Genova. In 5mila in piazza De Ferrari contro il governo. Sotto accusa il Decreto sul ponte Morandi, che Toninelli dice “scritto col cuore”, ma non “col cervello” dicono i genovesi

Genova. In 5mila in piazza De Ferrari contro il governo. Sotto accusa il Decreto sul ponte Morandi, che Toninelli dice “scritto col cuore”, ma non “col cervello” dicono i genovesi

Sono trascorsi 55 giorni. Quasi due mesi senza risposte, senza capire cosa accadrà e senza poter rientrare nelle proprie case o aziende. Gli sfollati di Genova sono tornati a far sentire la loro rabbia. Hanno organizzato un corteo che ha attraversato la città: era la prima manifestazione della popolazione della Valpolcevera dopo il crollo del ponte Morandi avvenuto lo scorso 14 agosto. I residenti, ‘I-solati’ come si definiscono loro stessi sui cartelloni esposti, si sono radunati in piazza De Ferrari dietro lo striscione ‘Oltre il ponte c’è’ per chiedere l’apertura delle strade di sponda sotto ai resti del ponte, per salvaguardare i posti di lavoro e la qualità della vita di residenti e commercianti. Cinquemila in tutto, tra sfollati e commercianti: una delegazione di loro è riuscita a incontrare il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in Capitaneria di Porto.

“Il decreto Genova è un flop, siamo stanchi delle bugie che ci sono state raccontate. Siamo sul piede di guerra”, ha spiegato Franco Ravera presidente del comitato sfollati di via Porro promettendo nuove proteste sabato se non si avranno risposte certe e veloci. Dal canto suo il ministro ha rassicurato che il decreto Genova sarà migliorato. Ma “invito a non contestarlo perché è scritto con il cuore”. Una frase subito ripresa dal governatore ligure Giovanni Toti che ha ironizzato: “Speriamo sia scritto anche con il cervello”. Secondo il ministro, il dl consentirà al neo commissario per la ricostruzione, il sindaco di Genova Marco Bucci, di poter lavorare bene senza occuparsi degli eventuali ricorsi. Da una parte per Bucci stesso la priorità sono gli sfollati, “l’obiettivo è farli tornare nelle loro case al più presto per recuperare i loro oggetti personali”. Dall’altra, lo sguardo è volto anche alla ricostruzione del ponte (“al 1 dicembre, tra 45 giorni”, ha spiegato il sindaco) “se la giustizia ce lo permetterà”, che potrebbe risollevare le sorti delle aziende e dei negozi all’interno della cosiddetta ‘zona rossa’.

Riapertura dell’arteria stradale ritenuta di primaria importanza per dare uno sbocco al traffico nella zona entro il 30 giugno; aiuti alle imprese della vallata per resistere alla crisi commerciale in atto; nuovi servizi sanitari sono infatti state le richieste dei manifestanti. E rassicurazioni sono arrivate anche dall’Europa: l’Italia riceverà l’aiuto dell’Unione europea per la ricostruzione del ponte Morandi e la gestione del post-crollo, ha fatto sapere la Commissaria Ue per i trasporti, Violeta Bulc. Al termine del corteo, i manifestanti hanno osservato un minuto di silenzio per le 43 vittime del ponte: “Noi siamo qui arrabbiati, ma loro hanno perso la vita”.

“Alla prima vera prova, il governo Lega 5 Stelle ha fallito. Il crollo del ponte a Genova sta mostrando i limiti della propaganda: dopo gli annunci, le sceneggiate, le promesse, sono arrivati i capitomboli. Oggi gli esponenti del Movimento 5 stelle locali sono stati allontanati dalla manifestazione dei cittadini, infuriati per la situazione che stanno vivendo. La pazienza è giustamente finita nei confronti del ministro Toninelli: la maggioranza deve saper ascoltare le nostre proposte”, afferma il deputato di Leu Luca Pastorino. “Siamo pronti – aggiunge Pastorino – a intervenire in maniera radicale sul decreto Genova, modificando subito l’Articolo 1 del testo. Bisogna stanziare le risorse agli sfollati, garantire adeguati fondi al porto, sostenere le imprese in difficoltà a causa dell’attuale situazione e concedere la cassa integrazione in deroga alle aziende. Senza questi punti il testo predisposto dal governo non produrrà alcun effetto. Infine, bisogna favorire le indagini per chiarire ogni aspetto del risarcimento danni. Al di là delle fumose battaglie propagandistiche, propongo un intervento di buonsenso: l’istituzione, presso il Tribunale di Genova, di una sezione speciale per il disastro del ponte, come è già avvenuto per il G8”.

“Abbiamo l’obbligo di ricostruire il Ponte e noi riteniamo di avere anche il diritto di ricostruire. I costi andrebbero a nostro carico e ovviamente non in tariffa”. E’ l’opinione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci che, intervenendo in audizione alla Camera dei deputati presso le Commissioni Ambiente e Trasporti ha espresso parole caute sul decreto Genova. Il decreto Genova, ha detto “abbiamo iniziato a esaminarlo la settimana scorsa e abbiamo chiesto agli avvocati di fare una valutazione. Non abbiamo ancora una posizione che, peraltro, dovrà essere espressa dal Cda. Ma posso assicurare che non è intenzione del nostro gruppo aggravare la situazione di una città come Genova”. Ad ogni modo, ha sottolineato Castellucci, Autostrade per l’Italia effettuerà “una valutazione attenta del decreto nella sua conversione finale, prima di assumere una posizione definitiva”. Durante l’audizione Castellucci ha poi detto che se la ricostruzione del Ponte di Genova venisse affidata ad Aspi, cosa che tuttavia per ora è esclusa dal decreto in esame al Parlamento, l’azienda ha studiato “diverse possibili soluzioni”. Quella con i tempi più accelerati prevede “circa 9 mesi per la demolizione e la ricostruzione” mentre per la struttura progettata da Renzo Piano occorrerebbero “15-16 mesi”.

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