Caso Cucchi, nessun indagato al vertice dell’Arma, ma finisce sul registro l’allora comandante della Compagnia Talenti-Montesacro. La moglie di un indagato carabiniere conferma le accuse all’ex marito

Caso Cucchi, nessun indagato al vertice dell’Arma, ma finisce sul registro l’allora comandante della Compagnia Talenti-Montesacro. La moglie di un indagato carabiniere conferma le accuse all’ex marito

C’è un nuovo indagato nel nuovo filone di inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi in cui si procede per falso. Si tratta del maggiore Luciano Soligo, allora comandante della compagnia Talenti Montesacro. Diversa invece la situazione che riguarda il vertice dell’Arma. Il generale dei carabinieri Vittorio Tomasone, il colonnello Alessandro Casarsa e il maggior Paolo Unali “non sono indagati nell’ambito della nuova inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi”. E’ quanto si apprende da fonti della Procura di Roma. I tre, citati come testimoni, verranno quindi sentiti nel processo che si sta svolgendo dalla alla Prima corte d’Assise e che vede imputati cinque carabinieri. Al momento non sono state ancora calendarizzate le audizioni ma, in base a quanto si apprende, dovrebbe avvenire nei primi mesi del nuovo anno, forse già a gennaio. I tre, all’epoca dei fatti, ricoprivano rispettivamente i ruoli di comandante provinciale dei Carabinieri (Tomasone), comandante del Gruppo Roma (Casarsa) e comandante della Compagnia Casilina (Unali).

“Era un drogato di m.”. A Le Iene la testimonianza dell’ex moglie di uno dei carabinieri coinvolti nel pestaggio di Stefano Cucchi

“Era solo un drogato di merda. Queste parole le ha sempre dette”. A parlare è Anna Carino, ex moglie di Raffaele D’Alessandro, uno dei carabinieri accusati di aver picchiato a morte Stefano Cucchi. La donna, intervistata da Le Iene, racconta come il suo ex marito parlasse di quella fatidica notte del 22 ottobre 2009.

“Lo raccontava divertito, col sorriso, mi inquietava questa sua tranquillità nel parlare di ciò che avevano fatto a quel ragazzo”, dice Anna Carino. Un carattere difficile quello di D’Alessandro, come lei stessa racconta: “Mi faceva paura, era gelosissimo, mi chiedeva sempre dove fossi, con chi fossi, con chi avessi parlato. Tante volte per le sue urla ci chiamavano, perché le sue grida erano impressionanti”. E così anche Anna nel 2015 si è presentata davanti alla Procura di Roma, per portare la sua testimonianza.

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