Governo nel caos. Conte minaccia dimissioni e convoca il Cdm, al quale non parteciperanno Salvini e i ministri leghisti. La tensione è altissima. Mattarella cerca di mettere un freno

Governo nel caos. Conte minaccia dimissioni e convoca il Cdm, al quale non parteciperanno Salvini e i ministri leghisti. La tensione è altissima. Mattarella cerca di mettere un freno

A tarda sera arriva la notizia che forse qualcuno ha cercato di fomentare per tutta la giornata: il premier Conte, da Bruxelles, minaccia le dimissioni. ‘Adesso basta, adesso su questo problema bisogna trovare una soluzione’. Tra un bilaterale e l’altro coi leader Ue, impegnato a “spiegare” la manovra, a margine del Consiglio europeo, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha minacciato le sue dimissioni – secondo quanto riferiscono fonti governative di entrambi i partiti, M5s e Lega – se non sarà trovata una soluzione al caos sul decreto fiscale. Con lo spread Btp-Bund che ha superato i 300 punti, ora dobbiamo sederci intorno a un tavolo e trovare un’intesa, avrebbe preteso Conte, prima di scendere in conferenza stampa e comunicare la convocazione del consiglio dei ministri per sabato mattina.

La tensione tra M5S e Lega non è solo sul condono previsto dal decreto fiscale

Il giorno dopo le accuse rivelatesi farlocche del ministro Di Maio in televisione sul testo del decreto fiscale corrotto da una “manina”, che avrebbe richiesto addirittura una denuncia alla Procura della Repubblica (che non c’è mai stata, ovviamente) sale lo scontro la calor bianco tra Lega e M5S. Tra l’altro, Di Maio aveva anche affermato in tv che il testo era già stato consegnato al Quirinale, mettendo in evidente imbarazzo il Capo dello Stato, che immediatamente, attraverso il suo ufficio stampa, smentiva la notizia: il decreto non è mai salito al Colle. Due gaffe, se così possiamo definirle, imperdonabili, ma che nascondono il tentativo di Di Maio di alzare una cortina fumogena sui dissidi interni al suo movimento sulle critiche al Def, alla Manvora di bilancio e la decreto fiscale, con l’aggiunta della delusione di parlamentari e militanti sul Tap, che il ministro dell’Ambiente Costa ha dovuto confermare. Così, giovedì, mentre giungeva a Roma il comissario Ue Moscovici con la durissima lettera con la quale si boccia sostanzialmente la manovra e lo sforamento del deficit, la tensione tra i due partner di governo si alzava ancora di più, al punto tale da mettere in netta contrapposizione il presidente Conte con il ministro Salvini. Una situazione incandescente che ha avuto come effetto sui mercati lo sfondamento dello spread, che ha toccato quota 327; una situazione gravissima che ha dei responsabili precisi all’interno della compagine governativa.

E nel M5S si va giù duro contro Salvini: “è al governo con M5S non con Berlusconi. Se ne faccia una ragione” 

La tensione elevata tra i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si consuma a suon di dichiarazioni a distanza, mentre i pentastellati lanciano un aut aut dai toni ultimativi all’alleato di governo: il testo del decreto va cambiato altrimenti non lo votiamo. Con il sottosegretario al Mef, Laura Castelli, che parla senza mezze misure di “problema politico”. Ma la Lega non cede, e lo stesso leader scandisce: “Il decreto è quello e quello resta”. Tocca al premier, Giuseppe Conte – da Bruxelles, dove sarà impegnato fino a domani pomeriggio – tentare una mediazione e provare a gettare acqua sul fuoco: crisi di governo? “Prospettiva improbabile e futuribile”. Quindi, riprende in mano le redini del governo e scandisce: “Il presidente del Consiglio sono io e decido io” e convoca per sabato mattina una nuova riunione del Cdm. Riunione che fino a poco prima Salvini aveva eliminato dall’agenda (“nessun Cdm, sono impegnato in tour elettorale in Trentino”) e che, fa sapere, diserterà: “ho altri impegni”, ma “chiamerò Conte perché apprezzo il lavoro che sta facendo, è una persona squisita”. Il clima dunque all’interno del governo resta tesissimo: “Il M5s non voterà un salvacondotto per i furbi, per gli evasori che fanno riciclaggio e autoriciclaggio. Non possiamo rendere immuni i furbi”, ribadisce Di Maio, convinto che “adesso il tema è politico e ha bisogno di un chiarimento politico”. I pentastellati fanno quadrato: “Nel testo del decreto fiscale sono state inserite norme non concordate in Consiglio dei Ministri. Se qualche nostalgico del passato pensa di fermare il cambiamento si sbaglia, quelle norme spariranno”, garantisce il titolare dei rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. E addirittura si arriva perfino alla denigrazione dello stesso ministro dell’Interno: “Salvini se ne faccia una ragione, è al governo con il Movimento 5 stelle e non con Berlusconi”, scrive su twitter il sottosegretario pentastellato Michele Dell’Orco.

I ministri della Lega: “se Salvini non va al Consiglio dei ministri di sabato, disertiamo tutti”. E si delegittima il presidente Conte

Il titolare del Viminale non manca di ricorrere all’ironia: “Non ci sono regie occulte o invasione degli alieni o scie chimiche” e, comunque, i 5 stelle erano a conoscenza del testo, perché “in Consiglio dei ministri c’erano tutti, non c’ero solo io. Quello che abbiamo discusso per ore e ore poi ho ritrovato scritto nel testo, con l’accordo di tutti, lo abbiamo firmato tutti. Ognuno si prenda le sue responsabilità”, taglia corto. E dopo una lunga giornata di accuse e di non troppo velati avvertimenti Conte prova a rimettere ordine, sposando di fatto la linea M5s: “Ho predisposto qualche accorgimento per mettere chiarezza su quanto successo. Sabato mattina ci sarà un Consiglio dei ministri, non so se Salvini farà in tempo a rientrare. Rileggerò tutti gli articoli, sabato porterò il risultato della rilettura e avremo la possibilità di confermare il testo o di diradare qualche dubbio politico che nel frattempo è insorto”, spiega incontrando i giornalisti dopo il summit Ue. Il premier quindi assicura: “Non stravolgerò certo i testi. So cosa abbiamo deliberato, so quali erano gli accordi a monte”. Infine, Conte sgombra il campo: nessuna crisi di governo, “non dimostreremmo passione, senso di responsabilità e lungimiranza”. Ma dalla Lega avvertono che senza Salvini, nessun loro ministro sarà al Consiglio. Questa è la linea dura che gli esponenti del governo del partito di Salvini sono decisi a tenere. Conte confermerà le dimissioni sabato? Chissà. Insomma, un vero e proprio disastro proprio nel momento più drammatico per l’Italia e l’Europa.

Le opposizioni parlano di “crisi di governo”, mentre Camusso conferma che il 22 Cgil, Cisl e Uil produrranno una “contromanovra”

Di crisi di governo, invece, parlano chiaramente le opposizioni, con il Pd che chiede che l’esecutivo riferisca in Parlamento. “Dobbiamo sgomberare il campo da questa farsa e vedere cosa sta accadendo realmente: sul decreto fiscale si sta consumando un duro scontro tra Salvini e Di Maio. La prima vera crisi di governo”, sostiene Pietro Grasso (Leu). “Siamo alle comiche”, è il commento di Silvio Berlusconi. “Il governo del finto cambiamento è al capolinea”, osserva Giorgio Mulè di Forza Italia. “Senza una marcia indietro e un compromesso con la Ue questa manovra ci porta contro un muro. Qualcuno al governo se ne rende conto, o sono tutti troppo presi da manine, complotti e bisticci?”, chiede Paolo Gentiloni. Molto dura con il decreto fiscale e la Manovra di Bilancio anche Susanna Camusso, leader della Cgil, che ha sottolineato come il condono porti con sè un giudizio “pesante” e di “inadeguatezza” sulla manovra. “Abbiamo deciso di reagire a una manovra di cui non capiamo il senso su futuro del Paese e crescita e qualità del lavoro – ha detto – reagiremo costruendo un documento unitario di Cgil, Cisl e Uil che presenteremo agli esecutivi di lunedì prossimo per la sua approvazione e che sarà poi sottoposto alla discussione e al giudizio dei nostri delegati e lavoratori nelle assemblee”. Si tratta di una “vera e propria piattaforma – ha aggiunto – che ha l’obiettivo di mettere al centro gli investimenti nelle infrastrutture, sociali, ricerca e istruzione. C’è un’idea di disegnare un futuro del Paese. E insieme con questo gli strumenti di cui abbiamo bisogno: ammortizzatori sociali, finanziamento del fondo sanitario, sulla previdenza puntare davvero a superare la legge Fornero. ‘Quota’ 100′ è una base di discussione importante, ma è una parzialità rispetto alla condizione dei giovani e delle donne. Su questo le risposte non ci sono”. Anche sulle politiche sociali “sono molto confuse tuttora le notizie che vengono date sul reddito di cittadinanza – ha affermato – sulla sua portata e anche quali sono le fasce sociali coinvolte. Per questo diciamo che il reddito di inclusione di contrasto alla povertà assoluta è stato uno strumento molto importante, un’esperienza da non disperdere”.

Mattarella, infine, invita il governo alla prudenza, alla responsabilità e al dialogo, con tutti, soprattutto con le istituzioni europee

In questo clima, politicamente bollente, il presidente della Repubblica, che nel pomeriggio di giovedì ha incontrato il Comissario ue Moscovici, lancia innanzitutto un appello al “senso di responsabilità” della politica per l’interesse del Paese. In un messaggio all’assemblea degli imprenditori lombardi, il Presidente chiede “uno sforzo condiviso” per dimostrare che il Paese sa affrontare le sfide. Ma per questo “servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese e della società civile” per fare “scelte consapevoli con una visione di lungo termine nell’interesse della società”. E indica nei giovani i destinatari di ogni impegno che rafforzi la fiducia nel Paese e nel suo futuro. Dialogo, dunque, non scontro, sollecita di nuovo Mattarella. Tra le istituzioni, tra le forze politiche e soprattutto con quella Europa che “pur con lacune e contraddizioni, ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere”. Un messaggio che Mattarella fa suo, facendo capire che in momenti di crisi, di smarrimento, di dubbio, il ruolo, anzi il vero e proprio dovere del Quirinale è quello di “custode della Costituzione” che mette in campo una “responsabile vigilanza costituzionale”. In tempi di ‘manine’, tensioni, lettere di richiamo, oscillazioni di politica estera, un discorso che ha il sapore del richiamo a futura memoria.

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