Governo allo sbando. Lega e M5S litigano sul bilancio. Spread sale a 327. Dalla Ue arriva la “ letterina” che boccia la manovra: “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Giravolte di Conte e Tria

Governo allo sbando. Lega e M5S litigano sul bilancio. Spread sale a 327. Dalla Ue arriva la “ letterina” che boccia la manovra: “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Giravolte di Conte e Tria

Qualche ora prima dell’arrivo della lettera della Commissione Ue al ministro Tria,  una bocciatura senza se e senza ma, il presidente del Consiglio, ministri e sottosegretari, trillavano certi che i mercati avrebbero apprezzato la manovra di Bilancio. La apprezzavano tanto che a chiusura delle Borse lo spread arrivava a quota 327, ai massimi da cinque anni. Milano chiudeva indossando la maglia nera a meno 1,8 .

Si, è vero, la storia della manina che avrebbe alterato il decreto fiscale, la gaffe del Di Maio, la reazione di Salvini non deponevano a favore del governo. Ma loro, leghisti e pentastellati, noti soprattutto per le gaffe continue, continuavano come hanno fatto in questi giorni a decantare le bontà della manovra di Bilancio, che segnava, senza ombra di dubbio, il fatto che il governo aveva mantenuto la promessa del cambiamento. In particolare il presidente del Consiglio dava mostra di straordinario ottimismo. Sciorinava numeri come mai aveva fatto, affermava che il nostro paese gode piena salute.

Il “difensore degli italiani” non ha molta dimestichezza con i numeri

Evidentemente il “difensore degli italiani” non ha molta dimestichezza con i numeri. Il ministro Tria, invece, ha ben chiaro il significato in economia anche di uno zero virgola in più o in meno. Aveva dimenticata che lui per mesi aveva detto e ribadito che quel numero l’1,6% doveva essere la base della manovra, concordato con i vertici della Ue. Prima che arrivasse la lettera della Ue aveva sostenuto invece che quel 2,4% al posto dell’1,6% ai massimi dal 2014, voluto dai vicepremier e da lui accettato, anzi esaltato con la necessaria flessibilità era il meglio del meglio. Casi della vita, ma i numeri sono numeri non guardano in faccia a nessuno. E quando è arrivata la lettera della Ue firmata dal vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dal commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, che l’ha consegnata al ministro Giovanni Tria la campana è suonata a morto per il governo gialloverde, già rintronato dalle dispute interne.

Draghi. Sfidare le regole europee non comporta maggiore prosperità

Interveniva anche Mario Draghi, il governatore della Bce che aveva auspicato un compromesso fra il governo italiano e la Ue. Ora esprime forti preoccupazioni. Ai leader riuniti nell’Eurosummit, riferisce Bloomberg, ha detto  che “le regole vanno rispettate nell’interesse di tutte le parti specialmente dei più deboli”. “Sfidare le regole europee non porta una maggiore prosperità, ma comporterà un alto prezzo per tutti: può causare un inasprimento delle condizioni del settore finanziario danneggiando la crescita”.

La lettera parla chiaro. In sintesi Bruxelles ritiene che la manovra presentata dall’Italia indichi un “inadempimento particolarmente grave rispetto agli obblighi di politica di bilancio previsti dal Patto di Stabilità e Crescita”. Il bilancio italiano mostra una deviazione “senza precedenti nella storia del Patto di stabilità”, dovuta ad una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Commissione Ue  sottolinea “un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre.

Juncker. Non si aggiunge flessibilità a flessibilità. L’Italia ha speso 30 miliardi in 3 anni

Moscovici e Dombrovskis ricordano che – con un debito al 130% del Pil e le attuali previsioni – l’Italia rischia di esser fuori dalla regola sul debito. In passato, l’ultima volta nel maggio 2018, quando fu giudicata la posizione tricolore si tenne conto del fatto che Roma era in regola con il braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita e per questo non erano state adottate sanzioni. Ma ora “la conclusione del report” sull’Italia “in base all’Articolo 126 potrebbe esser rivista”, qualora non fosse più garantita “l’adesione italiana al Patto alla luce delle deviazioni previste” con la Manovra. Arriva anche una dichiarazione del presidente Juncker il quale  a proposito della flessibilità che l ’Italia richiede afferma: “so che nel passato la Commissione è stata accusata di essere stata generosa con l’Italia”. Poi riferisce del giro di telefonate arrivate dai Paesi della Ue che “si sono raccomandati di non aggiungere flessibilità alla flessibilità. Negli ultimi 3 anni – ha detto – l’Italia ha speso 30 miliardi di euro. Siamo stati molto generosi, gentili e positivi con l’Italia perché l’Italia è l’Italia”.

La risposta del premier. Un insieme di numeri buttati giù a casaccio

Arriva la risposta di Conte, un insieme di numeri buttati giù a casaccio. Smentisce che si tratta di una “deviazione senza precedenti”. Poi una frase che suona come offesa ai  commissari e al presidente della Ue. Afferma Conte che “quando sarà conosciuta la manovra si possa evitare la valutazione negativa di agenzie di rating”. E poi: “il nostro paese è in piena salute”. Come dire che  i commissari parlano senza conoscere la manovra. In quanto alle agenzie di rating sarebbe l’ora che Tria li informasse su cosa rappresentano e come sono organizzate.

L’Italia rischia di essere fuori dalle regole del debito

Forse sia Conte che il ministro Tria, i vicepremier che rispondono altezzosi, non si rendono conto della gravità della situazione. Moscovici e Dombrovskis ricordano che con un debito al 130% del Pil e le attuali previsioni l’Italia rischia di esser fuori dalla regola sul debito. In passato, l’ultima volta nel maggio 2018, quando fu giudicata la posizione tricolore si tenne conto del fatto che Roma era in regola con il braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita e per questo non erano state adottate sanzioni. Ma ora “la conclusione del report” sull’Italia “in base all’Articolo 126 potrebbe esser rivista”, qualora non fosse più garantita “l’adesione italiana al Patto alla luce delle deviazioni previste” con la Manovra. Infine da segnalare che i due commissari hanno chiesto perché non siano stati accolti i rilievi dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Ma le risposte non sono arrivate.

Confindustria: no a promesse elettorali scassa Bilancio

Arrivano invece le critiche di Confindustria che si vanno ad aggiungere, pur da versanti diversi, ai sindacati. Il presidente di Assolombarda intervenendo alla assemblea generale della associazione ha detto “no a promesse elettorali scassa Bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro”. “La manovra – ha proseguito – non è di vero cambiamento, il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita”. Ancora: le stime del governo sul Pil “non sono credibili, il debito pubblico continuerà a salire, non bastano 5 miliardi di investimenti pubblici”.  Boccia, il presidente  di Confindustria, dichiara di “non amare i condoni”, afferma che nella manovra “ci sono molte  criticità nel merito”. “Non si spaventa un punto in più di sforamento purché non sia per aprire la campagna elettorale a gennaio”.

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