione, una manifestazione. Oggi non è stato così, e ciò ci rende inquieti.

Il progetto leghista-lepenista, sostituire le grandi famiglie politiche: quella popolare e quella socialdemocratica

Anche per questo generoso consenso degli italiani, Salvini può consentirsi il lusso di dire: “I veri nemici dell’Ue sono quei Juncker e Moscovici asserragliati nel bunker di Bruxelles”.  Salvini da vicepremier, è impegnato da giorni in uno scontro con la commissione Ue sulla “manovra del cambiamento”. Con le europee del prossimo anno, assicura, porteremo a termine il percorso di “amicizia e politica” condiviso da anni con Le Pen (i primi contatti risalgono a fine 2013), che porterà la “rivoluzione del buonsenso” in Europa. “Bisogna sostituire l’alleanza Ppe-Pse per introdurre un nostro progetto che vuole radicalmente cambiare il volto di un’Europa che è in difficoltà”, gli fa eco l’ex leader del Front national. “Noi siamo contro l’Ue, ma non contro l’Europa che anzi vogliamo salvare”. Salvini e Le Pen spiegano che i loro partiti non presenteranno liste comuni alle elezioni, insieme alle altre formazioni che fanno parte del gruppo Enf (l’olandese Partito per la Libertà di Geert Wilders, del Partito della libertà austriaco, del polacco Congresso della nuova destra, del belga Interesse fiammingo). “Ovviamente non può esistere una lista unica” dei sovranisti alle prossime elezioni europee, “ognuno deve portare al Parlamento europeo rappresentanti che siano capaci di difendere i propri interessi”, scandisce Le Pen.

Lo chiamano “Fronte della libertà”, ma è un’idea minacciosa del ritorno a forme autoritarie

“Il Fronte della libertà lavorerà per avere un progetto comune e anche, se possibile, candidati comuni nei ruoli più delicati”, precisa però il segretario leghista, lasciando intendere che si lavora a costruire una candidatura a commissario Ue. Salvini è anche chiamato a rispondere sul rapporto con ‘Fidesz’, il partito dell’alleato ungherese Viktor Orban, che a Strasburgo siede però insieme ai Popolari. “Sugli ungheresi decideranno gli ungheresi, non decido io in campo altrui”, dice. “So che c’è un congresso del partito popolare a novembre, spero che anche loro scelgano se continuare ad andare a braccetto con la sinistra o tornare alle radici in un’Europa che deve ripartire dai valori e dal diritto al lavoro”, aggiunge, in una dichiarazione che appare un’apertura verso il Ppe. “L’unica esclusione che faccio a priori è con i socialisti, che sono al servizio della speculazione internazionale”, conferma. L’incontro si svolge in un clima di manifesta complicità e reciproci complimenti tra i due leader dei sovranisti europei, e prosegue a pranzo, a ‘Casa Bleve’, elegante ristorante vicino al Senato.

Anche Di Maio a Berlino torna a parlare di nuova Europa. Ma le sue parole sono un’ulteriore conferma della tendenza ideologica all’autoritarismo

Della convinzione di cambiare l’Europa torna a parlare anche Di Maio. Lo fa da Berlino. E lo fa il giorno dopo le polemiche sulle inquietanti parole che egli ha scritto in un post contro i giornali e i giornalisti del gruppo Gedi (Repubblica, Espresso, La Stampa, e molte altre testate). Anche quelle parole sono in linea con un progetto di decostruzione della democrazia, così come l’abbiamo conosciuta dal secondo dopoguerra ad oggi, e il sogno di una democrazia “diretta” che di fatto consegna il Paese a un nucleo ristretto di “padroni”. Tra Salvini e Di Maio – come a fa notare Adriano Sofri – non v’è più differenza. Al punto tale che l’allarme è scattato tra giornali e giornalisti, tanto che la Fnsi, la Federazione della stampa ha indetto per martedì una conferenza stampa. Nel comunicato della Fnsi si legge infatti: “Contro gli insulti di chi pensa di poter ridurre al silenzio il mondo dell’informazione e di indebolire l’opinione pubblica è necessario non abbassare la guardia e mettere a punto una presa di posizione forte di tutta la categoria. È in atto un attacco all’articolo 21 della Costituzione, al diritto dei cittadini ad essere informati e al diritto dei giornalisti di fare il loro lavoro”. Ovvero, un attacco diretto alle forme sostanziali della democrazia. E a Berlino, Di Maio dichiara: “L’Italia deve restare nell’Unione europea e approfittare di questo momento storico per cambiarla”. Di Maio è giunto questa mattina nella capitale tedesca dove ha incontrato il ministro del Lavoro e degli Affari sociali tedesco, Hubertus Heil. Lasciata la sede diplomatica italiana, il capo politico del Movimento 5 Stelle (M5S) si è recato a un colloquio con il ministro dell’Economia e dell’Energia tedesco, Peter Altmaier. “Ho sempre detto che l’Italia, come il governo, non vuole uscire né dall’euro né dall’Unione europea”, ha dichiarato Di Maio. Il capo politico del M5S ha poi evidenziato: “E’ chiaro ed evidente che la tendenza nazionale nostra e internazionale di tutti gli altri paesi europei e non, è quella di forze politiche emergenti che guadagnano sempre più consenso e forze politiche tradizionali che non ne guadagnano”. Sta in queste parole il punto che Sofri sottolinea, l’analogia col Ventennio: la fine del regime liberale e l’enorme consenso di Mussolini, che gli permise di affermare di fare “del Parlamento un bivacco per i miei manipoli”. E quali furono i primi provvedimenti? Fine dei partiti, dei sindacati e soprattutto della libertà di stampa. Quando Di Maio afferma che i partiti “tradizionali” perdono consenso, che i giornali “in crisi” perdono lettori, che i sindacati perdono iscritti, ha forse nella mente un’altra epoca buia?

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