Università. Scoppia il caso dell’assunzione della jena Giarrusso al Miur a responsabile per la trasparenza nei concorsi. Intanto, 83mila studenti alle prese coi test d’ingresso. Fratoianni: “si lede il diritto allo studio”

Università. Scoppia il caso dell’assunzione della jena Giarrusso al Miur a responsabile per la trasparenza nei concorsi. Intanto, 83mila studenti alle prese coi test d’ingresso. Fratoianni: “si lede il diritto allo studio”

Lorenzo Fioramonti, sottosegretario al ministero dell’Università e della Ricerca annuncia su facebook che ha chiamato a collaborare Dino Giarrusso, l’ex jena candidato e non eletto con il M5S. “Ricominciano le attività al Ministero e, in questi giorni, vi presenterò la squadra dei collaboratori che mi affiancheranno nel tanto lavoro da fare. Oggi cominciamo con una persona che, in molti, già conoscete – annuncia Fioramonti pubblicando la foto insieme a Giarrusso -: Dino Giarrusso. Dino è laureato in Scienze della Comunicazione ed ha insegnato per vari anni all’Università di Catania, prima di diventare noto in tutto il Paese come giornalista investigativo per lo show televisivo Le Iene”. Responsabilità non da poco affidate alla ex jena: “oltre che svolgere il ruolo di manager della comunicazione e mantenere i rapporti istituzionali tra il mio ufficio, il parlamento e gli altri ministeri, Dino dirigerà il nostro ‘osservatorio’ sui concorsi nell’Università e negli enti di ricerca. Infatti, da quando sono entrato in servizio – meno di due mesi fa – ho ricevuto oltre trenta segnalazioni di concorsi sospetti!”. Molte le reazioni contro questa decisione, che pare una vera e propria provocazione. Simona Malpezzi, vicepresidente dei senatori del Pd, e componente della Commissione Cultura e Istruzione non si lascia sfuggire l’occasione e scrive una nota indignata: “Al Miur non hanno ancora scelto il capo del dipartimento Università però hanno trovato il tempo di conferire l’ennesimo incarico a Dino Giarrusso che, dopo che non è stato eletto alle elezioni del 4 marzo, ha avuto molte offerte di lavoro da parte del M5S. Ci chiediamo quali competenze abbia maturato in questi anni l’ex Iena per dirigere l’osservatorio sui concorsi nell’università e negli enti di ricerca. Invece di pensare a governare, l’esecutivo continua a fare propaganda senza mostrare il minimo rispetto per le professionalità e le competenze che potrebbero, meglio di Giarrusso, occuparsi delle nostre università e, ancora di più, del sistema di reclutamento. Chiederemo con un’interrogazione al Ministro Bussetti le ragioni di questa scelta incomprensibile che non premia il merito, sperando che si presenti in parlamento a dare una risposta. Fino ad ora non è ancora accaduto”.

Mentre si consuma l’ennesima provocazione dei 5Stelle, 83mila studenti cercano di agganciare i pochi posti disponibili per iscriversi a Medicina. Duro il commento di Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana

La Costituzione più vecchia tra Usa, Messico, Italia e Francia, e il significato della parola ‘frattale’. Sono due quesiti di cultura generale che si sono trovati davanti gli oltre 80mila candidati ai test di ingresso alle Facoltà di Medicina e Chirurgia che si sono svolti oggi in tutta Italia. Il contenuto della prova, 60 domande con 5 opzioni di risposta, è identico per tutte le università. Oltre alla cultura generale, il test prevedeva 20 domande di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di fisica e matematica. Il 2 ottobre sarà pubblicata sul sito Universitaly la graduatoria nazionale. Sui social molti ragazzi che hanno partecipato alla prova la giudicano come “il test più duro degli ultimi 5 anni”. Fra i commenti: “Il test dell’anno scorso era una passeggiata in confronto a questo”. Sui test d’ingresso e sul numero interviene il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Oggi decine di migliaia di ragazzi e ragazze, hanno affrontato il test d’ingresso per il corso di medicina e chirurgia. Un test ingiusto buono solo a selezionare e ridurre il numero dei futuri studenti universitari e che impedisce l’accesso a medicina ai più e lede il diritto allo studio”. Nicola Fratoianni aggiunge: “Per rispondere alle giuste proteste di queste ore degli studenti occorre riformare il sistema di accesso alla formazione medica, abolire il numero chiuso, e investire maggiori risorse nel Sistema Sanitario Nazionale. Solo così si potrà garantire a tutti – conclude Fratoianni – l’accesso alla professione medica, e garantire in questo modo un futuro migliore al nostro Paese”.

L’Unione degli universitari: “Un milione di studenti sbattuti fuori dalle università in 18 anni di numero chiuso”

Anche quest’anno dunque si ripete la lotteria dei test per l’accesso ai corsi a numero programmato nazionale. Si inizia il 4 settembre con Medicina e Chirurgia, a seguire veterinaria, architettura, professioni sanitarie, medicina in inglese e scienze della formazione primaria. L’Unione degli universitari continua la sua battaglia contro il numero chiuso e per l’accesso universale all’Università. “Quest’anno il numero chiuso compie 18 anni”, scrive in una nota la coordinatrice nazionale, Elisa Marchetti. “Come ogni diciottesimo compleanno che si rispetti, anche per il numero chiuso il festeggiamento è d’obbligo. Peccato che a festeggiare saranno in pochi: gli ordini professionali che traggono vantaggio dal basso numero di laureati; i baroni e i rettori universitari, che in questi anni hanno fatto di tutto per avallare questo sistema; i governi, che anno dopo anno, indistintamente, hanno messo in campo politiche di smantellamento; le case editrici, che con i manuali di preparazione ai test e i vari corsi di formazione hanno lucrato per anni su questo sistema. Il risultato è chiaro: considerando i soli numeri chiusi nazionali, il neodiciottenne numero chiuso vanta il risultato di oltre un milione di studenti sbattuti fuori dall’università. E’ necessario abrogare la Legge 264/99. Il numero chiuso deve essere cancellato, tanto a livello locale, quanto a livello nazionale. Siamo di fronte ad un sistema irrimediabilmente compromesso”. Continua Marchetti: “Ma il problema del numero chiuso non riguarda solo Medicina: quasi la metà dei corsi in Italia presenta barriere all’accesso, e numerosissime sono le irregolarità riferite ai singoli test. Da anni a questa parte, costantemente denunciamo le irregolarità messe in atto. Il caso dello scorso anno della facoltà di studi umanistici all’Università degli Studi di Milano, o il caso del plico mancante a Bari nel 2014 sono probabilmente i casi più eclatanti, ma ogni anno mettiamo in atto numerosi ricorsi, grazie ai quali negli anni, migliaia di studenti hanno avuto la possibilità di vedersi riconosciuto un diritto costituzionalmente garantito”.

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