Bilancio. Italia isolata in Europa e nel mondo. Draghi per un compromesso. Secco no da Bagnai e Borghi. Tria sotto tiro. Pranzo indigesto per Conte. Schaueble: democrazia sotto pressione per effetto del populismo

Bilancio. Italia isolata in Europa e nel mondo. Draghi per un compromesso. Secco no da Bagnai e Borghi. Tria sotto tiro. Pranzo indigesto per Conte. Schaueble: democrazia sotto pressione per effetto del populismo

Il ministro Tria non avrà un buon ricordo di Bali. Dall’assemblea del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale che riunisce economisti, ministri e governatori delle banche centrali, non sono arrivate buone notizie per il governo italiano impegnato nella manovra di Bilancio. In conferenza stampa Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, che associa 189 paesi, dopo aver salutato, in omaggio alla tradizione locale, i giornalisti con un ”salamat pagi “, un buongiorno, ricordato per chi lo dimenticasse il “no” alla guerra dei dazi di Trump, per inciso molto ammirato dai vari Conte, Salvini, Di Maio, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla manovra di Bilancio del nostro paese, domanda molto gettonata dai giornalisti di tutto il mondo rispondeva: “L’Italia nel mettere a punto la sua manovra rispetti le regole che derivano da essere un membro della Ue”. Ed ha precisato che “il Fondo sostiene il proseguimento di politiche fiscali che siano di aiuto alla crescita del Paese”. Per Tria è stato come aver preso un pugno in un occhio. Deve aver pensato al condono fiscale, di questo si tratta e non di pace fiscale, che è uno dei perni della manovra che non si può toccare. Anche se proprio oggi dal Centro studi di Unimprese arriva un dato impressionante sulla evasione fiscale: 108 miliardi di cui 97 di tasse e 11 di contributi previdenziali. Sempre Tria ha subìto un vero e proprio “assalto”, verbale si intende, da parte dei Commissari Ue presenti al meeting, da Juncker a Moscovici a Katainen, Dombrovskis che con lui hanno colloquiato, si fa per dire.

Neppure i leader del gruppo di Visegrad, razzisti, xenofobi disposti a seguire Salvini

L’accusa all’Italia è unanime. “Avete violato gli impegni presi”. Tria ha potuto costatare che paesi come la Spagna,il Portogallo,la Grecia non sono disposti a seguire l’Italia. Neppure gli amici di Salvini, quelli di Visegrad, xenofobi, razzisti, darebbero un soldo a favore dell’Italia. Non basta. Il ministro Tria apprende dalle agenzie che è in svolgimento l’operazione Alitalia con l’intervento di capitale pubblico, cosa che sarebbe di sua competenza essendo il ministro del tesoro. Avanza le sue rimostranze e Di Maio non trova di meglio che dire: ”Se non gli va, Tria lasci”. Si dice negli ambienti vicini al ministro che “ci starebbe pensando”. Basta così? No, se si pensa allo scenario che si troverà di fronte il presidente del Consiglio Giuseppe Conte quando, giovedì, a Bruxelles, parteciperà ad un “pranzo di lavoro” con i “grandi” dell’Europa. All’ordine del giorno del summit non vi è la manovra di Bilancio italiana ma la moneta unica. Ma Macron, altri premier hanno già fatto sapere che la manovra di Bilancio farà parte del menù. Si dà il caso che quasi sicuramente Conte non sarà in possesso dello schema di manovra cui dovrebbe seguire la legge di Bilancio. Il 15 ottobre la Commissione Ue dovrebbe iniziare l’esame della manovra.

Ritardo “politico” non tecnico. Lunedì al Consiglio dei ministri solo il decreto fiscale

A dare conferma del “ritardo”, politico non tecnico, lo stesso Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il quale ricorda che “al consiglio dei ministri di lunedì porteremo il decreto fiscale, la manovra verrà approvata dopo”. Già, il decreto fiscale, quello del condono per gli evasori,  è uno dei problemi sui quali insiste lo scontro fra grillini (già, ma Grillo dov’è?) e leghisti. Conte per lunedì ha convocato un nuovo summit a Palazzo Chigi con Di Maio, Tria, Giorgetti, Salvini che si troverà in “missione istituzionale”. Così lui chiama i comiziacci di cui il vicepremier è protagonista, nelle piazze o in televisione. Finisce qui la lunga storia dell’Italia ai tempi del governo gialloverde? No, il bello viene ora dopo una dichiarazione “distensiva” da parte del presidente della Bce, Mario Draghi, che a Bali era stato molto critico nei confronti del governo, della manovra di Bilancio così come impostata. Parla ancora da Bali: “Sono fiducioso – dice – che tutte le parti trovino un compromesso” . “Sappiamo che ci sono procedure stabilite e accettate da tutti, ci sono state deviazioni: non è la prima volta e non sarà l’ultima”. Invita a non drammatizzare, “bisogna abbassare i toni e sono piuttosto ottimista che sarà trovato un compromesso”, aggiunge Draghi. Poi  un  ammonimento, parla di “danni che l’uso eccessivo di dichiarazioni produce sull’economia reale. I dibattiti sulla esistenza dell’euro hanno creato danni reali con un forte aumento dello spread in coincidenza con tali dichiarazioni. Il risultato è che famiglie e imprese oggi pagano tassi di interesse più alti”. Ancora. Una risposta alle tante sciocchezze che Salvini e Di Maio, ma anche Conte non si fa pregare, dicono rispetto allo spread, il differenziale fra i nostri di Stato e i bund tedeschi, che continua a crescere, attestato a quota 308. A proposito  di sciocchezze il campione assoluto è Di Maio il quale a fronte delle critiche alla manovra provenienti da ogni parte aveva affermato che “ci manca la Nasa”. A coprire il “vuoto” ci ha pensato la Nato.

Bagnai e Borghi, leghisti doc: ci vogliono in ginocchio ma resteremo in piedi

A Draghi, con l’arroganza che distingue i leghisti, rispondono con un secco no ad un possibile compromesso. “Avanti cosi – dicono Alberto Bagnai e Claudio Borghi, presidenti, rispettivamente, della Commissione  Bilancio del Senato e della Camera – quale che sia l’opposizione che porrà l’Europa”. Il primo afferma che il deficit posto al 2,4% per il 2019 è “un atto di disobbedienza rispetto a regole ottuse e non c’è alcuna ragione per cambiare la manovra. Se Bruxelles deciderà per la procedura di infrazione, si pagherà la sanzione, ma la direzione non cambierà”. Il secondo così si rivolge alla Troika: “Ci vogliono in ginocchio, ma resteremo in piedi”. Bagnai afferma che  “è perfettamente probabile che si apra una procedura di infrazione. Non sarebbe la prima volta: ci sono paesi che hanno più procedure di infrazione aperte di noi, ci sono paesi che violano altri parametri… faremo un timido e rispettoso richiamo al fatto che forse vorremmo avere parità di trattamento. Dopodiché, se infrazione sarà, sarà infrazione”. Conclusione:è del tutto fuori discussione cambiare qualcosa in questa cornice, nel Def”, perché “ogni singolo giorno si aggiungono elementi che ci danno ragione nell’approccio. Se l’Europa ci vuole dire di rallentare l’economia italiana mentre rallenta l’economia mondiale, l’Europa perde credibilità”. Per il leghista, “il numerino 2,4 ha un valore che non è un valore economico, è il valore politico che segna il cambiamento di metodo e rappresenta un atto di disobbedienza rispetto a regole sostanzialmente  assurde”. Conclude: “Il  panorama politico in Europa cambierà moltissimo”, con il grande successo delle forze sovraniste. Ecco il punto, cosa è in gioco. Claudio Borghi, sostenitore dell’uscita dall’euro, afferma che “la Troika vuole metterci in ginocchio, è evidente, avete visto ieri il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea, Juncker, e la Banca Centrale Europea: facciamo comodo in ginocchio, ma noi saremo in piedi” .

Il presidente del Bundestag: in Germania non vogliamo muri contro i migranti

E pensare che proprio Wolfgang Schaueble, presidente del Bundestag, il parlamento federale tedesco, già ministro delle Finanze, considerato un “duro”, il fondatore dell’austerity, in una intervista rilasciata a Repubblica qualche giorno prima delle elezioni in Baviera parla di “democrazia sotto pressione per effetto del populismo”. Non solo, dice che “il populismo ha a che fare con il tentativo di evitare il confronto con la realtà. Vale per l’immigrazione, nel momento in cui  non si comprende che il mondo sta diventando sempre più connesso e che l’Europa attira persone da tutto il mondo. Noi non vogliamo muri. In Germania ne abbiamo avuti  abbastanza”.

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