Di Maio, Grillo e Crimi confermano gli attacchi alla libertà di stampa. Perfino il Cdr del Fattoquotidiano usa parole dure contro di loro

Di Maio, Grillo e Crimi confermano gli attacchi alla libertà di stampa. Perfino il Cdr del Fattoquotidiano usa parole dure contro di loro

Dopo poco più di 24 ore dall’ultimo inquietante attacco su Facebook del ministro e vicepremier Di Maio alla libertà di stampa e di informazione, con il sottile sottotesto dell’auspicio che quotidiani e giornali in difficoltà vadano a chiudere e a morire, la polemica prosegue durissima, tra botte e risposte, minacce e tentativi di difendere il giornalismo libero. L’attacco alla libertà di stampa è talmente forte e concentrico, che perfino il Comitato di redazione del Fatto, quotidiano diretto da Marco Travaglio, da tempo schierato favorevolmente con i 5Stelle e col governo, ha sentito la necessità di comunicare pubblicamente la propria distanza da quegli attacchi. Il comunicato usa parole molto dure e senza equivoci su Di Maio. “Quando giornali e siti di informazione chiudono, dichiarano esuberi o sono costretti a contratti di solidarietà”, scrive dunque il Cdr del Fatto, “a rimetterci non sono solo i giornalisti ma anche il pluralismo e quindi la democrazia. Il mercato editoriale e quello pubblicitario vivono situazioni di estrema difficoltà, connesse anche alle trasformazioni tecnologiche e al peso dei colossi della rete e dei trust televisivi, che un vicepremier e ministro del Lavoro senz’altro conosce, o almeno dovrebbe conoscere, meglio di noi”. Comitati di redazione del Fatto quotidiano e de ilfattoquotidiano.it sottolineano: “E’ inaccettabile che Luigi Di Maio liquidi i problemi di un importante gruppo come Gedi che edita Repubblica, L’Espresso, La Stampa e altre testate, sostenendo che ‘nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà’, con offensivi riferimenti a ‘bufale’ e ‘fake news’ e cioè a una linea editoriale che non gli piace. Un’informazione libera e di qualità risponde al primario interesse di un Paese al quale non può certo bastare la propaganda di chi sta al governo. La nostra solidarietà ai giornalisti e a tutti i lavoratori del gruppo Gedi e delle testate in crisi”. Sul piano istituzionale, si esprime con nettezza anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna: ”Dopo le parole di ieri del ministro del lavoro Luigi Di Maio il tema e le relative iniziative da prendere saranno inserite all’ordine del giorno della consulta dei presidenti e dei vice presidenti regionali già in programma sulla questione della riforma dell’accesso alla professione dopodomani”. Carlo Verna esprime ”ai colleghi del gruppo Gedi chiamati in causa intanto la piena e totale solidarietà nonché la vicinanza del Cnog, che non si farà tacitare dalle minacce abolizioniste dell’ordine dei giornalisti. Anzi – aggiunge Verna – saremo in campo con maggior forza e schiena dritta. Nessuno s’illuda di poter cancellare con qualunque provvedimento di legge il giornalismo. Abituato a lasciare sempre una porta aperta al ravvedimento infine auspico che, se solo di infelice espressione si è trattato, il vicepremier Di Maio chieda scusa”.

I 5Stelle non ci sentono e rilanciano la polemica contro la libertà di stampa. Di Maio colpisce ancora, Beppe Grillo parla di “normalizzazione”, la portavoce Paixa attacca Repubblica e Crimi minaccia l’Ordine

Scuse che evidentemente né il ministro Di Maio, e né i 5Stelle intendono dare. Anzi, confermano le posizioni e rilanciano. Sulla questione sono intervenuti personaggi non secondari del movimento 5Stelle, dallo stesso Di Maio, a Beppe Grillo, alla portavoce e al sottosegretario all’Editoria Vito Crimi. La tesi resta quella esplicitata da Di Maio ieri e confermata domenica a Potenza. Dice Di Maio che “il sistema mediatico e il sistema europeo ormai hanno deciso che questo governo deve cadere il prima possibile, ma più fanno così e più ci compattano”, ha affermato il vicepremier durante un incontro con gli imprenditori in Basilicata.  A sostegno della tesi complottista rilanciata dal ministro Di Maio, perfino durante un incontro istituzionale, interviene la portavoce del M5S, Maria Laura Paxia. “La Repubblica dell’inganno continua a sfornare fake news! Dopo l’affondo di Luigi di Maio di ieri, che ancora una volta ha avuto il coraggio di dire la verità sulla disinformazione portata avanti da alcuni ‘giornaloni’ (Per quale motivo? Quali interessi difendono?), oggi è arrivata la ‘risposta’ de La Repubblica”, scrive in una nota Maria Laura Paxia, portavoce M5S alla Camera. E prosegue: “Il quotidiano ‘piddino’ ha diffuso, volutamente e in mala fede l’ennesima assurda fake news titolando: ‘La beffa fiscale: tasse più alte per 3,2 milioni di partite iva’. Assolutamente falso! Ma l’ordine dei giornalisti che fine ha fatto? Legge questo giornale? Perché non interviene per bloccare questa disinformazione?”. E conclude esattamente dove Di Maio aveva concluso il suo post: “Una cosa è certa: con queste campagne ‘anti-MoVimento’ questi giornali stanno facendo del male ai cittadini italiani. E di questo se ne dovrebbero vergognare!”. Sull’argomento è stato sollecitato anche Beppe Grillo, arrivato a Roma per una visita imprevista. “Non c’è un rapporto. Quando ci sarà un rapporto normale con la stampa risponderemo”, dichiara Beppe Grillo. Il fondatore del M5S si rivolge così ai giornalisti, che poi congeda inviando baci, confermando così le discusse e inquietanti dichiarazioni di Di Maio sulla stampa. E infine, la ciliegina sulla torta ce la mette il sottosegretario Crimi, il quale così anticipa ai  militanti 5Stelle l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti: “Mi auguro, come sempre detto, che nel 2019 l’Ordine dei Giornalisti non ci sia perché si liberi la professione dei giornalisti”. Parole dure come pietre e altrettanto inquietanti, perché davvero non si capisce cosa voglia dire “liberare la professione dei giornalisti”, e sarebbe dunque opportuno che il sottosegretario spieghi meglio questo obiettivo. Vito Crimi è intervenuto al “Welcoming Day”, la giornata organizzata dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle per presentare le battaglie fatte e i progetti per i prossimi anni. “Superando l’ordine dei giornalisti – ha aggiunto Crimi – supereremo i co.co.co per i giornalisti, una forma contrattuale che oggi sopravvive in deroga proprio perché esiste l’Ordine”.

Da altre redazioni altra solidarietà ai giornalisti del gruppo Gedi: Sky Tg24

”Il Cdr di Sky tg24 esprime – in una nota – solidarietà e vicinanza ai giornalisti e a tutti i lavoratori del Gruppo GEDI, oggetto in questi giorni di attacchi da parte di alcuni esponenti politici e membri del governo. In tempi in cui le fake news e chi le produce rischiano di travolgere l’informazione di qualità, è grave che un ministro trovi il tempo e il modo per preconizzare la chiusura di un gruppo editoriale. L’informazione libera è uno dei pilastri su cui si fondano le democrazie liberali moderne, e ci auguriamo che ministri ed esponenti della maggioranza se ne ricordino perché se è lecito criticare giornali e giornalisti, augurarsi la chiusura di intere redazioni – in una società aperta e pluralista – certamente non lo è”.

Renzi: “accusavano me di deriva autoritaria. Ora Di Maio e i 5Stelle hanno tirato giù la maschera”

Sulla vicenda interviene anche l’ex segretario del Pd ed ex premier Matteo Renzi, che finalmente può togliersi qualche sassolino dalle scarpe anche a proposito dei suoi stessi compagni di partito. “Quelli che davano a me del caudillo e mi accusavano di deriva autoritaria perché volevo abolire il Cnel, che dicono adesso di chi vuole distruggere l’Europa e comprimere la libertà di stampa?”, scrive Matteo Renzi su Facebook. “Per mesi hanno insultato, deriso, calunniato molti di noi. Ci hanno rovesciato addosso quintali di fango. E tutti in silenzio a guardare l’aggressione. Qualcuno addirittura ci diceva: ‘ma dai, fateci un accordo’. Non vedete che alla fine sono dei bravi ragazzi? Poi Di Maio e i Cinque Stelle hanno tirato giù la maschera e adesso fanno il tifo per la chiusura dei giornali: un ministro del lavoro che si compiace dei licenziamenti, un vicepremier che attacca la libertà di stampa. Mai visto in Italia. Altrove sì, ma non in Italia. E allora, finalmente, la reazione unanime. Meglio tardi che mai”, aggiunge Renzi. “Volevano abolire la povertà e hanno abolito solo il senso del ridicolo. Ogni giorno è più chiaro perché serva davvero una Resistenza Civile”, conclude l’ex segretario Pd.

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