Unicef, rapporto mortalità: ogni cinque secondi muore un bambino nel mondo. Chandy, direttore dati, ricerca e politiche: “56 milioni moriranno entro il 2030”

Unicef, rapporto mortalità: ogni cinque secondi muore un bambino nel mondo. Chandy, direttore dati, ricerca e politiche: “56 milioni moriranno entro il 2030”

Morti ingiuste, troppo frequenti, divenute ormai la normalità quelle dei bambini africani nella zona Subsahariana. Unicef, attraverso il Rapporto sulla mortalità presentato in questi giorni, ha consegnato dati allarmanti: ogni cinque secondi muore un bambino nel mondo, vale a dire circa 6,3 milioni sotto i quindici anni, di cui la maggior parte di questi deceduti entro il quinto anno di vita (5,4 milioni). Un fenomeno che interessa anche l’Asia meridionale, dove in media la proporzione si mantiene sempre attorno ad una morte su 13, a confronto di una su 185 bambini nei Paesi ad alto reddito.

Ciò è dovuto anche al “fattore rischio” che i bambini corrono nell’affrontare le diverse circostanze che si presentano, soprattutto entro il primo anno di vita durante il quale statisticamente si verificano le difficoltà maggiori. Repubblica Centrafricana (88 bambini ogni 1.000 nati vivi), Sierra Leone (82), Somalia (80), Ciad (73) e Repubblica Democratica del Congo (70) sono i Paesi in cui è stato registrato il maggior numero di morti entro un anno di età. Si calcola che un bambino subsahariano incorra in un rischio 15 volte maggiore rispetto ad un bambino europeo, che cresce del 50% nelle zone rurali piuttosto che in quelle urbane. Nel 2017 sono stati 2,5 milioni i bambini morti nel primo mese di vita in Pakistan (44 ogni 1.000 nati vivi), Repubblica Centrafricana (42), Sud Sudan (40), Somalia (39) e Afghanistan (39).

“Senza un’azione immediata – ha sottolineato Laurence Chandy, direttore Dati, Ricerca e Politiche dell’Unicef – entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni, la metà dei quali neonati. Dal 1990 abbiamo compiuto notevoli progressi per salvare i bambini, ma in milioni stanno ancora morendo a causa delle circostanze e del luogo in cui nascono. Con soluzioni semplici come medicine, acqua pulita, energia elettrica e vaccini, possiamo cambiare questa realtà per ogni bambino”.

Le motivazioni infatti delle morti hanno a che fare, nella maggioranza dei casi, con fattori prevenibili, monitorabili e curabili, come malattie, complicazioni durante la nascita, annegamento e per la fascia dai 6 ai 14 anni molto comuni gli incidenti stradali, che potrebbero essere ridotti con l’adozione  di ulteriori misure restrittive, controlli e prevenzione.

Share