Ilva di Taranto. Comincia male la gestione ArcelorMittal. Un portale indica chi rientra in produzione usando la parola “signore” e scompare nella lettera per chi va in Cig. I sindacati parlano di discriminazioni nella scelta di chi torna al lavoro. Chiesto l’intervento del ministro Di Maio

Ilva di Taranto. Comincia male la gestione ArcelorMittal. Un portale indica chi rientra in produzione usando la parola “signore” e scompare nella lettera per chi va in Cig. I sindacati parlano di discriminazioni nella scelta di chi torna al lavoro. Chiesto l’intervento del ministro Di Maio

Comincia male, nel modo peggiore possibile la gestone dell’Ilva di Taranto da parte di ArcelorMittal. I lavoratori sono venuti a conoscenza del loro destino, rientro in produzione o cassa integrazione, collegandosi al portale Myllva. Si tratta di due lettere diverse non solo per i contenuti, ma anche, se così si può dire, per il tono della comunicazione. Per coloro che andranno in cassa integrazione un tono sbrigativo, per quelli che invece troveranno posto in azienda la lettera inizia con un “Egregio Signore”. Ecco il testo della lettera per  i cassaintegrati: “Con la presente le comunichiamo la collocazione in Cigs a zero ore a far data dal 1° novembre 2018. Fino a diversa e formale disposizione, lei dovrà astenersi, già dal 31 ottobre, dall’accedere in stabilimento per svolgere attività lavorative”. La lettera riguarda 2.600 lavoratori in cassa integrazione fino al 2023. Vediamo la lettera inviata a chi rientra in produzione: “Egregio signore, con la presente le comunichiamo il suo distacco lavorativo presso la società ArcelorMittal Italia spa per l’arco temporale dal 1° novembre al 31 dicembre 2018”. Così  l’incipit della lettera per gli 8.200 lavoratori che dal 1° gennaio 2019 saranno poi formalmente assunti da AmInvestco.  Quel “signore” per chi lavora e neppure uno straccio di parola per chi va in cassa integrazione, quasi a segnare una distinzione, non è stato accolto bene dai lavoratori. Una piccolezza? Forse sì. Ma è un segnale. Non solo. Nella scelta di chi  entra in cig e chi entra in fabbrica non si è tenuto conto delle condizioni del lavoratore, gli anni trascorsi nel posto di lavoro, la composizione della famiglia.

La città e la  fabbrica spaccata in due, chi è dentro e chi è fuori. Ha perso Taranto

La città e la fabbrica spaccate in due, chi è dentro e chi è fuori. “Ha perso Taranto”, ha scritto in un post Mirko Maiorino, portavoce del Comitato dei cittadini e lavoratori Liberi e pensanti, tra i destinatari della missiva senza nessun “egregio signore” nell’incipit, ma con un diretto “le comunichiamo la collocazione in Cigs”.  Da parte del Comitato si sostiene che le scelte reparto per reparto siano state “mirate, via per almeno cinque anni gli operai rompiscatole, quelli scomodi, che non piacciono ai capireparto”. Una denuncia in questo senso viene dai Fiom, Fim, Uilm, Usb che parlano di metodi discrezionali dell’azienda, di  non rispetto dei “criteri delle mansioni, professionalità, anzianità e carichi familiari”, utilizzando “criteri unilaterali al di fuori degli accordi”. Chiedono l’intervento del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio quale garante per il rispetto di quegli accordi. Intervento richiesto anche dall’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Mino Borraccino e dal coordinatore provinciale di Sinistra italiana di Taranto, Maurizio Baccaro. “Riteniamo prioritario – affermano – chiedere che il governo controlli il rispetto dei criteri di massima trasparenza nella gestione di questa fase. Non vorremmo che, come spesso accade in queste situazioni, la proprietà della fabbrica colga l’occasione per ‘liberarsi’ di chi è stato protagonista di lotte per la difesa delle giuste condizioni lavorative all’interno dello stabilimento e per la tutela della salute pubblica, messa a rischio dall’inquinamento eccessivo causato dalla produzione”. Non è un caso che fra coloro che non rientrano in produzione ci sono delegati sindacali, dicono i lavoratori, “sempre tra i più battaglieri”.

Cresce fra i lavoratori l’ira nei confronti di M5S che aveva fatto molte promesse

Cresce fra i lavoratori l’ira nei confronti del  Movimento 5 stelle che aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti, la bonifica degli impianti. Fra questi, riporta la cronaca di Repubblica, Aldo Schiedi, attivista della prima ora dei Pentastellati che da oltre un anno ha lasciato il Movimento, deluso dai metodi non democratici e da quelle promesse che da tempo definisce “chiacchiere”. Il suo è un lungo messaggio di commiato dal reparto sottoprodotti, intriso di amarezza e rancore. “Dopo 18 anni 10 mesi e 3 giorni la mia esperienza lavorativa in Ilva finisce qui – scrive – Sedici di questi lunghi anni trascorsi in guerra, in trincea. Hanno cercato in svariati modi di demolirmi fisicamente e psicologicamente, mandandomi nei peggiori reparti della cockeria come dal 2000 al 2016, ma non mi sono chinato e sono stato più forte e scaltro di loro. Hanno cercato di licenziarmi ma senza fortuna e difeso (sempre a mie spese) davanti ai giudici provinciali del lavoro. Ho denunciato a Spesal e Arpa tutto ciò che metteva a rischio la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, soprattutto nel mio reparto dove spero di aver lasciato un piacevole ricordo almeno fra i vecchi colleghi per i lavori che sono riuscito – conclude – con forza e abilità a far svolgere e a denunciare”.

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