Scuola. A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, molti i problemi irrisolti, anche se il ministro punta a tranquillizare. Studenti e molti docenti sul piede di guerra

Scuola. A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, molti i problemi irrisolti, anche se il ministro punta a tranquillizare. Studenti e molti docenti sul piede di guerra

A due settimane dall’inizio dell’anno scolastico la confusione sembra regnare sovrana. Mancano presidi, maestri, professori, insegnanti di sostegno. I giorni passano e se le questioni non si affrontano con soluzioni concrete peggiorano o nella migliore delle ipotesi restano lì. Gli studenti, gli operatori scolastici, docenti e insegnanti invece hanno diritto ad avere una scuola di qualità. Tutti. E non solo a parole. E naturalmente dietro l’angolo del primo giorno di scuola resta vivo più che mai il tema dei vaccini con tutto quello che ne consegue rispetto alla salute pubblica e allo stesso diritto all’istruzione. Il governo gialloverde sta caratterizzandosi in tutti i campi per superficialità e dilettantismo. Appare evidente che anche per quanto riguarda la scuola fa di tutto per non essere da meno: bocciato. L’attuale ministro dell’Istruzione, il leghista Marco Bussetti, erede di  vent’anni di sconclusionate riforme della scuola e interventi criminali di riduzione costante delle risorse, non può far altro che gettare acqua sul fuoco delle polemiche e tranquillizzare il mondo della scuola, comprese le rappresentanze sindacali, che con lui hanno avuto una serie di colloqui negli ultimi giorni di agosto. Vediamo negli articoli dedicati dal nostro quotidiano alla scuola i principali punti di frizione e di preoccupazione nell’incipiente apertura di asili, materne e scuole di ordine e grado.

Il calendario dell’anno scolastico 2018-2019

Intanto, questo il calendario: i primi a rientrare in classe sono gli studenti di Bolzano, il 5 settembre. A Roma e in Lazio si andrà a scuola dal 17 settembre, come in Emilia, Liguria, Toscana, Calabria, Sardegna. L’ultima sarà la Puglia dove le lezioni inizieranno il 20 settembre (ma con l’autonomia scolastica può essere scelta una data diversa a patto di rispettare il numero di giorni di lezione). Questo l’elenco delle festività e dei ponti fissato per il 2019 secondo quanto stabilito dal Miur:  tutte le domeniche; 1 novembre – 8 dicembre – 25 dicembre – 26 dicembre – 1 gennaio – 6 gennaio – 21 aprile – Pasqua – 22 aprile, Lunedì dell’Angelo – 25 Aprile, Festa della Liberazione – 1 maggio, Festa del Lavoro – 2 giugno, Festa della Repubblica – Festa del Santo Patrono. Termine delle lezioni: 8 giugno 2019.

Il ministro Bussetti illustra il suo programma di governo per la scuola: “cambiare senza strappi la Buona scuola di Renzi”

“La Buona Scuola è da sostituire, andrà sicuramente rivista, ma non con un strappo secco, una riforma nuova immediata, che si andrebbe ad inserire a sua volta in una situazione che è ancora ricca di contenziosi e situazioni da aggiustare”, ha detto il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti intervistato in tv sui temi di ‘Scuola, ricerca e vaccini’. “La Buona Scuola si inseriva su tutta una serie di riforme precedenti che non erano mai state attuate pienamente, era un sistema un po’ fragile – ha aggiunto il ministro -. Abbiamo già iniziato ad intervenire su alcuni aspetti che dovevano essere corretti: abbiamo tolto la chiamata diretta, abbiamo tolto il comma 131, stiamo intervenendo su tanti altri aspetti. Piano piano cerchiamo di aggiustare, mettere ordine e fare chiarezza nel mondo della Scuola. Perché il nostro è un servizio pubblico e deve essere di qualità. Stiamo cercando di arrivarci a passi non brevi, ma ponderati. Quando avremo sistemato le cose interverremo e faremo la nostra riforma”.

Tra i primi provvedimenti annunciati dal ministro, la riforma dell’alternanza scuola-lavoro, il contratto dei docenti entro dicembre e i concorsi

Negli ultimi giorni il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha iniziato a parlare di alternanza Scuola lavoro: vuole diminuire le ore nei licei ed aumentare l’enorme carico negli istituti tecnici e professionali. “Arriveremo più o meno a metà delle ore di ccuola-lavoro nei licei, gli studenti degli istituti tecnici ne faranno alcune di più, perché è un’esperienza che ha avuto risultati positivi ma è stata molto faticosa e non sempre funziona. E soprattutto non voglio che sia al centro dell’esame orale della Maturità”, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, intervistato dal Corriere della Sera, ha annuncia to il cambiamento. “Stiamo provando a inserirlo nel Milleproroghe che sarà alla Camera l’11 settembre: se ci riusciamo, si cambia da quest’anno, altrimenti dal prossimo”. “Dobbiamo cambiare impostazione della didattica, usare le nuove tecnologie, insegnare a relazionarsi con i social media, valorizzare il public speaking e il debate, puntare sulle materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica)”, ha affermato Bussetti. Sugli investimenti, “non credo che ne servano molti, il tablet sarà il nuovo quaderno tra pochi anni, possiamo usare meglio investimenti fatti”. Sui docenti, “abbiamo gli insegnanti più vecchi d’Europa, ma presto moltissimi di loro andranno in pensione e dunque si farà largo ai giovani”. Quanto ai presidi, “i dirigenti potranno prendere servizio dopo la prova orale, se la passeranno, senza dover fare i quattro mesi” di corso. “Proprio ieri ci siamo trovati con le organizzazioni sindacali a discutere di tanti aspetti e argomenti legati al futuro ed è emerso il tema della retribuzione dei docenti, perché il contratto dei docenti entro il 31 dicembre va rinnovato e noi vogliamo farlo, ma vogliamo anche cercare di ridare dignità al ruolo del docente, responsabilizzandolo, ma soprattutto facendo sì che diventi una pietra angolare del nostro sistema di istruzione e formazione, perché i ragazzi hanno bisogno di docenti non solo preparati, ma anche attenti alle loro esigenze”.

Ma gli studenti restano sul piede di guerra. Il 12 ottobre manifestazione nazionale per la Scuola Aperta

Un piano che non convince l’Unione degli Studenti, che il 12 ottobre ha indetto una manifestazione per chiedere un Codice Etico e per una Scuola Aperta. “Nonostante lo sciopero degli studenti e delle studentesse lo scorso 13 Ottobre denunciasse gli effetti negativi di questo modello di alternanza, non pare ci siano soluzioni da questo nuovo inistro dell’Istruzione”, dice Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale del sindacato studentesco Unione degli Studenti. “E’ preoccupante – aggiunge – che Bussetti voglia aumentare ancora di più le ore di alternanza per tecnici e professionali mentre le diminuisce nei licei, ampliando il divario tra conoscenze teoriche e pratiche: ancora una volta non è stato chiesto prima un confronto con gli studenti e nessun piano di modifiche sostanziali è stato proposto per risolvere i problemi sollevati dagli studenti”. “Al posto dell’alternanza scuola-lavoro di Renzi e di Bussetti siamo convinti che ci sia bisogno di percorsi che in tutte le scuole, istituti professionali, tecnici e licei, mettano insieme il sapere teorico e quello pratico, che non siano subordinati alle attuali dinamiche di mercato e di impresa, ma che ci permettano di metterle in discussione, di immaginare e costruire una nuova modalità di lavoro e produzione – continua Biazzo – attraverso le commissioni paritetiche, che già abbiamo conquistato in decine di scuole, vogliamo costruire un’istruzione Integrata che sappia superare l’attuale divisione tra conoscenze teoriche e competenze pratiche in maniera classista”. “Contro la divisione tra scuole di Serie A e serie B, per l’Istruzione Integrata e per un Scuola diversa inizieremo dal primo giorno a mobilitarci in tutte le scuole ed il 12 Ottobre bloccheremo il Paese: è tempo di Scuole Aperte”.

Altra grana per il nuovo ministro i docenti che dovranno fare un altro anno di supplenza pur avendo conquistato il ruolo

Molti docenti che pensavano di aver conquistato il ruolo, resteranno invece parcheggiati ancora un anno come supplenti, a causa della mancata approvazione delle graduatorie nei termini stabiliti. Questa lacuna burocratica del Miur lascerà scoperte numerose cattedre e non consentirà, quindi, di mantenere fede all’impegno assunto dal governo gialloverde di assumere a tempo indeterminato oltre 57 mila docenti. Inoltre, molte graduatorie sembra siano state approvate in via provvisoria e con molti errori, il più frequente dei quali l’assegnazione di punteggi inferiori rispetto a quelli maturati dai candidati. Un esempio di questa incresciosa situazione viene dalla Calabria, da Cosenza. Gli insegnanti cosentini che sono stati assegnati in scuole del Nord hanno manifestato davanti alla sede dell’Ufficio scolastico provinciale. I docenti lamentano come, pur avendo fatto domanda di assegnazione nella provincia di appartenenza, ad ormai pochi giorni dall’inizio della ccuola non abbiano ancora ricevuto risposte, e quindi non sanno ancora quale sarà la loro sede di lavoro, con i disagi del caso se dovessero poi davvero spostarsi in città nelle quali non hanno trovato un alloggio. La problematica riguarda un migliaio di insegnanti.

E infine, i presidi. Mancano in organico oltre 1700 unità. Per il ministro, “questi dati corrispondono alla realtà. Noi abbiano già avviato la prima procedura concorsuale, la precedente risaliva al 2011, per coprire queste mancanze. La nostra amministrazione ha assunto molto negli anni ’70 e ’80 per cui adesso ci troviamo un settore come quello dei docenti o dirigenti che andranno in pensione tra qualche anno e abbiamo la necessità di un riciclo. Opereremo altre procedure concorsuali per andare a colmare questa differenza di posti”, ha promesso Marco Bussetti ospite a Omnibus su La7. Insomma, anno scolastico nuovo vita nuova? Purtroppo non sarà così. E lo dimostrano gli altri due temi sui quali occorre concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica: la sicurezza sanitaria fornita dalle vaccinazioni obbligatorie e documentate, e la sicurezza dei luoghi di studio e di lavoro. Lo facciamo nel prossimo articolo.

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